Erratiche osservazioni su Dio e la “verità”

Se sei un idiota e vuoi farti notare, la prima e più semplice cosa che viene in mente è distinguerti per la brutalità.

E questo vale per l’individuo, il gruppo, l’individuo nel gruppo.

L’energumeno entra nel pub la sera e fa il macello per farsi rispettare, il nuovo affiliato cerca, magari, la rissa per far vedere quanto vale ai nuovi amici, e così via. Centro non si tratta di gruppi come i Ragazzi di via Panisperna.

L’Isis, senza girarci troppo attorno, fa lo stesso seppellendo bambini, e rintronando nei media occidentali per imprese di tale alto valore. Tralasciamo di menzionare l’assurdo di usare la modernità (YT, Internet, armi da fuoco, o chimiche), tradendo le proprie affermazioni ultratradizionaliste, solo per fini ignobili. Sarebbe assai più complicato farsi notare dal mondo studiando i bosoni, trovando una cura per l’Ebola.

È invece semplice dire che i mali vengono dalla modernità e la salvezza dal rigore religioso: un’affermazione che, per quanto appaia delirante e contraddittoria col loro comportamento effettivo, nessuno può verificare.

Come facciamo a dimostrare che dietro un’epidemia non c’è davvero la punizione di un Dio che non s’è visto mai e ce l’ha con noi che, siccome non l’abbiamo mai visto, nemmeno crediamo che ci sia?

Ma la brutalità come specificità è comune anche ad altre culture etichettabili come “di merda” (chiedo venia) per esempio tra i narcos sudamericani, dove ciascuno fa a gara a dimostrare la propria “grandezza” proprio in questo semplicissimo e disgustoso modo.

Purtroppo però non c’è posto per gente del genere in un mondo che voglia liberarsi della sofferenza, bisogna ammetterlo, il dubbio in casi del genere è solo sforzo intellettualistico vano e porta al disastro, è da criminali! E per quanto sia spiacevole farlo l’unica soluzione è ancora l’uso della violenza, per eliminare chi non accetta la mitezza, dato che è assai in dubbio che sia sensibile alla persuasione.

Usare la violenza contro il violento, e malgrado tutto, controvoglia, è quello che faceva anche Robespierre, personaggio assai duramente giudicato da una storia frettolosa. Tutto sommato dopo di lui il mondo è andato meglio che prima e lo stesso non può dirsi, per esempio, delle chiacchiere (e gli inutili spargimenti di sangue) del ’68, l’epoca peggiore della storia e mossa dalla generazione peggiore dell’occidente (non mi stancherò mai di dirlo: vanno seppelliti nella montagna di escremento che hanno prodotto).

Torniamo a noi. È curioso che il “Dio” di tutti i musulmani è lo stesso, ma loro si scannano e affrontano da anni tra sette varie convinte tutte di interpretare meglio il suo volere e la sua parola. Compiacerlo meglio. Ed è anche lo stesso Dio di cristiani ed ebrei, i quali anche si affrontano e si sono affrontati ferocemente e che pure al loro interno hanno avuto (ed hanno anche oggi) dispute infinite tra scuole di pensiero, pratiche e rituali, interpretazioni anche qui tutte tese a compiacere meglio il loro Dio.

I protestanti dicono per polemizzare con i cattolici che loro: “non mangiano il Dio che adorano e non sono cannibali”. Per dirne una.

Viene il sospetto che questo Dio comune a tutti, ma fonte di tante polemiche (se va bene) e morti (se va male) sia proprio lui un Dio poco chiaro, che dice tutto e il contrario di tutto, o meglio che può dire tutto e il contrario di tutto.

In nome dell’amore, si ammazza gente, alcuni ne leggono la parola e diventano pauperisti, altri leggono le stesse parole e considerano la ricchezza un dono e una dimostrazione della propria rettitudine (ricompensata da Dio già su questa terra) e la povertà una maledizione per qualche inconfessata e occulta responsabilità. Senza contare che tutti nasciamo gravati da colpa senza ricordarla, che gli animali del pianeta sono stati portati in una nave, etc.

Insomma non ci si capisce niente! Vale tutto e il contrario di tutto.

A che serve un ente del genere? Cosa garantisce? Gli occidentali più accorti (è un’interpretazione mia, potrebbe essere orribilmente errata) nel medioevo si erano sforzati di (forse addirittura si potrebbe dire) “oggettivare” il pensiero religioso applicandovi massicce dosi di filosofia (pagana) greca. Il Dio biblico era divenuto simile al “Logos”, aveva perso le sue caratteristiche di comune Dio pagano (vendicativo, geloso, etc.) e si usava la logica per capirlo, si traevano conseguenze e si pensava. Si pensava a nulla, perché Dio non c’è, ma almeno si pensava.

