Gatto-Micio e Topo

L’origine della parola “gatto” è probabilmente celtica, passata per il latino “catus” o “cattus”.

Questa radice s’è diffusa un po’ per ogni dove e in ogni lingua se pensiamo che in spagnolo si usa “gato” e così in portoghese, in francese “chat”, l’inglese ha “cat”, il tedesco “(Haus)katze”, danese e olandese “kat”, svedese e norvegese “katt” o “Tamkatt”, finlandese “kissa”, greco γάτα, etc. perfino il basco, che fa lingua a parte, ha “katu”, e così via, forse fino anche all’arabo.

La parola latina propria per il gatto è “feles” o “felis”, però! Da cui felino, felide, etc. e forse addirittura antecedente alla piuttosto “recente” domesticazione del piccolo e curioso mammifero da parte dell’uomo.

Altra parola per riferirsi al gatto domestico, pure comune, ma più tenera, in italiano è “micio”, questa ha origine latina (“musio”, “mucio”, e poi “micio”) e viene da “mus”, che però significa topo (in Lienneo, il topolino classico ha il simpatico e assonante nome di: “mus musculus”) ed è stata applicata scherzosamente e come vezzeggiativo al felino domestico già in antichità in virtù della sua radicale “inimicizia” col roditore.

Quella di “Mus” è anche essa radice diffusa per ogni dove storicamente di ascendenza comune indoeuropea e quindi non solo latina, che dà origine anche all’attuale parola inglese per topo: “mouse”. O lo svedese “husmus” il tedesco “(haus)maus”, per dirne solo qualcuna.

“Topo” (il femminile italiano è usato volgarmente, ma in modo comune, anche per riferirsi ai genitali femminili e più spesso, come sineddoche, una “bella ragazza”) invece, viene dalla parola latina che indica la “talpa”, la quale è conservata intatta in spagnolo dove “topo” significa appunto “talpa” mentre il piccolo roditore viene chiamato “ratón”. Ai bambini che perdono il dentino, per esempio, il “Ratoncito Perez” lascia qualche moneta sotto al cuscino.

Infine “talpa” dovrebbe significare “animale che scava”, da radice celtica.

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