Galanti e cortesi: discorsi tra sessi.

Tralasciando le etimologie di ambo i lemmi, che comunque sono da segnalarsi come di estremo interesse, i due termini in questione non si equivalgono.

Essere galanti ha una accezione orientata al voler piacere alle donne attraverso eleganza e buone maniere etc., e si riferisce al comportamento maschile: è un atteggiamento sessista e certamente privo di senso per una persona dignitosa e che creda e porti avanti idee di parità e uguaglianza.

Proprio perché si tratta di concetti diversi, però, chi voglia rifiutare la galanteria –legittimo e consigliabile- non faccia l’errore, sovente, di pensare di dover rispondere con la scortesia. Basta passare dalla galanteria alla cortesia per avere una situazione comunicativa ideale. La scortesia è anche essa sessista se univocamente utilizzata da donna a uomo.

La galanteria, che le donne paiono a volte ancora addirittura continuare a pretendere –persino, inconsapevolmente, insospettabili “femministe”- è, dal punto di vista maschile, il primo passo verso lo zerbinaggio italico e la patria schiavitù e prostrazione alla relazione univoca: donna-scopare.

In considerazione della “pretesa di galanteria”, molte ragazze paiono rifiutare, spessissimo, di scendere nell’arena della contesa argomentativa e nel libero e sincero confronto e scambio di opinioni e posizioni: discutere alla pari, accettare di essere contraddette e smentite, anche duramente, come succede a qualunque interlocutore.

La loro idea di “emancipazione” si riduce a un pro forma: a formulare battute inerziali (peggio della comicità metal) alle quali non gradiscono risposte altrettanto caustiche o sprezzanti. Riducono tutto, a sproposito, a un farsesco teatro di pseudocorteggiamento, nel quale però, pur mantenendo il ruolo di “dame” da conquistare, schiacciano oggi il registro retorico con scontati e banali, volgari riferimenti al sesso.

Raramente tra uomo e donna si è normali interlocutori. L’uno deve sfoggiare un particolare garbo, anche fronte a nonsensi vari ed eventuali, anche aggressivi, dell’altra, ed essi devono essere lasciati correre in virtù di una “parità” intesa in modo davvero delirante.  

Sì! Come maschio, voglio scopare! Ma a volte –spessissimo direi- diamine, sto solo parlando con una persona e cercando di comunicare un pensiero. Non c’è da andare per fratte! Atteniamoci all’argomento in modo serio, o non capiremo nulla, perderemo tempo, e non scoperemo neppure (vista l’aria…). Su questo i gay anno molto da insegnare, essendo insensibili al fascino femminile e viceversa.

Ridurre il mondo femminile a un campo di raccolta di rapporti intimi è squallido. E non è solo il maschio a ridurlo così. Quello sessuale non è l’unico campo di interazione tra i due generi, ovviamente, ma qui pare più facile dirlo che essere conseguenti. Si è persone prima d tutto, e come tali si ha un cervello e si può certo parlare solo per confrontarsi e stimolare l’arricchimento personale e la crescita, non cercare di imporre arbitrariamente e sempre la supremazia del proprio genere, o corteggiare.

Le donne per prime dovrebbero vedere con sospetto il galante, e preferire il cortese, e persino il brusco se necessario. Chi è cortese lo è con tutti, usa le buone maniere e la gentilezza con chiunque, senza secondi fini se non quello di avere un quotidiano gradevole e garbato, piacevole. Cosa che non esclude affatto la reazione dura, se necessario, e l’esposizione rigorosa e anche intransigente del proprio pensiero e delle proprie opinioni.

Dire quello che si pensa a tutti, senza sconti, dritto per dritto, è sempre e solo segno di rispetto; esigere rispetto da tutti, senza ruffianerie e galanterie è anche esso segno di rispetto, e sacrificio di subdoli e non necessari “secondi fini” affatto celati e originali.

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