I BOIA e Altre Atrocità, Parte VII

Il regicidio è un parricidio! Vai torturato e ucciso come se avessi ucciso tuo padre. Non consideri il tuo re tuo padre? Potrebbe anche esserlo con o senza ius primae noctis, dato che difficilmente le donne, spesso zozze e avide come sono, resistono al fascino del potere, oltre a quello più momentaneo della divisa, dell’artista, del bohemien, del camionista, del calciatore e di qualunque altro pretesto soddisfi le loro volubili e sordide voglie mascherate sotto una frequente apparente innocenza e delicatezza.

Stiamo divagando proprio, se uno poi studiasse tutti i metodi di esecuzione conosciuti della storia semplicemente non se ne uscirebbe più, dell’impiccagione va apprezzata l’evoluzione, da lenta e dolorosa a veloce e piuttosto indolore. Su altre tecniche meno consolidate di soppressione di esseri umani, ci sono interessanti musei che possono chiarire le idee. Per non parlare di tutti i vezzi e le invenzioni di questo o quel tiranno specifico.

Il fatto è che sono tutti assai creativi quando si tratta di provocare sofferenze, è il lenirle che necessita di vero ingegno, dato che la tendenza naturale delle cose assecondando l’entropia e l’aumento del caos di un sistema, opera a favore anche di questo tipo di tendenze distruttive, dove un corpo brutalizzato o ucciso è sicuramente in uno stato più caotico di uno in perfetta salute.

Rispetto a questo o quel tiranno e le sue specifiche  tecniche di ammazzamento, valga ricordare che alcuni titoli da massacratori sono rimasti famosi ancora oggi, addirittura come una aggiunta al nome proprio, il più macabro, il più celebrato, è senza dubbio Vlad, conosciuto come l’Impalatore.

Anche le varie tecniche usate dai popoli possono differire: i romani crocefiggevano, gli inglesi sbudellavano, durante il Medioevo usatissimi erano lo squartamento con cavalli e il rogo, quest’ultimo specie usato per gli eretici, ma non solo; come per esempio, per citare personaggi storici da una sola opera: Mastro Adamo, Griffolino d’Arezzo e Capocchio, ci racconta Dante, alchimisti falsari. Anche per i falsari c’era il rogo, infatti.

Il secondo dei personaggi citati, nell’Inferno dantesco, narra di essere stato condannato in vita perché dopo aver raccontato a un cretino, ma figlio di potente, e forse del Vescovo stesso, di saper volare e non sapendo però insegnargli, ovviamente, come fare, fu fatto abbrustolire dal padre di quello, che lo aveva accusato di negromanzia. La distinzione tra magia ed eresia era piuttosto labile, e comunque irrilevante per le fiamme, che poi infatti passarono ad occuparsi anche delle streghe; mania quella della caccia alle streghe più protestante che cattolica, c’è da dire, dove invece ci si occupava preferibilmente di filosofie e teorie, di politica, insomma, vecchia e inutile ossessione italiana; Cecco d’Ascoli, Giordano Bruno e molti altri furono arsi per le loro idee.

Ma anche per fare un solo esempio politico, tra guelfi e ghibellini non si diedero pace ad ammazzare! Fulcieri da Calboli, assuetum rictus humano sanguine tingui, usò tortura ed esecuzione capitale proprio come strumento politico, per riconfermare cariche o ottenerne di migliori. Ad Ezzelino II da Romano la pubblicistica guelfa attribuiva il rogo di undicimila cittadini di Padova, oltre a efferatezze raccapriccianti come l’accecamento di bambini. Raramente però nella storia si conosce il nome dell’esecutore o degli esecutori specifici a cui era affidato il lavoro concreto, bastava riportare quello di colui, o coloro, che avevano preso la decisione.

Se uno esamina la politica, specie medievale italiana, tra nepotismo sfrenato, imboscate, tradimenti, congiure, non si libererà facilmente della morte a sangue freddo come strumento ordinario di lotta, per non parlare delle sentenze, da sempre in Italia d’uso fazioso, e dalle quali non si era in salvo nemmeno dopo morti; s’è già detto, ma aggiungiamo che i fiorentini processarono, condannarono e poi disseppellirono il cadavere di Farinata degli Uberti, e di sua moglie Adeletta.

Nella stessa città, secoli dopo, a radice della congiura contro i Medici, che secondo i piani del Papa e dei Pazzi sarebbero dovuti essere assassinati in chiesa, per ritorsione, oltre a Francesco, Jacopo e Renato dei Pazzi (nome anche dato alla congiura), che furono impiccati, fu torturato e poi decapitato anche il congiurato che si rifiutò di eseguire qualcosa di così indegno come delle uccisioni a tradimento in luogo consacrato: Giovan Battista da Montesecco.

