I BOIA e Altre Atrocità, Parte XI

Certo tirare decine e decine di fendenti precisi in serie tutti perfetti non è realisticamente possibile! La scure pesa, tra l’altro. Ci furono tentennamenti fino a che, con l’aiuto del suo amico ebanista prussiano, il boia stesso non tolse le castagne dal fuoco a tutti. E si procedette a spiccare la prima testa, quella del brigante Nicolas Pelletier; la cui esecuzione fu definita dalla folla scontenta: “troppo veloce”.

La ghigliottina fu sistemata in cima a un ponteggio esterno presso l’Hôtel de Ville a Place de Grève, dove si tenevano le esecuzioni pubbliche anche durante il regno di Luigi XV. Pierre Louis Roederer, prevedendo che un gran numero di persone sarebbe occorso ad assistere alla prima esecuzione tramite ghigliottina e per evitare disordini, scrisse a Generale Lafayette per chiedere l’assistenza della Guardia Nazionale, affinché l’evento filasse liscio.

Alle 3:30 del pomeriggio Pelletier fu condotto sul patibolo con indosso una camicia rossa, come lo è la ghigliottina. Una gran folla è già in attesa, ansiosa di vedere la nuova invenzione all’opera. Sanson non ha dubbi che funzionerà, l’ha provata e riprovata coi cadaveri cortesemente donati dall’ospedale, si muove rapidamente, in pochi secondi, la ghigliottina e Pelletier sono posizionati correttamente lui è immediatamente decapitato. La folla non ci ha capito nulla, non rimane soddisfatta!

Tutto troppo veloce e “clinicamente efficace”, anche per poter fornire un adeguato intrattenimento! I metodi di esecuzione precedenti, come impiccagioni, decapitazioni con la spada, o persino la ruota, erano più belli. Il pubblico vociò: “ridateci le nostre forche!” Non si fecero comunque passi indietro, lo spettacolo forse era meno suggestivo dei precedenti, e troppo moderno per l’epoca, ma anticipando la catena di montaggio e l’era industriale, si puntò sulla quantità.

Quello dell’ordine pubblico è stato un problema costante nelle esecuzioni, e non sempre gestito al meglio, anche decenni e decenni dopo l’affollata prima esecuzione tramite ghigliottina, basta guardare qualche caso riportato nel celebre “Cronicles of Newgate” di Arthur Griffith del 1884, una miniera quanto a orrore.

La massa di cittadini accorsi è sempre il punto cruciale, e forse la possibile innocenza dei condannati attira più pubblico dell’inaugurazione di una nuova macchina da esecuzioni.

Fatto sta che quando Holloway e Haggerty, che si erano detti del tutto innocenti ed estranei ai fatti per cui erano condannati, furono impiccati, si raccolse una folla di oltre quarantamila persone. Forse erano semplicemente troppe, ben presto la pressione divenne insopportabile e molti sarebbero fuggiti volentieri di lì, il che non fece che aumentare la confusione generale. Le donne cominciarono ad urlare per il terrore, il che non aiutò neppure; non si capiva cosa stesse succedendo, alcuni, soprattutto di bassa statura, ebbero difficoltà a rimanere in piedi.

Forse un incidente, una rissa, in cui era coinvolto un rivenditore di pasticci, provocò un panico generalizzato. Chi cadde non riuscì più a rialzarsi, le grida peggiorarono la situazione e seminarono il panico. Una donna con in grembo un neonato, prima di cadere per sempre, mise il piccolo nelle mani di uno sconosciuto affinché per l’amor di Dio lo salvasse, ma quello troppo indaffarato a cercare di salvare sé stesso, lo lanciò sopra la folla. Il piccolo passò sui capi di varie persone fino a che fu raccolto da un ignoto che lo depositò al sicuro.

Il tutto andò avanti per più di un’ora, e fino a quando i malfattori non furono impiccati e rimossi, allora la gente iniziò a diradarsi. Molti corpi non furono mai identificati, tra di essi quello di un giovane marinaio con le tasche piene di pane e formaggio, probabilmente giunto da lontano solo per la curiosità di vedere quell’esotico spettacolo di morte, dove aveva, invece, trovato la sua! Trentuno persone almeno rimasero uccise e una cinquantina ferite.

