I BOIA e altre Atrocità: Nota Preliminare e Introduzione

Nota Preliminare: brevemente sulla pena di morte

Dal momento che, come si vedrà, questo scritto ha come tema implicito la pena capitale, voglio dirlo chiaramente: pur con tutte le mie tendenze misantrope, sono assolutamente contrario alla pena di morte!

Non solo per le usuali ragioni: perché, come tanti, sono generalmente contrario a barbarie e violenza, o perché si deve essere contro la barbarie e la violenza specie quando ad applicarle sono persone che dovrebbero averle “superate” e dovrebbero rifuggirle (istruite, civili, sociali), perché la sua assenza può diventare “il simbolo” di uno stato specifico della propria civiltà e dei suoi obiettivi, o perché considero che la sua concreta applicazione abbia scarsi effetti di deterrenza, ed avvenga in detrimento dell’uguaglianza, colpendo solo le sfere più deboli della società e solo in quanto tali, e sia contraria a un illuminato principio di solidarietà, cooperazione e mutua assistenza… tutte ottime considerazioni e ce ne sono molte altre, ma anche per alcune mie personali idiosincrasie.

In particolare non percepisco nulla di più ripugnante e spaventoso che la “burocratizzazione” della violenza e della morte!

Inoltre non lascerei mai a un magistrato, cioè in definitiva –almeno nel mio Paese di origine- ad un burocrate che ha “superato un concorso”, dimostrando solo di aver “appreso a memoria” ciò che la “legge dice” -e come vedremo essa può “dire” qualunque cosa-, di disporre non solo della libertà (che è già tanto), ma addirittura della vita umana. Ci sono ragioni razionali per punire, ma probabilmente non ce ne sono di razionali per considerare che il rischio dell’abuso valga la poca soddisfazione emotiva che questo tipo di vendetta garantisce.

Non ripeterò la mia posizione.

Sono una persona di tendenze illuminate che vuole e cerca di costruire un “mondo migliore”, ma sono anche realista, e ciò mi spinge a considerare come del tutto impraticabile, allo stato attuale dello sviluppo dell’essere umano, liberarci completamente delle reazioni violente alla violenza. La violenza non ha solo un fine pratico, diremmo euristico, dato che ci “libera dai problemi” in un modo tutto sommato sbrigativo ed economico, ma è anche un linguaggio, il linguaggio adatto a chi solo la violenza sa capire.

Non dimentichiamo però che tanti violenti aggressori del presente, che ci creano rabbia, odio e stimolano la nostra ferocia più ancestrale, sono stati le vittime del passato che ci avrebbero allora commosso e per cui avremmo sentito compassione.

Il mondo, per dirlo in modo piano ed infantile, è “brutto”, è una continua lotta, “la Natura” ci ha messo in questa insensata contesa tante volte così distruttiva, irrazionale, e il nostro supremo gesto di ribellione e libertà sarà quello di scardinare tale perversa dinamica.

La nostra missione per il futuro sarà liberaci dalla ferocia predatoria che abbiamo dentro ed essere tutti felici.

 

 

Introduzione

  1. Questo scritto è una carrellata di umana atrocità!

Esso ha come protagonisti, e come tema portante, i boia e secondariamente le loro esecuzioni e i casi che sottendono ad esse. Menzionerò tutti quelli di cui sono riuscito a trovare notizie certe, con digressioni sulla pena di morte, tecniche di ammazzamento e altri episodi di storia macabra, che riguardano, per così dire, “gente uccisa a sangue freddo da altra gente”.

Inizialmente i dati in esso contenuti erano stati collezionati con lo scopo di essere “montati” in un racconto fantastico, il lungo monologo di un boia erudito e benestante al nipote che iniziava la “carriera di famiglia”, ma poi ho optato per la vecchia e oggi più desueta forma del pamphlet, che mi ha sempre affascinato, non ho mai usato, ed è stata tipica specie di pensatori illuministi come Voltaire e di quell’epoca affascinante quanto alle lettere, alla quale personalmente in qualcosa mi rifaccio.

Questo lavoro contiene ad ogni modo un suo valore prettamente “letterario”, non illustra pianamente le mie posizioni o opinioni, né storiche, né etiche, ma è composto in primo luogo per suscitare certi sentimenti. Lo ribadirò.

