I BOIA e Altre Atrocità, Parte I

Quello del boia pare proprio essere uno di quei lavori “eterni”, con alterne e contraddittorie vicende nel concreto storico, ma per ora ancora di solida tradizione.

Tenendo in considerazione che ciascuna umana traiettoria finisce sempre e necessariamente “male”, cioè con la morte, tra gli esecutori di pene capitali, per quanto in genere si tratti di un lavoro che suscita pregiudizi ed è sgradevole, assai stressante, essendo frequentato dai “macabri fantasmi dei cadaveri”, da rimorsi, pudori, sensi di colpa, c’è senza dubbio anche chi ha avuto certa fortuna. Si trova di tutto.

Come tutto nella storia umana c’è chi ha avuto tremende tragedie, chi una vita del tutto tranquilla, o persino un vasto e generalizzato prestigio, chi è stato macerato dalla colpa. Forse i paesi più inclini a trattare con rispetto il boia sono stati anche quelli meno propensi ad avvantaggiarsene, ma questa considerazione è piuttosto “romantica”, sentimentale e quindi, come ogni altra del genere, in fin dei conti, arbitraria.

Ad ogni modo si fa un gran vociare dell’abolizione definitiva della pena di morte, passo avanti verso “la pace nel mondo”, ma allo stato attuale 36 paesi la praticano, tra essi il più avanzato (… ma forse non sempre) e potente di tutti (gli USA), e solo 103 l’hanno definitivamente abolita. Persino nella Città del Vaticano, dove i regnanti affermano di applicare la assai mite dottrina di un filosofo -o un semidio- pacifico e perfettamente buono, era prevista, alla fine, in caso di tentato omicidio del Papa; unica persona ad essere protetta in un modo così speciale, come è d’uopo che sia nei confronti di un monarca assoluto, uno di quei pochi rimasti in Occidente. Essa, infatti, venne formalmente rimossa dalla Legge Fondamentale solo il 12 febbraio 2001, su iniziativa di Papa Giovanni Paolo II, che tra l’altro un attentato grave lo subì.

Parlando di boia e esecuzioni, non paiono esserci stati Papi pubblicamente giustiziati, il lavoro di re è certamente più rischioso sotto questo aspetto, dato che la storia ne è, invece, costellata. L’unico insulto pubblico, o il più famoso, registrato contro un Pontefice è stato lo schiaffo di Anagni, a un Papa certamente criminale, per conto di un re anche egli criminale anche peggio. Come era d’uso al tempo, quando comandavano quasi solo brutali assassini e avidi mestatori.

Ciononostante di Papi assassinati, modo dei più “tradizionali” di lasciare un incarico imperiale, se scorriamo anche solo la lista dei quarantaquattro imperatori romani che seguirono questa sorte su ottantacinque e se consideriamo la Chiesa Romana come una sorta di prosecuzione di quel sistema, ve ne sono vari, per esempio, Leone V.

Nella storia della Chiesa però non mancano altri orrori caratteristici, come il famoso processo non solo a un morto, pratica non rara all’epoca, come per secoli non è stato raro processare e giustiziare pure animali, ma addirittura ad un cadavere, di giusto un annetto, quindi piuttosto schifoso, quello di Papa Formoso. Il quale, per inciso e curiosamente prese questo nome, inedito e mai ripetuto nella storia della Chiesa, in virtù della sua bellezza. Presente in tutto il suo splendore putrescente al sinodo tenutosi in San Giovanni in Laterano, fu rivestito da Papa, e parlò in sua difesa per bocca di un diacono a ciò incaricato dal suo odiato nemico, il successore Stefano VI, ideatore della macabra farsa.

Stranamente le sue argomentazioni non furono ascoltate, egli fu condannato; non potendo essere ucciso di nuovo, gli furono amputate le tre dita secche e annerite usate per le benedizioni, fu trascinato per la città e poi buttato nel Tevere. Correva l’anno 897!