In un altro caso la ferocia della folla fu saggiamente accontentata in modo che non succedessero disturbi. A vent’anni dai fatti e una lunga vicenda, nel 1802 si ebbe finalmente l’esecuzione del Governatore Wall una delle più accalcate che la storia inglese ricordi.

L’immensa folla salutò con felicità per tre volte il suo ingresso al patibolo, si pensò dall’alto che se gli fosse stata concessa la grazia, si sarebbe scatenato il putiferio, sicché l’unica concessione che fu realizzata al suo rango e stato fu che il suo cadavere non fosse eviscerato, ma solo formalmente sezionato, come da prassi inglese resistente dall’antico “hanged, drawn and quartered”.

A lavoro finito una mezza dozzina di rivenditori iniziò ad offrire al pubblico un identico tipo di corda, uguale a quello dell’esecuzione, a uno scellino a pollice. Era la prassi in casi famosi e in cui il condannato era odiato. Uno dei venditori era “l’attendente al capestro”, il tirapiedi, assistente del boia, descritto come: “di diabolico aspetto, sgraziato e con una testa da Jack Ketch”, il famoso boia, vedremo!

Nel 1782, poco prima della partenza da Gorée dove serviva, una delegazione della African Corp guidata dal sergente Benjamin Armstrong, andò a visitare il governatore Wall e il commissario per chiedere dei chiarimenti in merito a delle paghe non corrisposte. Per tutta risposta, un governatore ubriaco ordinò che il sergente fosse arrestato con l’accusa di ammutinamento. Poi, senza corte marziale, Wall ordinò che sette uomini fossero frustati con una corda di un pollice di diametro da schiavi neri. Il sergente Benjamin Armstrong, George Robinson, il soldato semplice George Paterson, e William Evans ricevettero ciascuno 800 frustate, il caporale Thomas Upton 350 frustate, Joseph Shaw 275 frustate e il soldato semplice Henry Fawcett 47 frustate. Il caporale Upton, il sergente Armstrong e George Paterson morirono a seguito delle ferite riportate a distanza di pochi giorni, un paio o tre.

Il destino del governatore fu in qualche modo deciso dal sentimento pubblico. Si considerò che non sarebbe stato saggio risparmiare un alto funzionario condannato per la brutalità contro i suoi soldati dopo che molti marinai erano stati giustiziati a seguito degli ammutinamenti dello Spithead e del Nore nel 1797. Su essi scrisse anche Melville.

Le dure repressioni britanniche furono anche tese a scongiurare che lo spirito rivoluzionario che infiammava l’Europa continentale e che era costato le colonie americane, arrivasse a contagiare anche l’isola. Nella quale infatti un ingiustificabile e anacronistico branco di fregnoni aristocratici ancora oggi detiene buonissima parte dei terreni e del suolo nazionale, che non è affatto pubblico e dei cittadini, come in Francia e Italia, ma ereditato nei secoli. Sono ovviamente privati di conseguenza anche gli accessi a torrenti e boschi, con relativo esercizio di caccia e pesca. Per dirne una. In Gran Bretagna non c’è mai stata una “Rivoluzione Francese”, ma solo un inevitabile adattamento ad essa ed i suoi principi liberali realizzato controvoglia.

S’è divagato anche troppo, tornando all’efficiente e scrupoloso nazista Reichhart, il suo ufficio lo rese purtroppo un uomo solo e detestato, anche dopo l’abolizione della pena di morte in Germania Ovest nel 1949. Il suo matrimonio fu un fallimento, e uno dei suoi figli, Hans, si suicidò nel 1950 a causa dell’associazione della sua persona con la professione del padre. Quando, nel 1963, vi furono recrudescenze pubbliche a favore della pena di morte, a seguito di una serie di omicidi di tassisti, Reichhart insistendo nella sua curiosa filantropia, si schierò come recisamente contrario alla sua reintroduzione. Morì a Dorfen vicino Erding nel 1972.

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