  1. Giù la maschera!

Niente allusioni, inizialmente avevo pensato a un “interlocutore” determinato nel concepire questo pezzo. In un certo senso esso è dedicato a tutti coloro che affermano, vivendo in un loro strambo mondo fantastico –che alcuni chiamano persino “tradizionale”-, di sentirsi oppressi e tiranneggiati oggi; si sentono in un’epoca spietata e crudele, vittime di soprusi massificati e invincibili, arbitri, si percepiscono non liberi. Disprezzano come ipocrite le libertà conquistate solo di recente nella storia umana, che affermano essere illusorie e di non avere affatto, e per la difesa delle quali, quindi, non lottano.

Per di più affermano il tutto, come se nel passato si fosse davvero data un’epoca migliore, libera, giusta, appunto semplice e “tradizionale”. Invece di voler andare avanti e migliorare, si stringono a un passato che non s’è mai dato e che è sempre e solo esistito, nel migliore dei casi, nella mente dei poeti.

Non sopporto più questo atteggiamento, culturalmente nullo, e poi vile, passivo, vittimista, se esso ha la pretesa di spacciarsi per punto di vista politicamente attivo. Della mia bella civiltà, quello che detesto maggiormente è il vittimismo, che è forse un po’ tipico di una formazione religiosa di origine pauperista e mediorientale.  

Nelle versioni più estreme questi signori denunciano i gravi soprusi planetari come orditi da spietati governi illegittimi e solo illusoriamente democratici, o peggio da spietatissimi privati, come i famosi “banchieri internazionali”, tiranni del mondo, o parlano di nebulosi complotti, di cui poco sanno riferire, perché assolutamente segreti, ma di cui loro i “Mr. Nessuno” di “ovunque” sono a conoscenza, forse perché dotati di una intelligenza e capacità di analisi straordinarie, che però non gli consentono di avere altro successo che lo scoprire razze aliene che si muovono tra noi.

Osservare la storia porta a ben altre conclusioni.

In alcuni casi, nel delirio, si arriva pure a inconsistenti teorie, che, tanto per cambiare, nelle versioni più odiose e anche più pericolose hanno, come sempre, a responsabili i soliti giudei, che operano attraverso multinazionali, case farmaceutiche e tutto il resto.

Eccola la “tradizione”, l’unica che posso osservare da sempre nella storia: prendersela con qualcuno! E di solito gli stessi.

E quindi quanto segue è “dedicato” anche a coloro che, magari immersi nell’insoddisfazione personale, o bramosi di distinguersi nel facile modo di non concordare con i più su qualcosa di piuttosto certo, per proporsi come “alternativi”, “speciali”, nella loro intima e manifesta pochezza, ancora si sentono in animo di riproporre come risolutive trasposizioni di idee che nel passato hanno provocato orrore, e oltre ottanta milioni di morti -non naturali- in meno di dieci anni (seconda guerra mondiale). Per dirne solo una.

Non se ne ha mai abbastanza! Se esistesse un “diavolo”, sarebbe colui che, distrutto tutto, ti induce ad invocare una nuova distruzione.

Per non parlare di quegli ipocriti spudorati che in pratica affermano di essere oppressi e “costretti” magari a vestire decentemente, a comprare uno smartphone, a giocare a casa con la Play Station a PES e a bere l’infame Cocacola e tutto il resto del consumismo che detestano tanto, ma sono “costretti” a praticare; poveracci! Non vedo nessuno che gli punti una pistola alla tempia!

Sono costretti ovviamente anche a rompere i coglioni sui social, per criticare il bieco progetto di massificazione e “pensiero unico”, portato avanti proprio con mezzi come i social network. Geniale! Meglio essere originali sparando scemenze in cui palesemente non crede nemmeno chi le spara, che sforzarsi di fare qualcosa di utile. È sempre difficile essere costruttivi; essere creativi nel distruggere, invece, è facile, come vedremo presto, ed indice chiaro di una psiche tanto banale quanto arrogante e presuntuosa.

Dedicato a loro, non significa che voglia convincere nessuno o che mi aspetti che leggano, tra l’altro voler convincere degli imbecilli è fatica sprecata. Semmai, come mio solito, voglio prenderli in giro con un po’ di erudizione, divertirmi alle loro spalle, ridere. Almeno saranno buoni a qualcosa, da buffoni che sono. Quindi ho scritto per gente come noi, caro e sporadico lettore!

