I BOIA e Altre Atrocità, Parte III

Se quello del boia è un lavoro che spesso si tramanda in famiglia, ci sono persino finte “discendenze” inesistenti.

Arthur Bartholomew English fu un britannico che divenne il boia canadese nel 1912. Prima era stato assistente di John Radclive, un veterano con vent’anni di impiccagioni alle spalle. Lui mandò avanti il lavoro per altri 23 anni, prendendo però lo pseudonimo di Arthur Ellis, per riprodurre il cognome del famoso e infausto John Ellis, col quale però non era affatto imparentato; circostanza che qualcuno volle credere per forza, ma che è da escludere dato che John Ellis ebbe un solo fratello, James Preston nato nel 1887, che avrebbe avuto solo 25 anni quando egli iniziò la sua carriera, non potendo essergli padre. English, come da tradizione britannica, eseguì oltre 600 impiccagioni nella sua carriera e molti suoi successori lo imitarono e adottarono il suo pseudonimo “Ellis” che è cognome ormai indissolubilmente legato alla professione di boia.

Tutto sommato negli ultimi secoli quello di carnefice è stato nella maggior parte dei casi un lavoro con un ritmo poco sostenuto, fuori da circostanze storiche, che, non può mai dirsi per certo, ma paiono difficilmente ripetibili, come i vecchi massacri di intere città o fazioni. Jan Mydlář ad esempio fu ricordato per la mirabile performance del 1621 in cui uccise di fila e a mano 27 capi della ribellione boema. Normalmente si portano a termine pochi interventi ogni anno. Persino English, con la sua bella carriera costellata di esequie lavorò una media di un giorno su tre!

Tra i più attivi, ne sono rimaste leggendarie le performance, in tempi risalenti, si deve citare Capeluche il bastardo sanguinario della congrega francese dei macellai. Alcuni boia hanno avuto la strana sorte di sopprimere coloro che li avevano persino salvati dalla morte e per cui avevano lavorato, ma questo è stato l’unico che si conosca ad aver, invece, istruito lui stesso il boia che finalmente gli spiccò la testa dal busto con una scure, per ordine del duca di Borgogna, Giovanni Senza Paura, che era assai stufo di gentaglia fanatica come lui.

Ci vuole perizia, come vedremo, per eseguire un lavoro del genere in modo pulito, che non sempre c’è stata, specie in Inghilterra, meglio istruire bene il proprio successore, non si sa mai. I fatti sono poco noti, o li ho potuti conoscere solo in modo confuso, ma avvennero ai tempi di Carlo VI di Francia, il re pazzo, padre di Carlo VII, quello sotto il cui regno Giovanna D’Arco fu messa a morte e poi fisicamente giustiziata da Geoffroy Thérage.

Carlo VI, tra molte altre crisi e pazzie, che ovviamente -che bella forma di governo la monarchia!-  non gli impedirono di reggere un paese, per un periodo ebbe l’allucinazione di essere fatto di vetro, pretesto con il quale non si lavò per mesi. Non che i francesi e specie i monarchi siano mai stati famosi per l’igiene personale, come è noto e si può ben motivare leggendo delle abluzioni mattutine e serali del Re Sole: un asciugamano inumidito passato frettolosamente addosso, in un rituale di Corte indecentemente affollato, complesso e fatuo. Solo considerando ciò e la leziosità di quella Corte di idioti, non sorprende che poi si sia deciso di affidare alla perizia dei carnefici di far finire i capi vuoti di molti dei loro successori in canestri di vimini.  

Alla Corte di Carlo VI, Victor Hugo, ne “I Miserabili”, attribuisce l’invenzione delle carte da gioco. Un gran passo avanti nella storia! Lo stesso re ispirò il racconto di Edgar Allan Poe, “Hop Frog”, a causa dell’incidente del così detto “ballo degli ardenti” in cui perirono bruciati quattro danzatori mascherati da scimmioni, ma non certo per colpa di un nano innamorato e vendicativo fino all’omicidio, come accade nel macabro racconto dell’immenso scrittore americano. 

Anche la famiglia Sanson si dedicò per generazioni alle esecuzioni capitali e con straordinarie capacità euristiche. Charles-Henri Sanson, con tanto di titolo di Chevalier de Longval, fu boia reale di Francia durante il regno di Luigi XVI e poi, ovviamente, primo boia della Prima Repubblica Francese. Perché mai cambiare?

Intraprese la carriera di carnefice nel 1754, succedendo al padre gravemente malato. Fino ad essere nominato ufficialmente “bourreau de la Ville, Prévôte et Vicomte de Paris”. Nel medesimo anno divenne ufficiale esecutore del re (Prévôte de l’Hôtel du Roy) presso la corte di Versailles, come prima di lui già suo fratello Nicolas Charles Gabriel Sanson.

