Due parole sul reato di negazionismo

Devo per forza prenderla un po’ alla larga, pur trattando solo di un aspetto della faccenda, o potrei sembrare convinto di cose di cui non sono affatto convinto.

Non esiste giustizia nella vita, esiste solo il concetto di essa, ed è un concetto che prima crea, plasma, poi manda nel mondo il suo emissario e sbirro più conosciuto e potente: il diritto.

Il diritto non è altro che uno scherano, uno strumento come ogni altro, forse anche più volgare di altri, la vanga, il martello, il mitragliatore, per giocare la partita (unica partita) della sopravvivenza e del trionfo sugli altri.

È uno strumento particolare però, perché usa alleati poderosi e ne perverte il senso, li umilia. Usa la verità, usa anche la scienza in un certo senso, per fini che tradiscono i loro presupposti.

Se bisogna far proprio finta di credere nel diritto, nei principi affermati dietro di esso, e per primi l’equità, il sui quique tribuere dei romani, e tutto il resto, se si vuole, insomma, far finta che il diritto non sia solo il pretesto -falsamente “elegante”- per l’imposizione e la prepotenza, bisogna almeno lavorare bene, o “l’onesto”, il sincero si ribelleranno.

Confesso, ma non mi dispiacerebbe affatto, che qualora si lavorasse davvero molto bene e il travestimento funzionasse sul serio, non si percepirebbe affatto il diritto come strumento qualsiasi per prevaricare ed imporsi, e forse il concetto di giustizia assumerebbe pure un senso.

Ovviamente non ne sarei dispiaciuto; come non lo sarei se una volta morto vivessi in un paradiso con settanta vergini sottomesse al mio volere, ma così non è; o io non ne sono affatto convinto.

Dunque vediamo. Una pessima applicazione del diritto, che tergiversa e tradisce i principi che afferma a suo sostegno è quella che induce a creare dei reati di opinione.

Se esiste, ed è legittimo che esista, la così detta libertà di espressione e manifestazione del pensiero, ciò conduce a pensare che debba poter essere espresso qualunque pensiero, come espressione-affermazione vitale di identità di un essere umano, e sua forma di indipendenza, libertà.

Tale principio non può essere ristretto, e meno che mai dopo che i colpi di scure, che concetti come quello di verità hanno subito, hanno scosso l’albero antico di una univocità della lettura delle cose.

Il principio per cui una persona deve essere lasciata libera di esprimersi, senza temere nulla, non implica che l’espressione debba anche essere gradevole alle orecchie dell’ascoltatore, educata, condivisibile, intelligente, chiara, mite, etc. uno deve poter essere libero di dire quello che pensa, o dice di pensare, sia quello che sia. O il principio non avrebbe senso: sarebbe come dire che vai d’accordo con te stesso e ti riconosci il diritto di esprimere la tua opinione, una cosa tanto vile che fa sorgere l’esclamazione: grazie al cazzo!

D’altra parte, aimè, il linguaggio non ha affatto (anche esso) lo scopo banale di “comunicare” ma quello, come ogni altro strumento del mondo, di imporsi in qualche modo sull’ambiente e gli altri esseri; e può essere usato oltre che per dire il vero e creare conoscenza, per provocare, infastidire, oppure accertarsi di essere liberi di poter dire quello che si era promesso si sarebbe potuto dire.

I reati di opinione, quindi, oggi, sono sia una grave espressione di barbarie, che la cartina di tornasole di quanto finora tristemente affermato: che il diritto non è che un bieco metodo per sottomettere violentemente gli altri, e che il linguaggio fa paura e deve essere colpito.

Io stesso mi sono innalzato alla categoria di blasfemo solo quando ho visto tradita l’abietta garanzia di poter umiliarmi dedicandomi solo alla poesia; vale a dire, bestemmio da quando è tornato ad essere censurabile ed in qualche modo illecito l’essere blasfemi. E lo faccio proprio per generosità, perché, pur non piacendomi, non voglio vivere nella sharia, nemmeno quella cristiana impersonata da apparentemente miti vecchietti che sembrano tuo nonno.

Io nel mio paese “democratico”, “avanzato” voglio sentirmi libero di poter affermare tutta la volgarità che voglio, manifestare tutta la stupidità che mi pare, oppure sarò costretto a svelare l’ipocrisia di un sistema che tradisce palesemente i principi che afferma, e quindi volerlo cambiare.

Il reato di opinione sul negazionismo (dello sterminio degli ebrei da parte dei nazionalsocialisti) è una infamia e una barbarie, come lo è ogni altro reato di opinione. Non ci sono elementi per fare eccezioni, a meno che non si preferisca fare i pesci in barile e cedere al ricatto morale, vigliacco e becero, di doversi sentire, affermando ciò, dalla parte dei nazionalsocialisti, o insensibili, crudeli; ricatto debole, cialtronesco, inefficace verso chi ama solo scienza e verità.

