Essere o non essere

(Minchiate prese sul serio.)

Se esistere fosse un bene in sé, cioè se a prescindere dalla situazione concreta fosse sempre meglio esistere che non esistere (c’è chi lo afferma), oltre al fatto che (come dice la Chiesa) ogni volta che si ostacola la riproduzione (contraccettivi) si sta facendo qualcosa di orribile, si fa qualcosa di orribile anche ogni volta che non ci si riproduce e si sceglie di fare altro. Cosa ci sarebbe di più importante da fare che permettere a tutti gli ovuli femminili di incontrasi con un proprio spermatozoo vincitore della corsa?

Miliardi e miliardi di ovuli congelati andrebbero fecondati! Cosa si Aspetta?

Inoltre, con lo stesso ragionamento, tutti gli allevatori di animali, compresi quelli di milioni di polli in batteria, vissuti solo in gabbia fino alla morte a fini alimentari, andrebbero considerati degli eroi, dato che permettono a miliardi di animali di venire alla luce, miliardi di creature che senza la spinta utilitaristica commerciale non esisterebbero affatto.
Chi spenderebbe tempo e risorse per far nascere animali che poi non sarebbero mangiati solo per beneficiarli dello splendido dono dell’esistenza? Se ci fossero persone del genere, non eroi, ma santi sarebbero!

Tale spinta utilitaristica, vista l’importanza del risultato (“essere o non essere”) andrebbe anche considerata la più benefica e virtuosa di tutte; siamo sinceri, di santi quanti se ne trovano? Che facciano riprodurre polli, conigli, tacchini, bovini, suini, mettendoci lavoro e tempo senza un ritorno né economico né alimentare, dato che i santi si sa sono vegetariani.
Al virtuosissimo movente utilitaristico, non è nemmeno paragonabile, per esempio, quello esibizionistico-narcisistico di lottare contro i tori da corrida, virtuoso anche esso -ci mancherebbe!- dato che consente al toro di esistere, ma si tratta solo di pochi capi di bestiame, che se i numeri hanno un senso, non reggono il confronto coi miliardi di polli.

A conti fatti sarebbe da potenziare le nascite di ogni animale (uomo compreso), e subito dopo le epidemie, dato che anche alla vita dei batteri e dei virus dovrebbe essere riconosciuta la sua dignità (perché no!?), e che, dopo il supremo beneficio di nascere, che è di per sé un bene e un compimento e non serve aggiungere altro; un essere non ha migliore impiego nella vita che mettere al mondo altra vita, quella che sia, e quanta ne possa, per beneficiare più creature possibili dell’impagabile e assoluto dono dell’esistenza. Anche fosse solo sacrificandosi ospitando e moltiplicando parassiti, muffe, funghi, batteri.

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