Estratto da “Storia della Stupidità Umana” di Paul Tabori, VIII; Capitolo VIII Mito e Sogno, Par. II, Parte III

Ma come è spesso il caso, l’umanità non era rassegnata a perdere uno dei suoi più amati sogni. Non esisteva una fonte dell’eterna gioventù, ma c’erano esseri umani ringiovaniti. Così affermavano gravi uomini di scienza e famosi viaggiatori.

Il caso più famoso erta quello della badessa di Monteviedro, della quale ci parla  Velasco di Taranto. La pietosa vergine aveva raggiunto pacificamente il suo centesimo anniversario, nel convento dove risiedeva, quando successe il miracolo.

All’improvviso aveva di nuovo la dentatura, lunghi e abbondanti capelli corvini rimpiazzarono le scarse ciocche canute, la cartapecora ingiallita del viso divenne fresca pelle rosea. La pietosa anziana si sentì poco compiaciuta di tale scherzo di natura, la situazione provocò in lei un profondo imbarazzo… soprattutto perché la notizia della sua miracolosa trasformazione attraeva moltitudini.

Ci furono altri casi simili pure in altre “comunità chiuse”, ma di carattere completamente opposto a quello del convento monastico.

Paul Lucas, l’antiquario e viaggiatore francese preferito da re Luigi XIV, arrivò a Costantinopoli attraverso un viaggio per l’Oriente. Da quanto narra nel suo libro Voyage dans la Turquie (Paris, 1713), la sposa favorita del sultano s’era ammalata gravemente. Si dette per scontato che il viaggiatore avesse conoscenze mediche (dopo di tutto era un uomo “saggio”) sicché il sultano lo mandò a cercare e lo pregò di visitare la sua sposa. Il francese fu portato al santuario interno dell’harem. Quando entrò nella sala di degenza della sultana, vide uscire due giovani splendide –son le odalische- spiegò l’eunuco che lo accompagnava- che il pascià ha scelto per assistere l’inferma.

Il francese si sorprese –se il sultano ha scelto alcune delle sue favorite per tale compito, perché preferire proprio queste inesperte creature?- L’eunuco si mise a ridere: -non sono così giovani- spiegò. Entrambe hanno più di settanta anni.

Lucas si incuriosì. E alla fine scoprì che le odalische bevevano tea preparato con certe erbe, e che la bevanda le manteneva giovani. Il prudente viaggiatore (che senza dubbio temette l’assedio delle dame parigine) aggiunse che l’erba cresceva solo all’interno del giardino del Gran Serraglio, e che era destinata unicamente al consumo dell’harem.

Ma il più considerevole “miracolo di ringiovanimento” fu il caso dell’indù di 370 anni. La sua sorprendente vita fu evocata da Lopez Castanheda, lo storico della corte portoghese. Quest’uomo straordinario raggiunse una così considerevole età non come un venerabile anziano, ma giovane e vigoroso, con un abbondante capello nero, infatti durante la sua prolungata vita, ringiovanì per lo meno quattro volte. Utilizzò discretamente le risorse infinite della sua giovinezza: si sposò varie volte, divorziò dalle su spose (alcune delle sue spose morirono) e tornò a sposarsi. Ne ebbe non meno di settecento, per periodi più o meno lunghi, durante la vita. E siccome il relatore della storia era uno storico di corte, non si dubitò mai della veridicità della versione.

Il miracolo del ringiovanimento fu osservato nel mondo animale… o per lo meno così cedettero milioni di illusi. Quando l’aquila invecchiava, utilizzava gli ardenti raggi solari per sbarazzarsi, del piumaggio usurato; poi le uscivano piume nuove e viveva per un secolo. Ed era risaputo che il cervo recuperava la giovinezza di tanto in tanto.

Pertanto alcuni sognatori arguivano che il ringiovanimento non riconosceva ostacoli biologici; al massimo era necessario trovare i mezzi per rinvigorire il corpo umano senile. Esisteva tale pozione magica? L’alchimia rispondeva alla domanda con una affermazione precisa e fiduciosa.

La misteriosa tintura sulla quale gli eruditi alchimisti cavillarono per mille anni aveva molti nomi. A volte era chiamata Gran Magisterium, o Materia Prima, o Elisir di Lunga Vita, ed aveva anche il nome di Pietra Filosofale.

Questa poderosa magia non solo trasformava in oro il metallo senza valore, ma curava anche tutti i mali e prolungava la vita. Ed inoltre assicurava l’eterna giovinezza, l’immortalità, all’uomo felice che fosse riuscito a distillare il grande balsamo della vita dai suoi alambicchi e spirali.

Ma qualcuno c’era mai riuscito? Qui l’eloquenza degli alchimisti diveniva un modesto mormorio.