Se una “verità” non esiste, perché prendersela? Se esiste una verità essa deve avere la capacità, prima o poi, di supporre un beneficio se affermata; e se negata condurrà alla catastrofe. Un fiducioso, un ingenuo direbbe persino che è inevitabile che chi sbaglia teoria soccomba, perché spende energie vitali per qualcosa che non funziona; e ciò potrebbe essere è successo pure riguardo alle teorie razziali: non erano scienza, non funzionavano, e non hanno portato a nulla di buono e sono state una perdita di tempo e debellate. Come gli studi alchemici, il flogisto, la coltivazione dei minerali preziosi e molto altro ancora.

Ma se così fosse, la verità non solo non va, ma non occorre che venga difesa dal diritto penale. Se un argomento non è convincente non prospererà proprio perché non è convincente e non è in grado di risolvere nulla; non serve una legge, come non serve una legge penale per aiutare la teoria eliocentrica, o la relatività, sono i risultati a difenderle.

Sono servite però a lottare contro di esse, le leggi, gli apparati di potere, perché la verità sarebbe altrimenti prima o poi saltata fuori, con grande dispiacere di coloro che mangiavano grazie all’ignoranza. Le leggi inique servono solo agli iniqui, chi non mente non ha nulla da temere, e nulla da guadagnare imponendosi con la coercizione.

Il dire ciò di cui si è convinti, per quanto aberrante sia il concetto, non può essere censurato perché è comunque sempre meglio che mentire, e i reati di opinione spingono necessariamente a mentire.

Se esistono persone tanto sprovvedute e crudeli da non considerare lo sterminio nazista come un orrore e una tragedia, non è una legge penale lo strumento da usare per fermarli. Come non lo è per fermare ogni altra sciocchezza del mondo.

Si sente dire che “affinché certe tragedie non si ripetano è necessario ricordare”. Non sono d’accordo, semmai lo è dimenticare. Vedere il tv delle palesi recite, ipocrite, stucchevoli, false, interpretate da degli evidenti bugiardi e cialtroni, non garantisce che non si ripeteranno errori madornali, ma anzi è triste presagio, ombra della minaccia incombente della loro reiterazione. E questa legge, nel suo piccolo, lo dimostrerebbe.

Un gerarca nazista dell’epoca, oggi non sarebbe mai un nazista, una persona con quei principi e con quelle ambizioni, oggi, starebbe senz’altro tra i potenti invitati alle funzioni e commemorazioni, perché sono l’arrivismo, il cinismo becero, la mancanza di scrupoli e per dirla seriamente il “gene egoista”, che muovono soggetti pericolosi per l’umanità; ed essi si alleano al potere (sono il potere, spesso) non fanno i reietti, ma i rettili.

Per non ripetere gli errori del passato non servono riti e giaculatorie, assembramenti in sinagoga di ipocriti mentecatti bugiardi traditori desiderosi di mettere in mostra una sensibilità che evidentemente non possono avere (per dissipare dubbi: Napolitano, Grasso, e compagnia bella, il primo reggeva lo stendardo fascista, scriveva a favore della razza, poi sosteneva le occupazioni violente dell’Unione Sovietica, e guardiamolo ora); riti e religioni; convinzioni fanatiche ed imposizioni sono semmai serviti al contrario per creare prevaricazioni e conseguenti reazioni abnormi e brutali.

Il principio di libera espressione del pensiero va rispettato ed applicato sempre, senza eccezioni, senza privilegi o contentini a favore di uno o un altro gruppo o centro di potere; non devono esistere lese maestà nella nostra civiltà odierna, chiunque deve sapere di avere, ed avere effettivamente il diritto, di poter essere tanto stupido, volgare, insensibile, a chiacchiere violento, etc., quanto gli vada a genio, a seconda della sua intelligenza, esasperazione, circostanze vitali; agli ascoltatori va garantito il diritto di prendere il proprio interlocutore per quello che è e trarre conclusioni sincere.

Troppo facile essere favorevoli solo all’espressione del pensiero condiviso, maggioritario, convenzionale, massificato, prudente o il proprio. E peggio ancora mistificare una legge di privilegio ed ingiusta da legge pietosa.

 

Ed ora ecco gli effetti dell’introduzione di un reato di opinione in uno schemetto succinto, cada uno tragga le proprie conclusioni non esplicitate.

La legge mi punisce se dico una determinata cosa, ho varie scelte:

La dico lo stesso perché sono convinto e mi sacrifico, e la cosa che affermo è sbagliata, l’effetto è quello di punire una persona sincera, ma in torto.

La dico lo stesso perché sono convinto e mi sacrifico e la cosa che affermo è corretta, l’effetto è quello di punire una persona sincera e che per di più ha ragione ed è coraggiosa.

Non la dico perché non la penso e la posizione è corretta: sono tra quelli che dovrebbero lottare più ferventemente affinché si rimuova il reato di opinione, o sembrerei un nazista; la legge non mi punisce.

Non la dico perché non la penso e la posizione è erronea: come sopra, ma con meno intelligenza e capacità critica autonoma. La legge non mi punisce.

Non la dico anche se la penso, per adeguarmi, e l’idea che ho è sbagliata: nella migliore delle ipotesi sono un cretino e un pavido, un opportunista. La legge non mi punisce.

Non la dico anche se la penso, per adeguarmi, e l’idea che ho è corretta: sono un pavido, non vengo punito dalla legge.

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