Edizione Straordinaria: In Morte di Andreotti

Credo di essere dei pochi italiani sinceramente (molti sono ipocriti baciaculi) dispiaciuto per la morte di Andreotti.

Immagino che quanto segue sembrerà crudele almeno quanto stupefacente l’affermazione anteriore, ma vorrei sviluppare un ragionamento rigoroso.

Andreotti è stato il primo, tutto sommato, di quella lunga genia di politici italiani bravissimi, intelligentissimi, capacissimi, straordinari, etc. sotto i quali l’Italia ha subito un inarrestabile e progressivo, inesorabile declino. Per arrivare alle conclusioni esatte non ci vuole certo un processo!

Inutile dire che la leggenda della sua intelligenza, o le altre leggende e stime megalomani che ciascuno di questi cialtroni fa di se, si scontra sull’inesorabile scoglio d’evidenza che i fatti propongono: l’Italia ha fatto, e fa cagare! Ogni volta di più! Stiamo affondando! Il che significa che hanno lavorato pessimamente. Il potere non logora chi non ce lo ha, caro il mio coglioncello con la lingua svelta e le spallucce da Tersite, il potere logora solo il paese!

Il fatto è che ora che è morto, ovviamente, Andreotti l’ha sfangata e non si può fare più nulla! Ce la ha buttata al culo! Tanto per usare il linguaggio che un pezzo di merda par suo merita che gli si riservi.

Invece avrebbe dovuto pagare per la sua inefficienza, per le malefatte, il tradimento della patria. Come pure dovrebbero pagare il tradimento tutti quelli ancora in vita. Pensarla così è essere dei rivoluzionari, pensarla al contrario è essere servi di un regime antidemocratico e despota.

Uno potrebbe dire: “suvvia, mors omnia solvit”, o addirittura “de motrui nihil nisi bene”. Eh no carini! Non è così che deve funzionare. Ormai pazienza, certo, che ci vogliamo fare? Rammaricarci almeno!

Perché quello che sarebbe da fare è prendere tutti i traditori del paese, tutti i politici di spicco prima, e tutti i pavidi dietro di loro, poi, e tutti i servi e le loro famiglie, e restituirgli raddoppiato il male che hanno fatto al paese, e proporzionalmente punirli per i benefici che hanno avuto nelle loro vite. Agire in modo tale che il saldo gli risulti in negativo: che non la sfanghino. Non gli deve convenire aver tradito l’Italia e gli italiani!

So che le conseguenze di queste affermazioni portano inesorabilmente ad intendere che ci sarebbe da torturare ed uccidere molte persone, espellerne molte altre, vessare e devastare a lungo e intensamente, compiere una serie di attività assolutamente spiacevoli e atroci, controvoglia, specie per un razionalista edonista come me, che se ne starebbe tutta la vita comodamente spaparanzato al bordo di una piscina con un paio di belle fiche a sentire metal.

Purtroppo però, per raggiungere quello stato di parca pace, che credo di meritare, dato che lavorerei onestamente per il mio paese e per chiunque, e cercherei di fare e dare il massimo per sviluppare qualcosa di positivo, c’è prima da fare un bel ripulisti.

Chi non è disposto a ciò è un cialtrone, e non un buono, un sottomesso vigliacco che farà fare una vita splendida a esseri spregevoli sacrificando la propria, e questo non ha alcun fondamento! Neppure “etico”.

È inevitabile dover usare la violenza in certi casi, per non far soffrire altra gente, ma metterei in guardia chi volesse vedere in me un intransigente moralista (se così fosse non me ne vergognerei, semmai non vorrei beneficiare di titoli immeritati). Quanto sopra è inevitabile farlo perché conchiuso non già in una legge morale, ma nel codice genetico.

È insopportabile per i miei geni (per me) che i loro geni, da considerasi più nocivi per la specie, possano andare avanti a costo dei miei. Il futuro non deve essere del disonesto, dell’arrivista, dell’egoista, ma del cooperativo.

Se vogliamo avere una umanità migliore e non dover più incorrere nel rischio di dover esercitare altra violenza, o subire torti, dobbiamo mandare avanti il gene cooperativo e annichilire quello egoista.

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