Gli sarebbe convenuto non avere scrupoli, come nessuno pareva averne se voleva trionfare all’epoca e come, nel caso specifico, non si fece neppure il Papa stesso, primo dei congiurati. A quel punto probabilmente i Medici non si sarebbero salvati e lui sì! Che poi è quello che conta per ciascuno. Esilarante rileggere che Jacopo de’ Pazzi in particolare fu il “genio” che invece di ottenere l’appoggio popolare, al grido “libertà”, contro i Medici, fu preso a sassate dai fiorentini.

Certo le storie più risalenti sono spesso anche le più raccapriccianti per la mentalità odierna occidentale, dove si sente come un diritto inalienabile e sacrosanto non solo quello di vivere indisturbati, con le proprie idee politiche in testa, per cialtronesche che siano, ma pure di scegliere il proprio cammino in vita e la propria occupazione, oltre a luogo di residenza, compagnia sentimentale e tanto altro su cui un tempo non era affatto scontato poter mettere becco. Ancora c’è da lottare per avere un’umanità composta di individui liberi e felici, ma senz’altro possiamo accontentarci, se ci compariamo al passato!

La storia di Franz Schmidt, “Meister Franz”, giustiziere nella regione di Bamberga dal 1573 fino alla fine del 1617 e boia di Norimberga è curiosa. In primo luogo va detto che anche se non è stato certo l’unico ad essere stato anche scrittore e a lasciare memorie, il suo diario dettagliato delle sue 361 esecuzioni realizzate durante i suoi 45 anni in carica è però unico nel suo genere come fonte di storia sociale e storia del diritto; quello autografo non è più esistente, ma le biblioteche di Norimberga e Bamberga posseggono quattro copie manoscritte effettuate tra il XVII e l’inizio del XIX secolo. La prima edizione a stampa apparve nel 1801.

Il padre di Franz Schmidt, Heinrich, era in origine un boscaiolo nella città bavarese nord-orientale di Hof. Una volta, quando il margravio notoriamente tirannico Albrecht II Alcibiades von Brandenburg-Kulmbach volle far impiccare tre uomini, scelse Heinrich dalla folla e lo costrinse a svolgere l’esecuzione; probabilmente l’ignaro fece un buon lavoro, dato che da lì in poi non ebbe altra scelta che continuare nella professione di carnefice.

Franz probabilmente nacque nel 1555, e doveva avere circa diciott’anni quando divenne carnefice sotto la supervisione di suo padre a Bamberga nel 1573. Cinque anni dopo, nel 1578, si assicurò il posto di giustiziere a Norimberga. Sposò la figlia del boia capo, Maria, e alla fine divenne capo lui stesso. Ebbe sette figli, e il suo stipendio, alla pari con i giuristi più ricchi della città, gli permise di avere un grande residenza a Norimberga. Non a tutti i boia è stato consentito di avere una vita altrettanto rispettata e tranquilla. Ma la Germania sa essere un paese mite.

Dopo il suo ritiro nel 1617, intraprese una nuova carriera come consulente medico. Alla sua morte, nel 1634, ebbe un funerale di Stato, giace nel cimitero più importante di Norimberga, a pochi passi dalle tombe di famosi personaggi come Albrecht Dürer e Hans Sachs.

Durante la sua carriera come carnefice, Franz Schmidt aveva anche un secondo lavoro come guaritore; non è stato l’unico, come già visto. Pare che i suoi pazienti gli chiesero consigli medici per circa 15.000 consultazioni.

Il suo record ufficiale di pene capitali ci è pervenuto integro ed ascende a 361 esecuzioni e 345 punizioni minori, tra fustigazioni e amputazioni delle dita o delle orecchie, come era in voga a quei tempi in Germania. Le singole voci contengono la data, il luogo e il metodo di esecuzione, il nome, l’origine e occupazione dei condannati e, a partire da anni successivi e più dettagliati rispetto ai primi registrati, maggiori notizie sui reati su cui si fondava la sentenza.

Schmidt eseguì ogni sorta di pratica punitiva, con corda, spada, rompendo ossa sulla ruota, bruciando e per annegamento. La ruota era riservata ai criminali gravemente violenti, i roghi erano per rapporti omosessuali e anche lì per contraffazione di denaro, se ne verificarono solo due in tutta la sua carriera, e ci fu un solo annegamento, prescritto per una donna rea di infanticidio, anche lì era la prassi. Al tempo, l’esecuzione comune era realizzata con la spada, per decapitazione, alla presenza di sacerdoti.

Di lì il curioso nome che il boia ha in Germania: “scharfrichter” il “giudice affilato” anche detto “il compare della Morte”, che usava la così detta “spada della giustizia”. Il suo assistente era chiamato “il leone”, perché ruggiva il nome del condannato per portarlo al patibolo.

Tale spada, imitazione di quella simbolica attribuita alla giustizia divina, compare anche in Dante in vari passaggi della sua opera, ma specie è riprodotta in quella del diavolo senza nome che “accisma” (acconcia) le anime dei seminatori di scandalo e di scisma, tra cui un bel fendente che lo apre in due, se lo becca pure Maometto. Ben gli sta! Anche se le notizie del Poeta sono storicamente inesatte quanto alla sua colpa.

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