Hyperwebster e Longplayer, il dissolversi della “misura d’uomo”

Esistono alcuni punti di contatto tra l’idea della Biblioteca di Babele -e la sua versione virtuale- e l’invenzione astratta del matematico britannico Ian Stewart di un “superdizionario” chiamato “Hyperwebster”. E una strana comunanza ci riconduce anche a un singolarissimo componimento musicale intitolato “Longplayer”.

Il dizionario Webster, da cui il nome di quello di fantasia, è la famosa opera del lessicografo Noah Webster Jr. e fu pubblicato all’inizio del diciannovesimo secolo, diventando, in americano per antonomasia, nome comune di qualunque altro dizionario, come accade spesso con le marche di molti prodotti (Gillette per rasoio, Nutella per crema al cioccolato, Scottex per carta assorbente, Bic per penna, etc.)

L’Hyperwebster è un dizionario fittizio, concepito come composto di tutte le parole che è possibile creare usando i segni dell’alfabeto inglese; si tratta di parole di ogni lunghezza a partire da una serie di A, per finire con una serie di Z.

A, AA, AAA, AAAA, AAAAA …

AAB, AABA, AABAA, AABAAA …

AB, ABA, ABAA, ABAAA …

B, BA, BAA, BAAA    

Z, ZA, ZAAA …

ZZ, ZZZ, ZZZZ …

Le somiglianze con la Biblioteca di Babele sono evidenti, e anche un’opera del genere conterrebbe non solo ogni parola esistente e inesistente, ma anche ogni combinazione delle stesse. E come nella Biblioteca, ogni verità così come ogni menzogna sarà presente, e lo saranno ogni opera, ogni pensiero che possa essere espresso con l’alfabeto inglese, così come ogni successione di segni insensata e casuale, caotica.

Una particolarità di questa idea, però, è che ogni parte dell’opera è infinita come ogni altra, non essendoci un limite alla lunghezza delle parole, che invece, ricordiamolo, era presente nelle dimensioni dei volumi ideati da Borges.
Già solo la prima lista di “A” non ha fine, e nemmeno tutte le altre, per tutte le lettere.
Questo implica che in una suddivisione in “volumi” dell’immane lessico, uno per ogni lettera -necessariamente infiniti- ciascuno conterrebbe già anche tutti gli altri volumi.
In particolare è stato notato (e mi rifaccio alle osservazioni del video di Vsauce sul paradosso di Banach–Tarski, minuto 9.30-11.15) che se il volume della lettera “A” fosse pubblicato con l’accortezza di rimuovere la prima “A” da ogni parola -dato che il volume esplicitamente indica che di quella lettera si tratta e non occorre ripeterlo- esso possiederà già il contenuto anche di tutti gli altri volumi. La situazione è paradossale, anche considerando che sottraendo qualcosa, il contenuto pare aumentare.

Forse, se la Biblioteca di Babele contiene anche le “Enciclopedie”, problematica che abbiamo trattato, essa potrebbe contenere anche il “superdizionario”, in tutti i suoi volumi, separati secondo i parametri del posto. Tutto sommato anche l’Hyperwebster è un’opera che può essere concepita e come tale intrisenca ai limiti del linguaggio. In tal caso il confine tra incommensurabile e infinito collasserebbe del tutto e la topologia del luogo sterminato che accoglie i volumi di tutto quanto può essere detto, pure, dato che in alcune regioni (infinite regioni) esso sarebbe pieno di infiniti libri tutti uguali, il che era stato postulato come impossibile.

Il componimento chiamato “Longplayer”, invece, è un brano musicale concepito per durare mille anni, senza mai ripetersi, e creato con l’uso di un algoritmo. Si trovano notizie sulla sua ideazione ed esecuzione su Wikipedia, non occorre ripetere, ma soffermiamoci piuttosto sul fatto che anche un tipo di opera del genere -come la realizzazione virtuale della Biblioteca di Babele-, lancia una sorta di “sfida verso il disumano”, cioè verso il concepimento e la realizzazione pratica di idee che esorbitano le attuali e limitate capacità di comprensione e di apprensione dell’essere umano.