Oh, sì, replicavano senza dubbio qualcuno è riuscito a infrangere il sigillo ermetico del segreto. Ma non hanno voluto sfidare le leggi di Dio e il mandato della natura; hanno preferito portare nella tomba il loro segreto.

Tale argomento è così convincente che neppure provo a confutarlo. In ogni caso l’unico che possiamo fare è esaminare la letteratura degli alchimisti per comprovare se qualcuno scoprì l’Elisir di Lunga Vita, e lo utilizzò a suo beneficio.

Da parte mia ho trovato solo tre candidati. Artephius, Nicolas Flanel, e il pittoresco conte Saint-Germain.

Artephius fu un conosciuto alchimista del secolo XII. Le sue opere manoscritte furono molto apprezzate, infatti furono conservate per secoli, e a principio del XVII secolo furono pubblicate in un libro. Uno dei suoi lavori, De vita propaganda, affronta il problema del prolungamento della vita. Al fine di far risaltare il valore dei suoi consigli l’autore segnala modestamente nella prefazione che scrisse il libro all’età di 1025 anni. Come la maggior parte delle persone sanno, a cosa attenersi rispetto alla loro età, non ci resta che accettare tale venerabile longevità.

Secondo Pico della Mirandola, alcuni uomini di potere la accettavano. E andavano ancora più lontano; sostenevano che il libro era stato scritto dallo stesso Apollonio di Tiana il grande mago del secolo I della nostra era, che sarebbe vissuto fio al XII secolo, col nome di Artephius, grazie alla pietra filosofale. I saggi che intervennero nella polemica tralasciarono solo una possibilità: che qualche collega mal intenzionato li avesse resi vittime di un inganno (impresa che non offriva le minori difficoltà, trattandosi di spiriti affetti dalla febbre dell’alchimia).

Nicolas Flanel visse a Parigi attorno al secolo XIV. Attorno alla sua figura la tradizione tessé una cappa di meravigliose leggende. In gioventù comprò per pochi franchi un libro scritto su corteccia d’albero, pieno di misteriosi simboli e figure. Siccome era incapace di decifrarlo fece una promessa, andò in cammino a Santiago de Compostela. Al ritorno a casa conobbe durante il  cammino, un medico ebreo, che gli rivelò la chiave dell’enigma.

Una volta a Parigi, seguì le istruzioni del libro e cominciò a trasformare il mercurio in oro. Fabbricò oro per svariati milioni e offrì tale fortuna a fini caritatevoli. Dal momento che era vero che un borghese ricco di nome Nicolas Flanel aveva destinato grandi somme a opere caritatevoli, l’immaginazione medievale, sempre ansiosa di miracoli, confuse la figura del mercante con quella dell’alchimista, e credé ciò che la tradizione diffuse su quest’ultimo. Un credente dallo zelo particolarmente acceso, arrivò all’estremo di comprare la casa di Flanel, al numero 16 di Rue Marivaux, e la demolì completamente, nella speranza di trovare in qualche nascondiglio il miracoloso libro in corteccia d’albero.

La letteratura su Flanel è abbondante, e allude a un buon numero di differenti “segreti”, ma quest’ultimi appartengono invero alla storia dell’alchimia propriamente detta. Basti dire che si attribuiva a Flanel la scoperta dell’Elisir di Lunga Vita; che si garantiva che non fosse morto, e che nella sua tomba si fosse depositata una bambola di legno, e dopo ciò era partito per l’Oriente con la sua sposa.

Trecento anni dopo la felice coppia ancora viveva, come informa prendendosi sul serio il viaggiatore francese: “in Asia Minore conobbi un derviscio di grande cultura che era adepto alle scienze segrete. Tra le varie cose mi disse che il maestro di tali scienze è capace di prolungare la propria vita per mille anni. Menzionai il caso di Flanel, che aveva trovato la pietra filosofale, ma che nonostante ciò era morto, come ogni altro essere umano. Il derviscio si mise a ridere ed affermò che tutti ci sbagliavamo. Flanel e la sposa erano ancora vivi, e li conosceva bene; avevano passato un certo tempo insieme, alcuni anni prima in India… mi raccontò altri fatti, su Flanel, ma tra essi non menzionerò i meno verosimili.”

Il libro che contiene queste straordinarie informazioni si chiama Voyage dans la Grece, l’Asie Mineure, la Macédoine et l’Afrique (Paris, 1712), ed è dedicato a Luigi XIV. Il suo autore lo stesso Paul Lucas che scrisse delle sue esperienze col Gran Serraglio e con le “giovani” di settantadue anni ringiovanite a causa della misteriosa erba del giardino dell’harem… e perciò dobbiamo considerarlo, è chiaro un testimone degno di fiducia.

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