I BOIA e Altre Atrocità, Parte IX

Johann Reichhart registrò in modo dettagliato il suo lavoro, che ascese a 3.165 esecuzioni.

Era dai tempi dei giacobini che non si ricordava un lavoratore così alacre e indefesso! Ma i tempi furono anche peggiori di quelli, tanto vituperati dai poeti della resistenza vandeana, della Rivoluzione Francese, secondo una lettura: il periodo più turpe della storia umana, che ci ha consegnato alla “dissoluzione egualitaria”, privandoci delle belle differenze sociali mantenute ben chiare e distinte da qualche Conte o magari Vescovo Conte “alla vecchio iddio”! E oggi ancora praticata in India con le caste! Belle le caste! Da rimpiangersi anche quelle!

Delle circa 16.000 condanne a morte eseguite nella Germania nazista, in tre: Wilhelm Friedrich Röttger, Ernst Reindel e Johann Reichhart, furono i responsabili di 11.881 morti.

Egli nacque a Wichenbach vicino Wörth an der Donau anche lui come da tradizione da una famiglia di carnefici, si dice, già da otto generazioni alla metà del XVIII secolo, che comprendeva lo zio Franz Xaver e suo fratello Michael. La sua carriera iniziò nel 1924 attraversando la Repubblica di Weimar e il Terzo Reich. La maggior parte delle sue esecuzioni le realizzò però tra il 1939 e il 1945 quando, secondo i suoi stessi registri, furono messe a morte 2876 persone.

Negli ultimi anni, le esecuzioni erano in gran parte dovute a pesanti condanne pronunciate dalla Volksgerichtshof (la Corte del Popolo) per reati politici, come il tradimento. Tra le sue vittime anche Sophie e Hans Scholl del movimento di resistenza tedesco (antinazista) Rosa Bianca, il movimento di studenti cristiani, non violento che fu represso nel sangue dei suoi leader, allegando, tra le altre accuse, che istigasse al sabotaggio.

Oltre ai ragazzi, poco più che ventenni, fu giustiziato anche il professor Kurt Huber, dopo essere stato processato e pubblicamente insultato dal famigerato giudice Roland Freisler, che proprio in quel volgere era all’apice della sua brillante carriera di giurista e burocrate, al supremo tribunale nazista per i delitti politici. Prima di essere ghigliottinato, al professore furono annullati i titoli accademici, fu licenziato e, beffa, la vedova dovette attendere sette anni prima che la pensione del marito le fosse riconosciuta, dato che la Germania del dopoguerra aveva considerato legittimo il suo licenziamento.

La maggior parte delle sentenze furono eseguite tramite “Fallbeil” (che letteralmente significa “caduta d’ascia”, conosciuta meno comunemente come “Fallschwert”, che significa “caduta di spada”), che non è altro che una versione tedesca ridisegnata della ghigliottina francese. Si sa come i tedeschi siano maniaci dell’efficienza, migliorano tutto! E spingono tutto all’eccesso.

Nonostante l’enorme carico di lavoro a cui fu sottoposto, Reichhart era molto severo e scrupoloso nel suo protocollo di esecuzione: indossava cappotto nero, camicia bianca e guanti, farfallino nero e l’elegante cilindro tradizionale dei carnefici tedeschi. Il suo lavoro lo portò in molte parti dell’Europa occupata, tra cui Polonia e Austria, ma la sua diligente richiesta al governo tedesco di poter ufficialmente superare i limiti di velocità automobilistici nazionali mentre in viaggio per “motivi di lavoro”, non trovò appoggio. C’è da dire che affrettarsi a eseguire le condanne a morte può essere considerato solo lodevole, il povero conte di Lally, dovette attendere per due anni in prigione quel vergognoso colpo di spada sbilenco!

Durante l’interrogatorio degli alleati, Reichhart dichiarò che verso la fine della guerra, all’approssimarsi del nemico, ordinò che la sua fallbeil portatile fosse buttata in un fiume.

Dopo il VE-Day (Victory in Europe Day), Reichhart, che era stato membro del partito nazista, fu arrestato e imprigionato a Landsberg  per la denazificazione, ma poi fu assunto dalle autorità di occupazione fino alla fine di maggio 1946 per aiutare a smaltire i 156 criminali di guerra nazisti condannati all’impiccagione, presso Landsberg am Lech. Collaborò con il capo carnefice alleato Master Sergeant John C. Woods, nei preparativi per ulteriori esecuzioni di nazisti colpevoli, la sua perizia lo rese prezioso. Nella sua scrupolosità, però, egli si rifiutò di effettuare ulteriori esecuzioni, a seguito di due casi di scambio di persona. Ah! Le cose si devono fare bene, non così alla bene e meglio come stavano facendo gli americani!

Reichhart, infatti, nella sua sinistra efficienza, ebbe i tratti del vero filantropo… a suo modo e come poteva, date le macabre e disperate circostanze: cercò di ridurre il tempo impiegato per l’esecuzione e di rendere la sofferenza del condannato, la più breve possibile. In vista di questo obiettivo, fu determinante il rimuovere il piano inclinato per il corpo, nella sua fallbeil, sostituendolo con un più pratico banco fisso al quale i condannati erano fisicamente trattenuti da due o tre assistenti; così facendo si eliminava l’operazione, dispendiosa in termini di tempo, di dover passare le cinghie intorno al corpo dei condannati. Con ciò abbreviò nel complesso il tempo necessario per la decapitazione arrivando a solo tre o quattro secondi.

Nei più lascerebbe un senso di orrore, disorientamento, o forse meglio sgomento pensare alla sua strana e sinistra figura: un uomo così efficiente nell’uccidere e al contempo così determinato ad uccidere solo chi gli era stato detto meritevole di morte e comunque nel modo più rapido e indolore possibile. Inoltre, un italiano, per esempio, ma chiunque abbia certa autonomia mentale, avrebbe superato, se lo avesse considerato necessario e utile, i limiti di velocità stradali senza chiedere un permesso tramite una formale richiesta scritta. È solo la mia opinione.

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