Dispute Teologiche, Parte Seconda

Eh, saggio e santo padre! Parli bene, ma cosa rimane alla mia generazione inane dopo la brusca caduta dalla culla ed il risveglio trafitto da irti aghi di pino della selva della precarietà, se non il dovere di essere sinceri?

Come diceva il poeta a voi inviso: “I’mi son un che, quando. Amor mi spira, noto, e a quel modo ch’e’ ditta dentro vo significando”. E io pure faccio la stessa cosa, ma senza ciance amorose! E in modo alquanto meno fine.

Sincerità, e non verità! E sempre danzando intorno al vero in una giga di parole e di figure, come per scherzo. Polpettoni ambulanti allo stadio, diligenti damerini e cronici stipendiati comunali, greve pattume di aridi arrivisti, ignari padri di famiglia e le loro mantidi madri, a nessuno di questi gruppi traboccanti di consolazione si appartiene purtroppo.

Filosofia! Facciamo filosofia! Rompiamo un gioco per sapere come funziona. Filosofia: la disciplina spappolata dalle eliche del tritacarne del tempo e dalla tecnica. A voi piacciono i discorsi medievali! Che fortuna! Anche a me! Un norvegese, non si capirebbe con noi ferrivecchi, oh santo padre! Che gioia capirsi, nevvero?

Dice il filosofo: la legna è già partecipe del suo divenire cenere; in un certo senso deve essere già cenere per poter ardere. Non è vero che v’è questa immane confusione universale, che s’è perso l’assoluto, se il mondo fosse così caotico non si potrebbe comunicare nulla, se tutto fosse in relazione con tutto, nulla sarebbe conoscibile. Noi condividiamo questa bella e salda fede nel cambiamento e nel divenire dell’essere! Usiamola!

La legna e la cenere sono idee unite da una relazione nel divenire; io, al di qua della porta, sono già al di là di essa, se ci si figura di poterla attraversare. La legna diviene cenere, ma non anche neve, o medusa, o capodoglio. La mia porta dov’è?

Così noi parliamo, da vecchi amici, per una sola ragione: perché siamo vetusti entrambi! Come mi commuove vedermi così vecchio, così decrepito e pur ancora sotto i quaranta, oh santo Padre! Grazie! Grazie per avermi donato la vecchiezza precoce, per avermi privato delle agitazioni del vivere moderno, avermi intriso di mala filosofia, di mala cultura, di mala dedizione e tutto il resto che di malo avete caldeggiato e provocato. Siamo così isolati! Fuori tempo! Che sollievo! Che benedizione! Un bel neonato matusalemme, con la pelle già raggrinzita.

Addio dolori! Io sto nell’anno mille! Io penso quindi sono; io sono perché penso, quindi sto male; io penso quindi sto male e perciò mi ribello. Non c’è niente dietro la ribellione se non un istinto animale. Anche se il mondo fosse perfetto, troverei un pretesto per esserne scontento, come il lupo lo trova per azzannare l’agnello.

Il sapiens nasce irrimediabilmente ostile al mondo, ma anche del tutto impotente contro esso, specie contro il gregge compatto di suoi simili che irrimediabilmente lo travolge. Fredda reverendo padre! Fredda e sorda, immobile come un universo che non si accorge di sé, uscito di colpo dal divenire e ormai privo di cambiamenti, ogni particella fissa, ghiacciata, la luce paralizzata, il tempo, come un discorso tra amanti bugiardi, assente. Ecco l’umanità che guidate! Accattate onori ed oro, farete felice pure me, dinanzi al mio piatto di stufato di cavolo nella prigione socialista postbellica della mia vita da proscritto, tiferò in russo per la vostra opulenza ipocrita. E per la vostra bella storia! Artisti!