Molti, invece, sono stati i giustiziati sul suolo Vaticano, ed è incommensurabile il numero di condannati a morte per conto della Chiesa, specie se come è corretto fare, aggiungiamo i soggetti affidati al così detto “braccio secolare”, cioè uccisi e spesso prima torturati, a mano del potere imperiale, o di Re o chi per loro, ma su impulso papale. Per non dire, infine, di tutti coloro che sono stati uccisi per motivi religiosi, il conto qui sarebbe impossibile e in continua ascesa anche oggi.

Città intere furono sterminate, solo per dirne una, la più famosa, a Beziérs furono massacrate circa ventimila persone nel 1209. Celebre la frase “Dio riconoscerà i suoi” (cioè gli eretici dai non) attribuita nelle circostanze ad Arnaud Amaury.

Una leggenda descrive il frutto di una politica di “tolleranza zero” verso il crimine voluta dal Papa marchigiano Sisto V, come una tale abbondanza di teste sul ponte di Castel Sant’Angelo, da essere divenute più numerose dei meloni al mercato.

Arnaldo da Brescia nel 1155 fu impiccato, bruciato e le ceneri sparse nel Tevere affinché non ne fosse possibile il culto, dato che buona parte della popolazione romana ne appoggiava lo spirito riformista; stessa sorte hanno avuto più di recente i resti di Bin Laden, d’altra parte, gettati in mare per evitare che i suoi accoliti fanatici avessero un appiglio per la sua odiosa celebrazione.

O Gherardo Segarelli l’eretico della setta degli apostolici, arso vivo nel 1330 e maestro di Fra’ Dolcino, a sua volta spolpato con le tenaglie poi arso vivo, dopo aver dovuto assistere al rogo della sua innocente compagna, la giovane Margherita Boninsegna. Che non si è disposti a fare pur di far male a chi si odia! Via, via fino all’ultimo giustiziato per “mano” papale, Agatino Bellomo, condannato per omicidio e ghigliottinato a Palestrina il 9 luglio del 1870. Nella sola decade del 1850-59 furono uccise un centinaio di persone dallo Stato Pontificio, molte delle quali ventenni, o persino più giovani.

Come per la guerra, ci si augura che la pena di morte cessi del tutto di esistere e che l’essere umano scopra i vantaggi di una perfetta, definitiva fratellanza e solidarietà, ma si deve essere realisti, per ora tale opzione pare distante! L’evoluzione non ci ha ancora condotto alla pace universale. E ciò quand’anche la violenza sia certo più contenuta che in passato, e anche, nonostante episodiche contraddizioni come i filmati dell’Isis, meno esibita. Il benessere (dove c’è) ha molto contribuito alla maggiore mitezza.

Costruire benessere materiale significa costruire civiltà.

È curioso forse che molti carnefici, se non la maggior parte di quelli che abbia espresso un’opinione, abbiano loro stessi affermato di essere del tutto contrari alla pena capitale. E, pur non essendo in genere pentiti di essere coloro che in concreto la amministravano, forse hanno generalmente sentito di esserne stati anche le vittime più durature.

Si deve concludere che uccidere, per quanto fattore storico costante, sia davvero contrario allo spirito umano.

Il carnefice d’altra parte mette in pratica le decisioni di altri. A volte non è neppure riconoscibile, è celato da un cappuccio, atto a significare “l’impersonalità dalla giustizia”.

E ciò quand’anche nel linguaggio italiano “boia” sia una parola usata come insulto, spregevole. Come “puttana”, indica qualcuno che si vende, che è disposto a tutto (ad uccidere, a fingere di amare, a concedersi) per soldi, e figurativamente potrebbe quindi riferirsi a buona parte dei cittadini, specie quelli di certo successo.

Continuando ad essere realisti, si deve notare che non c’è giorno che l’essere umano non sopprima suoi simili, in un modo o in un altro, o non appoggi la soppressione, o comunque sia, nella maggior parte dei casi, indifferente e rimanga inerte dinanzi alla stessa. E perché mai sarebbe più virtuoso un indifferente o un inerte, che chi invece è bene o male capace di assumersi le sue responsabilità, prendere l’iniziativa ed agire con cognizione di causa e persino suo malgrado, se del caso?

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