Un Esercito di Idioti

È un continuo proliferare di scrittorucoli e poetastri che insistono col “pensiero positivo”, “la bellezza della Natura”, “la bontà generale del mondo” e “le sue meraviglie” e una serie di ripetitive banalità che, oltre che essere tali, paiono pure poco sincere ed espresse per pidocchioso tornaconto personale pretesco-mercantile, per farti abbassare la guardia inducendoti, come nel marketing d’impresa, a credere che chi le esprime e sorride sia più “buono” e “migliore persona” di chi evita di umiliarsi in tal modo e almeno un po’ di dignità ci tenga a conservarla. Invece tali soggetti vogliono solo “venderti una macchina”, appiopparti qualche ammennicolo. Solo dove sono nato, ne ho contanti una decina, e questi mammalucchi fideistici fasulli, queste scimmie degli executive del network applicate al loro quotidiano piccolo e becero, se esprimi un pensiero appena, ma appena, più complesso, non solo ti danno subito del pessimista (che mi starebbe pure bene), ma ti attaccano la paternale idiota sul fatto che “tu ti soffermi solo su quello che non va nel mondo”, insomma che sei un imbecille amareggiato e risentito che sceglie di percepire solo il peggio. La verità, invece, è che il mondo è descritto in termini pessimistici proprio da chi è in grado di percepirne tutte le sue caratteristiche, perché il fatto che esistano cose meravigliose, generosità, bontà, altruismi e disinteresse, piccoli e grandi gesti d’amore, persone care, allegria, amicizia, arte, tenerezza, bambini, paesaggi mozzafiato, gente seria e dedicata, onesta e pulita, rigorosa e magari pure un po’ tarda di comprendonio, ma ben intenzionata, e tutto il resto che uno potrebbe amare e da cui potrebbe essere commosso e intenerito, nessuno lo nega, ma non fa che complicare e peggiorare le cose, non fa che suscitare rabbia, alla fine; che se il mondo fosse univocamente brutale, violento, brutto, lurido, cinico, indifferente, atroce, uno lo accetterebbe e fine della storia, non ci starebbe nemmeno a pensare su più di tanto, non s’arrovellerebbe manco di crearsi un minimo concetto di giustizia, un anelo di mitezza, un futuro per l’essere umano, il progredire, lo studiare, prenderebbe la spranga e via. Non è difficile da capire (è il 2018 ormai!) che l’umana condizione non è, e non è stata mai, descritta come tragica solo per via dell’esistenza del dolore e dalla sofferenza, ma è proprio la condizione, la condizione, per la miseria, nella sua interezza che è presa in considerazione! Non è che smette di essere tale, la condizione umana, perché t’arriva un raggio di sole in fronte a te, cretino di chissà dove che devi pontificare dal nulla!   

(Visited 40 times, 1 visits today)