Gli Alchimisti Immortali- CAPITOLO IV: Gli Alchimisti alle stelle (2ª digressione)

Cosa direbbero i mortali? “Guardate! Io pure, come tutti, ero più affascinato da quelle vecchie storie su di esse. Ora che so che galassie così brillanti, così numerose, sono vecchie di milioni e milioni di vite umane, mi sento spaesato. La luce pare così lenta per tanto spazio! Mi vien da pensare a quanto più lento sia io, immoto, o piuttosto impercettibile, così rapido a svanire. Chissà che caso ha mai voluto che proprio ora tutta quella luce giungesse a noi e ne parlassi e mi sorgessero tali pensieri. Lo chiederei a loro stesse se potessi contare su una risposta, un linguaggio comune, comprensione. Non la darebbero mai, o forse parlano così lentamente che non le intendo, perché di certo devono essere più intelligenti di me, e mi rifiuto di credere che non sentano nulla.”

È vero, sembra uno spruzzo di sperma nel cielo la via lattea, e non solo vecchia, dà l’idea di essere eterna. O migliaia di gocce di latte, o di sangue, o la striatura delle ruote ingovernabili di un carro schiantatosi. Tutto questo e molto ancora: vecchi Dei che narravano le loro storie grandiosamente, sopra i nostri occhi. Chissà perché paiono più belle quelle storie che la realtà, essa dà l’idea di essere più fredda, indifferente a noi, che non eravamo importanti neppure per gli dei che c’eravamo inventati. Forse in ogni uomo c’è il germe della consapevolezza di non avere alcuna importanza tranne che per se. Un essere umano, sgomento per quello spettacolo di luci, al massimo prenderebbe per la gola la vita, i suoi simili e gli direbbe: “Io protesto! Io non vi permetto di sfruttarmi oltre! Di usarmi per le vostre lordure, tormentarmi con le vostre bassezze, voi, molli pezzi di fango!”. No, non un essere umano qualunque, ma un uomo! Un uomo, direbbe questo, a tutti gli altri, distratti dal vivere, con gli occhi chini e miopi. Gli altri neppure questo e meno che mai la femmina, beata non per la sua discendenza, ma solo per la maternità. Un alchimista no! Un alchimista alzata la testa guarda dritto il sole senza distogliere lo sguardo e, agitando il pugno, impreca preannunciando la sua morte: “Vivrò più di te, astro abbagliante! Vedrò i pezzi di ferro ormai freddo in cui ti sei ridotto e andrò oltre!”

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