Amministrò la giustizia capitale nella città di Parigi per oltre quarant’anni, sopprimendo di sua mano oltre 2.900 cristiani, tra cui il re in persona. Pur non essendo certo un monarchico, all’inizio fu riluttante ad eseguire la condanna del re.

Regicidio! Ecco che si materializzava alla fine la Giustizia Divina, per mano di gente che in Dio non credeva troppo, ma che era divenuta ciononostante esecutrice delle maledizioni che i capetingi -capostipite il macellaio Ugo- avevano attratto su di loro da quando l’infame Filippo IV il Bello -per cui conto anche lo schiaffo di Anagni a Papa Bonifacio VIII, già menzionato- aveva fatto sterminare i Templari. Lo maledice Dante, lo maledisse ancora più fortemente Jacques de Molay, Gran Maestro dell’Ordine che, prima di essere bruciato sul rogo, fu torturato, narra la leggenda, fino a che i malleoli bruciati non caddero a terra.

Suo figlio si occupò di Maria Antonietta, e succedette al padre nel 1795. È famoso che la monarca nella sua gran dignità, avendogli pestato un piede per sbaglio, disse: “Perdonatemi signore, non l’ho fatto apposta”. Si presentò vestita di bianco, essendole stato, da una massa di ignoranti, proibito di indossare il nero, senza sapere che anticamente proprio il bianco era il colore di lutto per i regnanti, come è ancora colore di lutto in India, e solo poi fu sostituito dal nero, da sempre evocativo della putrefazione, come lo è anche nella fase alchemica della nigredo.

Da dopo il 25 aprile 1792, con l’esecuzione di Nicolas Pelletier, condannato per omicidio e furto, i boia francesi usarono sempre la ghigliottina, nella quale poi incapparono non solo i monarchi e i nobili finalmente esautorati, ma anche ben noti rivoluzionari come: Danton, Robespierre, Saint-Just, Hébert, Desmoulins.

Furono anni molto indaffarati, ma Sanson ebbe comunque il tempo per qualche hobby tra cui la dissezione di cadaveri, e la cura con erbe da lui stesso coltivate in giardino. Suonava il violino e il violoncello, ascoltava Christoph Willibald Gluck, o frequentava lo strumentista tedesco Tobias Schmidt, che poi costruì anche la ghigliottina che questi usò per il suo lavoro.

Il fatto è che quando si decise di costruire la prima ghigliottina, il carpentiere del demanio Guidon, per far iniziare ben bene la nuova forma di governo repubblicana, gonfiò a dismisura il preventivo per i materiali chiedendo ben 5.660 franchi. Uno scandalo! Un lavoro per cui, grazie al risolutivo Sanson, il quale presentò a Antoine Louis, incaricato della faccenda, il suo amico e clavicembalista prussiano Tobias, si arrivò a risparmiare ben 4.700 franchi, dato che quello si offrì di realizzare la macchina per soli 960 franchi.

Si narra che interpellato da Napoleone stesso, se riuscisse a chiudere occhio la notte dopo tanti ammazzamenti, da uomo vero e forte quale era, rispondesse con coerenza cristallina: “Se possono dormire imperatori e re, perché non dovrebbe un boia?” Che, tra l’altro, non decide, esegue!

Anche suo figlio Henry-Clément si dedicò allo stesso officio e fu descritto come una persona fine, elegante e di nobile contegno, con una espressione gradevole e dolce. Tanto che tali atteggiamenti tradirono una interna angoscia; semplicemente non era adatto alla professione di famiglia, e la sua profonda infelicità cercò conforto anestetico nell’alcool e in vizi vari.

Al contrario dei suoi virtuosi antenati, si immerse in uno stile di vita dissoluto che lo indebitò. Tanto che per racimolare danari si “ridusse”, dal punto di vista comprensibilmente orgoglioso di un francese, persino a fondare un museo degli orrori che portava il celebre nome della sua casata, nel quale il curioso poteva ammirare per cinque franchi la famosa e ormai annosa ghigliottina, vedendola usare, nelle circostanze, per decapitare una pecora.

Servì però assai meno dei suoi predecessori, solo per otto anni, dopo i quali, coperto dai debiti, impegnò per 3000 franchi l’arnese di famiglia e si recò a concludere un’esecuzione armato solo della vieta scure, pure essa appartenuta tradizionalmente ai suoi predecessori.

Il governo francese agì in modo saggio, riscattò la più sicura macchina da esecuzioni, simbolo della rivoluzione e della nuova, “scientista” umanità del tempo, e gli fece eseguire la chirurgica condanna con essa, che fu anche la sua ultima però, dato che poi fu sollevato da ulteriori incarichi. Fu l’ultimo diretto esponente dei Sanson, e fu rimpiazzato da Charles-André Férey, per quanto come detto i Meyssonnier delle colonie gli fossero, infine, affini.

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