Elogio della Merda

Per tutti sei memento di comuni e umili origini, unisci uomini e bestie; sei al contempo destino e scaturigine di ogni cosa, e il mondo umano pervadi e reggi, tanto quanto la gravità tiene assieme l’Universo.

Tutto converge in te; babbo, mamma, cacca, la vita inizia con fonemi semplici, la tua produzione, e chi amorevole ti pulisce; un gesto che, tra affetti e sorrisi, non sarà, però, mai dimenticato o perdonato. Prosegue tra opposti, scariche di diarrea, stitichezze, intolleranze alimentari e abusi, per finire allo stesso modo e senza allegrie, con qualcuno pagato per pulirti, il che è l’unica cosa che rende ancora in qualche modo significativa e presente una persona.

Se gli uomini, stolti che sono, nella loro vanagloria, smettessero di ignorarti e nasconderti, tanti dei loro errori arriveresti a prevenire e l’arroganza non sarebbe che un ricordo.

Ti si ignora e cela, ma la tua ricca gamma di colori, consistenze, fogge e puzze, non dovrebbe provocare inferiore stupore di quello che si prova per varietà dinanzi ai tramonti.
Non sei bella, ma piaci. Ti si ignora e cela, ma ti si ama segretamente, tanto che una forma sublimata di te è quella che gli uomini ritengono la loro precipua e più alta prerogativa: l’arte.

Ricca, grassa, morbida e marrone, sei indice di salute e buona fortuna. Signora dell’universo umano e disumano, governi, tra tutto: il cinema, la letteratura, la pittura, l’amore, l’amicizia, i Nobel, il commercio, la moda, gli occhiali da sole e il caso. Vai a ruba dagli scaffali delle librerie, la tua presenza o innaturale assenza è responsabile di scoperte e guerre, di dolori e piacere, di successo o disgrazia, popolarità o solitudine, abbondanza o scarsità.

Si spande il tuo odore, ed ecco che tutti ostentano disgusto, ma del pari si sentono segretamente rassicurati. Sei il tema di conversazione preferito da tutti, donne e uomini, specie da donne. 
Un fiato ammorbante precede il tuo arrivo, simile al mai interrotto flatus vocis del volgo, o agli ottoni di pompa e circostanza delle fanfare, poi eccoti, regina, da ogni orifizio, dal primo giorno all’ultimo, su tutti i culi della Terra; il sole ruota e i peti lo seguono annunciandoti, dal più bello al più flaccido dei deretani esci imperterrita. Cremosa e pomposa come una grassa regnante, o rigida e ispida come un affilato prelato, trovi la via oscura per nutrire il mondo alla tua temperatura confortevole di trentasette gradi approssimativamente.

Sotto di te cresce “il pane”, sopra di te tutto il resto.
Non lo confesseranno, ma sei così importante, che molti si sforzano di somigliarti in vita, e di certo sono più numerosi e più bravi di coloro che provano ad imitare gli sterili diamanti, da cui non nascono i fiori.
Tu regina del mondo, meriti di più, ma lavori allo scuro, relegata in condotti e cunicoli. Meriti statue d’oro in ogni piazza, troni e comode pubbliche montate su baldacchini in vista, dove ognuno di fronte a tutti ti produca, senza vergogna! Come non ci si vergogna di null’altro.  

Se la vita è bene, se la vita è un dono, ebbene tu sei, tu devi essere la protettrice della stessa e del dono, perché ne sei il centro e il pilastro.
Tu, la Merda, regina delle regine e re dei re, simbolo della vita.

(Visited 283 times, 1 visits today)