Esperienze di vita: il fanatico

Il capire presuppone una specie di “atto della volontà” e anche uno sforzo; il famoso “non voler capire” è frase tanto piana quanto plausibile. Ammesso che davvero ci sia comunicazione, e diamolo per scontato –nel dialogo, senza dubbio, non credo, ma si vuol esser costruttivi oggi, e banali- ricordo come un incubo di essermi incrociato, varie volte, con dei fanatici; cioè con gente che non solo non ha alcuna voglia di capire e non fa il minimo sforzo per arrivare a ciò, ma anzi fa proprio lo sforzo contrario, quantomeno ostinandosi e non ascoltando, o persino mistificando posizioni altrui, anche cristalline, e sbattendo, poi, sugli altri con le proprie, con violenza e esagitazione.

Ho ancora chiavato in mente, e di lì non si muove, con mia grande e impotente rabbia, un soggetto particolare, tra i vari; questo qui, appartiene ai tempi del liceo, mi colpì particolarmente perché anni dopo era rimasto perfettamente uguale! Egli, nella fattispecie, era un fanatico di sinistra, ma gli appartenenti a qualunque gruppo possono rilassarsi, non lo dico per essere politicamente corretto, o per par condicio -dato che schifo assai e me ne sbatto ampiamente di tali pastette da blandi evirati di sangue annacquato- ne ho conosciuti di appartenenti a quasi ogni fazione: antisemiti, nazisti, cristiani, comunisti, verdi, vegani, animalisti, etc., persino zen (cristiani i più numerosi, nella mia povera personale esperienza).

Non so se riuscirò a rendere un’idea attinente e vivida, tramite le parole, di come fosse costui. ‘Sto tipo, ‘sto soggetto, pur senza essere propriamente un’aquila, era così saccente, pieno di sé, univoco -fanatico-, arrogante, prepotente, inspiegabilmente sufficiente e spocchioso (proprio ti rideva addosso non appena cercavi di dire: “a”) che dopo aver sgomitato per anni per tapparti la bocca, ed entrare nelle conversazioni opportuno come una raffica di mitragliatrice in una rappresentazione al Teatro dell’Opera, era arrivato al punto delirante e psicotico di dialogare con qualcuno addirittura senza la partecipazione di quel qualcuno, di cui magicamente conosceva già ogni idea. Dell’interlocutore gli bastava la mera presenza fisica o olografica.

Cioè, questo imbecille diceva frenetico la sua, continuava a parlare immaginando la tua, ovviamente se la rideva della tua crassa idiozia -mai pronunciata da te-, replicava col suo pauperrimo punto di vista da invasato schizzato, aggiungendo sempre consigli come “informati”, “preparati”, “leggi”, e poteva andare avanti così per ore, senza mai prestare un benché minimo di attenzione ad argomenti altrui. Purtroppo lo accompagnava anche un emaciato fisico da ratto, che di solito non aiuta la nevrastenia e il nervosismo patologico di chi non sa essere caustico, ironico, o mordace, ma è solo maleducato e vacuamente sprezzante.

Il sapiens, si sa, non è solo ragione; anche chi crede di ragionare, quando crede di farlo, ha ancora imprigionato dentro quel ben noto energumeno che lo sopraffà e lo tiranneggia di sovente; e il “discorso” difatti, non è quello che pianamente si crede che sia, ma è la ruota del pavone, il pretesto per il litigio del muflone che vuole scornarsi con l’altro della specie, per prevalere, o nel caso umano per noia, per inconfessabile avversione all’esserci, a esistere, etc. Fatto sta, comunque, che alcune posizioni e chi le difende portano “meglio” che altre, e così alcuni atteggiamenti. Non ci si può fare nulla!

È semplicissimo vivere: si deve schivare chi ha posizioni e atteggiamenti che lo fanno stare male (e fremere e schiumare dalla bocca di continuo insultando i propri interlocutori, come affetti da un morbo, non è proprio il massimo della piacevolezza) e (idem) fanno stare male anche gli altri.

Questo tizio era semplicemente da evitare! Avrebbe attribuito le tue fughe alla sua granitica ed eccellente capacità di “metterti in difficoltà” con teorie che, secondo la sua ottica oppiacea, avrebbero ridicolizzato palesemente, e nella tua stessa impotente consapevolezza, quelle tue ed erronee. Come se uno, poi, ci nascesse con le teorie nella testa, immutabili, inalienabili e le difendesse –proprio come faceva lui- contro le evidenze e non potesse invece convincersi di argomenti validi e basta, cambiando idea se del caso, senza preferire cambiare strada per la vergogna e amando davvero scienza e conoscenza, o almeno sincerità.

Era proprio un esemplare da evitare e basta; e sinceramente pagherei svariate centinaia di euro per poterlo dimenticare completamente, dimenticare il suo tono, la sua mania di sbeffeggiarti, la risatina isterica e un po’ frocia che segnalava la sua assoluta avversione verso te e il disprezzo che sentiva per le tue parole –vere o immaginate-, la tua stessa esistenza e presenza.

Il mondo non è così grande come a noi farebbe comodo, ma per certi è anche una fortuna, dato che se avesse più massa una maggiore gravità spiaccicherebbe inesorabilmente al suolo simili pidocchi, sicché è consigliabile e necessario evitarsi ed ignorarsi per evitare di darsi coltellate.

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