Vuoi fare il turista per il mondo nostro scorgendone travagli e pene, santo? Non sarai il benvenuto, ma quanta grazia sapere di esistere! Eccoti un bel bicchiere di vino se vieni! T’occupi sempre di casi pietosi, mediatici, importanti, potrebbero i maligni credere che lo fai per convenienza, e continuare ad ingannare il tuo gregge, oh arzillo affabulatore! Invece no, eccoti finalmente qui! Chi ci avrebbe creduto! Sei qui ad ascoltare proprio nessuno.

Che bella l’idea di qualcuno che ci ama! Come si fa a rinunciarci? Semplice e geniale! Applaudo davvero! “Non è vero, tu, pincopallino qualunque, che sei insignificante! Non è vero che nessuno ti vuol bene! Ricordi la mamma? Come era bello e tranquillo con lei da poppante? Ebbene ce ne è una ancora più amorevole, infinitamente amorevole! Ricordi la delusione di quella ragazza che ti tradì? Il dolore dell’abbandono? Un giorno litigasti e di botto non tornò più a casa, sparì. Una sera, notasti tuo padre indebolito, invecchiato come di colpo e ti spaventasti! Ricordi? Quanto fu intenso lo spavento? Come ti sentisti spaesato? Non lo hai detto a nessuno! A nessuno hai mai detto di quanto ti fecero male quelle parole, sì, quelle dei tuoi compagni di scuola. O non fare mai quel viaggio in montagna con la tua amante di cui parlavate tanto: la baita nella neve, la pelliccia, e cucinare insieme, poi mai nulla. Neppure di quella sera a casa da solo hai mai parlato a nessuno. O del fatto che a pallone ti facevano giocare sempre in porta e solo perché portavi il supertele. Be’, non preoccuparti figliolo, lui non solo sa già tutto, perfettamente, ma gli interessa! Gli interessa di te! Metterà a posto tutto questo! Lui può tutto. Non preoccuparti! Tutti quegli arroganti, le tasse inique, le depredazioni, ti restituirà ogni maltolto e il tempo rubato! Gli amori traditi! Abortiti! E a chi ha avuto paura di te spiegherà: non è cattivo! Non farebbe male a una mosca! Ma doveva difendersi! E tutte le storie saranno uguali! Scopriremo che nessuno di noi è mai stato cattivo davvero! Si faceva tutti finta per paura gli uni degli altri!”

Non c’è niente che non vada in questa storia! Sono proprio io che sono uno stronzo! Un lupo incredulo, mezzo morto di freddo nella steppa, non la trovo la via di casa, la via per la disciplina! Volevo attendere segni divini che mi indicassero il cammino, ma essi non arrivavano e nel frattempo qualcosa ci si deve pur inventare. Come sempre la miglior soluzione è non prendere la mancanza di sete come una scusa!

Studiare filosofia è molto duro e ostico, ci vuole molto impegno e grande applicazione per arrivare alla semplice evidenza che nella vita si deve solo mangiare, bere, scopare, e ascoltare gli acdc. Tutti si arriva a questa conclusione, ma ci sono cretini che ci arrivano senza aver studiato e cretini che ci arrivano avendo studiato ponderosamente, e sono due cretini molto diversi. Solo i secondi godono davvero, come colui che attraversato il mare a nuoto dopo un disastroso naufragio, guarda le onde una volta che ne è fuori e, ansimando ancora, ripensa al pericolo scampato. Chiaro che chi ci arriva per la seconda via, la scampa solo se non ci arriva troppo tardi. E lo ripeto: noi siamo orribilmente vecchi!

No buon pastore, non è che non credo, credo in un Dio, un Dio dialettale, per così dire, de noartri, uno che mi parla dicendomi “nte fa’ rrecunosce sembre”, “mo ce sta lu Papa, n’fa u sciape”, “fanne lu brave”, “lascia perde’ chessa …”, un Dio premuroso, ma …un po’ cafone, minuto, spicciolo, che si occupa di tutto e parla alle orecchie del suo interlocutore mentecatto. Questo è essere figli di un Dio Minorato.

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