Esistono oggi, grazie alla tecnologia, opere che sono un nostro prodotto e come tali un’espressione tipica delle nostre caratteristiche di esseri pensanti e artefici, ma che sorpassano le stesse e le nostre condizioni individuali. In un certo senso anche questo ha del vertiginoso e del paradossale e si rimane spaesati e confusi. Anche la Wikipedia, un’enciclopedia in tutte le lingue, che se stampata occuperebbe migliaia di volumi, per di più in continua crescita, anche se la consultiamo tutti i giorni è nel suo insieme esorbitante per la mente umana, non riusciremmo mai a consultarla interamente. Quel lento e cieco processo chiamato evoluzione è riuscito a costruire una creatura che riesce a costruire cose che quel processo lento e cieco non sarebbe stato in grado di costruire, oggi l’uomo crea oggetti che lo superano, l’ultimo dei quali un’intelligenza superiore, quella artificiale. 

La presenza di situazioni “incontrollabili” e incalcolabili non è certo una novità, anzi è una costante dell’inventiva e della speculazione umane, che ne sono sempre state affascinate, specie in chi ha buone capacità di astrazione. Si possono ricordare vari esempi del passato, per esempio è famoso e usato anche da Dante il racconto del chicco di riso raddoppiato su ciascuna della sessantaquattro case di una scacchiera, che, contrariamente a quanto l’intuizione suggerisce, porta a una quatità immane di cereale, impossibile da soddisfare con i mezzi a disposizione sul pianeta. Dante aveva anche chiaro che le porzioni infinite di infinito sono anche esse infinite e, insomma, che i numeri pari non sono la metà di tutti gli ordinali, ma ne sono altrettanti.
Molti giochi e dei più antichi e tradizionali sono concepiti proprio con una vastità e profondità insondabili persino per i calcolatori più potenti non solo di oggi, ma forse anche del futuro. Le possibili mosse e posizioni di una partita di scacchi (con certa prudenza forse sulle 10120) è maggiore del famoso Google, ovvero di 10100, e vale a dire di dieci seguito da cento zeri, numero maggiore anche delle particelle dell’universo conosciuto, stimate in dieci alla ottantesima. Il cinese go è assai più complesso.  
Allo stesso modo le possibili configurazioni di un, a tutta prima banale, mazzo di carte da gioco francesi arriva alle quantità che potrebbero aiutare ad avere un’idea di quelle della Biblioteca di Babele. Per curiosità suggerisco ancora una visita ad un video del Canale YouTube di Vsauce min. 14.20, che si occupa in modo brillante di tali amenità, dove si troverà una spiegazione efficace di come rappresentarsi mentalmente la quantità di cui si tratta, proposta in un modo che ricalca quella di 52 Factorial e che è molto suggestiva e ingegnosa. Limitiamoci a dire che è molto probabile che mescolando le carte esse si presenteranno in una configurazione mai datasi prima nella loro storia, nonostante l’esistenza della infaticabile Las Vegas e di tutti i tavoli da gioco presemti, passati e futuri. Non solo è estremamente più probabile che mescolando le carte ne esca una versione inedita, ma anzi sarebbe quasi miracoloso se si desse il contrario. Si tratta di 8,0658×1067 possibili diposizioni, una quantità che per quanto sia davvero immane è comunque nemmeno vicina a quella degli esagoni di volumi scaturiti dalla mente geniale di Borges.

Oggi però queste quantità iniziano ad assumere una concretezza e vicinanza, riescono ad interpolarsi nel nostro vissuto e ad essere percepite con una consapevolezza assai diversa che nel passato, e diventano sia un segno delle nostre maggiori conoscenze e conquiste, sia una sentenza inappellabile sulla nostra insufficienza. 

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