  • Ovviamente nel comporre questo “teatro degli umani orrori” ho cercato di essere onesto.

Ho cercato di prendere ciò che era in tema, senza “filtrare le informazioni” per comporre un “disegno” che avevo già elaborato in mente. Ho scelto i casi più curiosi e bizzarri, ma molto di ciò che apparirà è stato una sorpresa pure per me venirne a conoscenza. E che certi “pregiudizi nazionali” paiono, una volta tanto, avere qualche fondamento è solo un dettaglio. Mi piace essere illuminato, ma anche essere sincero e non costretto dal politicamente corretto.

Ho attinto dalla rete in varie lingue ed è scontato, ma lo preciso, che mi sono avvantaggiato dei traduttori online, dato che non parlo sei-sette lingue. Ho verificato il tutto il meglio che potevo e solo poche volte ho “romanzato”. Anche se ci fossero imprecisioni, il discorso generale, temo, non sarebbe inficiato, ma sarei grato a chi me le segnalasse.

Da un lato, con questo modo di procedere, volevo anche dimostrare che oggi la splendida civiltà in cui viviamo ci dà accesso a una quantità di conoscenza immane, per accumulare la quale in passato sarebbero serviti mesi, se non anni non solo di ricerca e lettura, ma di spostamenti, investimenti, etc. Da un altro, volevo condensare quello che ci vorrebbe varie settimane a leggere frammentariamente, in uno scritto il più organico possibile su un tema piuttosto preciso.

Detto in altre parole: oggi ciò che può renderci “speciali” non è più il disporre di un accesso privilegiato alla conoscenza (per fortuna a disposizione di tutti), ma solo il saperla organizzare.

Questo mio modo di usare le risorse in rete lo ho già sperimentato nei miei post etimologici e mi pare utile anche alle masse (ma che masse?) che vogliano conoscere qualcosa senza perderci troppo tempo. Se uno si fida del sottoscritto… 

Sono un “illuminista” e un progressista, ma non perché mi sia arrivata in un momento della vita un’illuminazione che mi ha insignito dell’incombenza di combattere una “guerra santa contro qualcuno”. Non odio nessuno per preconcetto e nessuna posizione se sincera, anzi, le prendo in considerazione. Odio solo la falsità consapevole, la frode, la menzogna ordita con uno scopo di ottenere un triste e preciso vantaggio, cercato da un maligno opportunista cialtrone. Come ce ne sono tanti. L’idiozia, invece, non è un crimine, ma va pur contenuta e troppi imbecilli oggi parlano senza avere idea di nulla.

Sono stato educato come qualunque uomo della mia cultura in Italia, ma grazie alla stessa, dedicando tempo e facendo qualche rinuncia, ho potuto realizzare un percorso, approfondire e conoscere qualche episodio della storia umana. Sono frutto di quell’educazione media e sospesa tra bolscevismo e cattolicesimo (ai miei tempi era così) proprio come la nostra civiltà attuale è frutto di quel Medioevo che aveva già in sé il germe della conoscenza scientifica. Quel Medioevo che oggi dovrebbe spaventarci e a cui non dovremmo tornare.

So che coloro che si fregiano di belle parole, che a volte sfociano nell’odio, ma più spesso sono liriche, anche commoventi, suggestive, se e quando non sono male intenzionati, sono per lo meno completamente al di fuori della realtà e incompetenti. Vivono, o piuttosto parlano, di un mondo che non è mai esistito, dato che per fortuna, pur dando ancora torto a Leibniz e la ragione a Voltaire, non sarà questo il “migliore dei mondi possibili”, ma è di gran, gran, gran lunga, almeno nel nostro caso di privilegiati occidentali, il miglior mondo che abbia mai visto la luce del sole. Un mondo che dovremmo migliorare ancora, ma di cui dobbiamo essere felici e che i nostri antenati ci invidierebbero. 

  1. Mi piacerebbe un’umanità priva di atrocità e sofferenze!

Ma tutto sommato non è questo il punto, come non è mai il punto quello che si spera. Il punto potrebbe semmai essere, e se c’è, quello che si fa, e conoscere la realtà storica della bestia uomo per cercare di migliorare ancora, trovando un modo concreto di ottenerlo; ed esso è potenziare la tecnica, la scienza, la conoscenza, e il benessere. Studiando diritto penale prima, e la storia poi, mi pare proprio di identificare una salda relazione tra il grado di benessere di una civiltà e la mitezza delle sue pene e sanzioni. La “civiltà” è legata al benessere diffuso, come le atrocità all’indigenza.