Tutto sommato, se vogliamo, l’incredibile sviluppo che la scienza ha avuto in occidente, a un certo punto, parte da lì, si arriva a concludere in estrema sintesi, che un Dio “buono” che ti mette in testa la capacità di osservare e dedurre, arrivare a conseguenze e studiare, non può essere un ingannatore (Cartesio), nemmeno (Galileo) per mettere alla prova la fede di ciascuno.

La storia del sacrificio di Isacco oggi, lo si confessi apertamente, o si abbia pudore a confessarlo, ripugna tutti noi! Atrocemente. È una porcata! Sarebbe, forse, divertente come le scene di gelosia di Giunone (che pure ne accoppava di gente), se avesse la stessa ripercussione nelle menti degli abitanti del pianeta.

Per molti di noi ormai l’idea di Dio ha completamente perso di validità. Non per questo uno non appartiene più alla cultura che lo ha formato, anzi! Forse più si sente ostile ed indipendente da essa, più ne è inconsapevolmente partecipe e scivola nella trappola.

Chissà gli eventi del secolo passato possano essere letti anche in tale chiave, dove si sono riprodotti i massacri tipici dei secoli precedenti (e con lo stesso oggetto), ma in grande scala (scientificamente) e senza “l’aiuto di Dio”. S’era ancora convinti di cose come: “un senso della storia”, “l’importanza della filosofia”, “una razza maledetta” e di tutte le allucinazioni che tanto male hanno portato all’umanità mammifera, evolutivamente aggressiva, e terrorizzata.

Saltando di palo in frasca, rispetto alla “verità” in ambito religioso (non scientifico quindi: Dio di verità, etica della verità, etc.) anche gli USA partecipano (e combattono al contempo) e anzi sono un po’ il punto di riferimento occidentale su questo. Sono i più “teocratici” di noi occidentali.

La verità, in USA, non è solo strumentalmente utile all’investigazione scientifica e quindi strada per il raggiungimento di scopi che altrimenti non potrebbero essere raggiunti (per esempio, mentendo sui dati, non si arriva certo a individuare nuove cure, o a far funzionare macchinari) ma è proprio un comportamento necessario per essere vicini a Dio e accettati in società.

Te lo dicono chiaro e tondo: “Se qui menti, sei finito!” Ma qui mentono, come in ogni altra parte del mondo, però! E sono falsi come in tanti altri posti. È semplice affermare qualcosa di sé, e di sicuro l’affermazione nulla dice rispetto alla sua veridicità.

E specie in ambito sessuale, al quale la religione dà un ipertrofico valore, è comune affermare ciò che fa comodo per apparire decenti, ma che, a conti fatti, non può essere vero. Quindi si mente! E così pure in tutte le altre condotte considerate dissolute.

Se nessuno va a puttane, beve alcool, si droga, come è possibile che i mercati relativi a tali attività propongano non solo tanta offerta, ma siano anche così fiorenti? Devono esserci consumatori! I conti non riportano, e i conti valgono più della parola di chiunque! Infatti indagando nella vita di ciascuno vengono fuori i dati veri e spesso gli scandali.

A ben vedere però questo presunto attaccamento della società americana alla verità-onestà-sincerità lascia un po’ il tempo che trova, è una farsa, o questo si deve dedurre da una storia come quella di chi, chiamato a giurare (per entrare in un corpo militare) si confessa ateo e rifiuta di dire di: “cercare l’aiuto di Dio”.

Se uno è ateo, è solo, non cerca sinceramente l’aiuto di nessuno, sa (o pensa di sapere) che quello che gli succede dipende dalle scelte (se esistono) degli uomini, o dai meccanismi della c.d. “Natura”. È inutile pregare, è inutile fingere di pregare.

Eppure gli onestissimi americani (protestati o cattolici che siano, uniti in questo) ti chiedono, in tali circostanze, di non essere sincero: di ripetere le parole e basta! Senza scocciare! Per “rispetto”. Quindi ti chiedono di mentire!

Che senso ha? Che senso ha chiedere a qualcuno di non turbare gli animi e, non solo di non dire quello che pensa, ma addirittura di dire quello che non pensa?

Ha un senso! Ed è quello di far capire con evidenza che la questione di Dio (del Dio comune agli americani, ai pochi europei non ancora atei, all’islam, Isis compreso, e agli ebrei non atei) non riguarda affatto la verità! Che invece attiene solo ed esclusivamente alla scienza (ben fatta) così come è stata configurata su impulso del metodo filosofico greco e che dà i propri risultati.

Fino a che due anime incompatibili e che non si sono mai mischiate davvero, come olio e acqua, cioè scienza e fede religiosa monoteistica, riescono a coesistere, e quindi la scienza va avanti ed ha i suoi spazi (ed in passato è andata avanti più nell’Islam che da noi, che però pure fu infiltrato di filosofia greca con Avicenna, etc.) non si pongono grandi problemi, ma se la teocrazia (e l’America è forse anche a rischio) prende il sopravvento, il posto si secca e muore, e magari si distingue solo per la ferocia.

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