Fetish!

fetish1Mi è parso singolare scoprire (e lo riporto) che le parole feticcio –e relative emanazioni: “feticista”, “fetish”, “feticismo”, etc.- e fattura, nell’accezione di “incantesimo”, “stregoneria”, una sorta di “magia”, sono imparentate ed hanno comune origine.

La radice ultima di ambedue è dal facere latino, sì, nulla di strano, ma curioso è che la prima sia giunta a noi, innescando a sua volta la seconda, dal portoghese. Il quale, essendo lingua di ascendenze latine ha evidentemente molti vocaboli che da esso derivano.

Fetiço in portoghese, da cui lo spagnolo hechizo, (prima: fechizo) oggi voce comune per “incantesimo”, “sortilegio” –e da cui appunto anche la nostra “fattura”- si riferiva al manufatto artificiale adorato da alcune tribù della costa occidentale africana, di cui riportarono notizie i viaggiatori di quella nazione famosa per le esplorazioni.

Va precisato, ma senza poter affermare altro che la presenza di una assonanza, anche perché non conosco le precise origini della parola (e qui non possiedo gli strumenti per dirimere la questione) che da Dante (Inferno XI, 59) è usato il lemma “affattura” in riferimento agli indovini.

Dal portoghese è comunque poi giunta anche all’inglese, dove fa fetish, originariamente con lo stesso significato, ma dove a partire dal lavoro di Henry Havelock Ellis (1859-1939) è arrivata ad indicare -il che è generalmente diffuso ovunque, oggi, e persino, ora come ora, principale espressione del suo campo semantico- alcune parafilie -i c.d. “feticismi”- vale a dire, tra essi, le fantasie e l’attrazione di tipo sessuale ricorrenti ed intense per determinati oggetti, quali, per esempio e tra i più diffusi: scarpe, calze, indumenti intimi, latex, occhiali, o parti anatomiche precise, come mani, piedi, collo, capelli.

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