Hendrick’s Lunar, special edition

L’Hendrick’s Lunar è forse il migliore sino ad ora della tutta eccellente serie di edizioni speciali della prestigiosa marca scozzese.

Rispetto all’Orbium, molto diverso, guadagna forse (ma dipende dai gusti e dalle aspettative) in equilibrio ed eleganza, e rispetto al Midsummer raggiunge vette più elevate di sapidità, spinta fino alla maestosità.
Erano entrambi davvero difficili da battere, non lo credevo possibile e spero di proporre un paragone a memoria che non sia troppo appiattito sul presente; ho ottimi ricordi di entrambi. Il prossimo da provare sarà il gin Amazonia.

Il Lunar si distingue per vivaci note floreali, specie rosa e rosa bianca, ma anche lilla, viola, ibisco, forse bocca di leone e sambuco, una suggestione di lavanda. Giacinto, gelsomino, magnolia? Non sarei in grado di discernerli e andare oltre una impressione generale di complessità e ricchezza. Il profumo è inebriante, ma comunque non eccessivo.
Al palato esplode in una vera primavera di boccioli, pollini, api e persino muschi umidi, cortecce, e spezie. Pepe, cardamomo sono le principali, ovviamente ginepro, la sua freschezza imbattibile. Le caratteristiche note di cetriolo qui hanno il piacevolissimo effetto di suscitare immagini e sensazioni di umidità notturne, notte serena dopo l’acquazzone, serra o giardino d’inverno, persino sinestetici rumori di grilli e cicale. Semplicemente delizioso! La preponderanza floreale non arriva mai allo spiacevole eccesso che evoca “l’acqua di Colonia” come accade con tanti gin costosi e sgraziati.
Qualcuno lo ha definito “cremoso”, lemma che fatico a capire, forse ci si riferisce alla assoluta mancanza di increspature e a certa dolcezza di fondo e generale molto piacevole. Infatti si fatica a percepirne la carica alcolica, comunque consistente e superiore al 43%.
Potrebbe definirsi un distillato da donne, d’altronde è stato creato da una donna, ma in sintonia con la dissoluzione degli stereotipi di genere, possiamo rilassarci e godercelo senza imbarazzi anche noi fieri guerrieri di altri tempi, tempi magari in cui una vittoria aviatoria si celebrava comunque con un “aviation” e il suo caratteristico aroma di violetta.
Nel Lunar c’è già tutto, la viola, la rosa, la vittoria, la rilassatezza dell’ubriacatura arrivata di sorpresa, come una fata regina col suo corteo di fauni e elfi in una notte magica d’estate, spesa in giardino a vagare per allontanarsi da un mondo complicato e incomprensibile.
Il gin Lunar forse condensa e reitera come pochi altri liquidi, l’importanza e la necessità dell’alcool quasi-medicinale per la mente della persona intelligente, evidenzia anche la grande statura morale e saggezza di una civiltà che si basa e ha scelto di basarsi sull’alcool, celebra la complessità in modo semplice, semplificando la complessità a colpi di sapore e leggero anestetico.

Consigli per l’uso.
A mio avviso, il martini è preferibile, e ripeto “preferibile”, senza vermouth, o “Churchill”, ma sono comunque interessanti tutte le combinazioni, compresa quella “Martinez” col vermouth rosso.
Se si vuole proprio distruggerlo in un Negroni, impresa che comunque ripaga con certe soddisfazioni, suggerirei di arrivare perfino a dimezzare la dose di Campari e vermouth, o raddoppiare quella di gin.
Forse dove il gin esprime al meglio tutta la sua deliziosa capacità è nel gin & tonic, con o senza cetriolo, con o senza scorza di limone. Francamente, non sono più un sostenitore delle guarnizioni, la qualità dei distillati odierni e specie di questo, le rende spesso obsolete.
La marca raccomanda di provare un gin & ginger ale, con limone, ma fronte ad un gin-tonic di altissimo livello, forse inarrivabile, non sono stato impressionato. Finisco col precisare che non amo soda dai prezzi elevati. Combino i distillati con marche di qualità che non cercano di approfittare dell’ingenuità diffusa.

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