Esercizi.

Che grande abilità è devastare. Perché prima s’è osato di proposito costruire quel che non serviva. Tabula rasa, neppure un ricordo intero, un cristallo di certezza, neppure i romani, supremi delinquenti del mondo, osarono mai saccheggiare tanto. Chiacchiere di chi non vuole quel che dice di volere. Chi dichiara di bramare “quell’amore” famoso, dove lo colloca, poi? In un maldestro inganno come tanti, o peggio nella mezza verità del quotidiano, che è anche una maldestra mezza menzogna, parte che conta più dell’altra e l’attira a se. Vorremmo che per scelte vigliacche s’ergessero chissà che trionfi? Belle pretese! Col cuore piovoso di un autunno già gelido come il più profondo e lugubre dei capodanni, si straparla di sentimento, nascondendosi forse e semmai dietro qualche piccola emozione a buon mercato, qualche inganno, mezzuccio, educati a tirare ognuno la corda dell’esecuzione d’un altro. È la curiosità che fa scienza, o è piuttosto il capriccio sconcio della adolescente: di osservare, con occhi sgranati e tra i denti le mani raccapricciate, che si veda affiorare un’anima da un povero busto spaccato come un fico maturo, da cui traspaia una polpa rosea e granata di trippa, carne macinata e budella? Su, basta! Facciamo passare placido il tempo fino a che non si esaurisca e non ci porti con se, piegandosi su se stesso, in chissà che impensate e linde dimensioni ultraluminali. Una calda e stellata sera d’estate, la staccionata, un grillo che frigna da ore, chi ride e una lattina aperta, cosa altro si salva dal patibolo della vita, prima che s’apra la botola? Poco altro e di certo non te!

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