Sbaglierò, può darsi, ma nel cammino verso il futuro non vedo altre vere alternative e qualcosa di più efficace ed anche di bello che il sapere. Perché per quante storie vogliamo inventare e per quanto esse possano essere divertenti e proporre -nel migliore dei casi- una “rilassante fuga dalla realtà” -altre ci portano al fanatismo e alla dissociazione, all’aggressione e alla violenza- conoscere ciò che è, è sempre un’esperienza di ineguagliabile forza e bellezza. 

Voglio ulteriormente chiarire. Non credo che potrei nemmeno sperare di fare “bella figura” proponendo uno scritto che voglia, cosa sempre un po’ ipocrita, “spingere alla riflessione” e possa contribuire ad avanzare verso un mondo più pacifico, evitare certi orrori; forse mi vergognerei anche di essere così ambizioso e al contempo così banale, nazionalpopolare. E non vorrei passare per essere migliore di come sono, ma neppure peggiore. Ho un mio sinistro orgoglio e testardo. Il fatto è pure che non si riesce ad amare veramente l’umanità se la si osserva con attenzione, e questo rende impossibile voler cercare la sua approvazione. Si arriva solo alla paura, la diffidenza e alla voglia di isolamento.

Al contempo come si fa a non sentire pena per essa? E per tutti noi che ne facciamo parte. Rimane solo di provare di organizzare la vita il meno peggio che si riesca, come sopra proposto.

L’idea è di offrire una panoramica del delirio umano, del doloroso e costante sforzo insensato per andare avanti tra atrocità e sofferenze. Ognuno tragga le sue conclusioni.

Dal punto di vista “stilistico” spero di suscitare un senso di malessere, di soffocamento, far emergere attraverso tanti “crimini” e paradossalmente “lotte al crimine” e tanti episodi di raggelante “giustizia umana”, quanto angosciante sia l’esistenza, che per alcuni di noi ha quasi esclusivamente significato morte. Non dobbiamo più permetterlo!

Per ottenerlo ho anche costellato il pezzo di considerazioni banali –solo poche altre lo sono meno-, e specie di uno strano e macabro “spirito di patata”, cinismo,  che non ha lo scopo di divertire, ma semmai di irritare, “far cadere le braccia”. In principio questo era il carattere morboso e lezioso del protagonista del racconto, al quale non ho voluto rinunciare, ma che non vorrei fosse attribuito pianamente a me. Di qui la necessità di questa precisazione.

Se ci fosse un senso in questo scritto esso potrebbe solo essere che l’esistenza un senso non ce lo ha. Tutto accade per congiunture, errori, casualità, in modo disordinato, sciatto, raffazzonato, squallido, anche nei momenti considerati “importanti”, dal punto di vista del nostro ordine mentale e delle nostre aspettative.

Forse è un bene il comune destino nella vicenda di ciascun essere umano di non poter conoscere le “alternative” alle nostre supposte “scelte” (cosa sarebbe successo se…) Il mondo è uno, e sia o no determinista la sua meccanica (non lo sappiamo), il risultato è sempre e solo il “determinismo di fatto”, dato che la realtà è una, e prende sempre e solo un unico, troppo spesso desolante, cammino.

Le ipotesi rimangono solo un fantasma nella nostra testa, una composizione per lo più “grammaticale”. Avrei voluto… avrei dovuto… sarebbe stato… sarebbe successo… Comune a tutte le lingue, ma vana.

Qui di seguito appariranno tante vicende di morte, dettagli macabri, ma non c’è solo crudeltà e malvagità, tale scenario sarebbe troppo consolatorio nella sua chiarezza, dirimente su quello che siamo; c’è anche colpa, anche amore, a volte eroismi, tenerezza, pentimenti, ma tutto, assolutamente tutto ha qualcosa di paradossale e disperante.

Buona lettura.

 

*I Caratteri Tipografici usati nella versione in .pdf, detti Baskerville Old Face, dal nome del suo creatore, sono un omaggio a quelli che la sua vedova vendette nel 1779 a Pierre A. de Baumarchais, il quale poi li userà per stampare, tra il 1785 e il 1789, tutte le opere di Voltaire.

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