I BOIA e Altre Atrocità, Parte XII

Di tutta altra pasta fu l’uomo che lui affiancò dopo la sconfitta delle potenze dell’Asse.

John Clarence Woods con Joseph Malta, eseguì le sentenze di Norimberga di dieci ex alti dirigenti del Terzo Reich il 16 ottobre 1946. La rivista Time gli attribuì 347 esecuzioni in una carriera di 15 anni, ma un numero tra le 60 e le 70 in un periodo di due anni è più credibile, stando a più moderne ricerche.

Originario di Wichita, nel Kansas, si unì alla US Navy nel 1929, e si assentò senza permesso a pochi mesi dall’ingresso, fu quindi condannato dalla Corte Marziale e poi esaminato da una commissione psichiatrica. Gli fu diagnosticato una “inferiorità da costituzione psicopatica senza psicosi”, non so di preciso cosa voglia dire, ma forse il succo è che devi capire che se sei nell’esercito non puoi andartene quando ti pare. Fu ritenuto inabile e dimesso. Prima di essere ripreso dall’esercito degli Stati Uniti in guerra, nell’agosto del 1943, Woods fu occasionalmente impiegato in edilizia come operaio, e lavorava part-time in un feed-store a Eureka, sempre nel Kansas.

Prima del D-Day (nome oggi usato per riferirsi in specie allo Sbarco in Normandia, ma in origine indicatore della data di ogni piano di attacco), le esecuzioni militari americane per impiccagione nel teatro delle operazioni europee si erano verificate solo in Inghilterra, affidate al boia civile Thomas Pierrepoint, che vedremo, con l’assistenza di Albert Pierrepoint e di altro personale britannico. Ma quando nell’autunno del 1944 altre esecuzioni militari furono programmate in Francia, sempre per impiccagione, l’esercito americano cercò un volontario per portare avanti autonomamente il lavoro, trovandolo proprio in Woods! Che falsamente dichiarò di avere precedenti esperienze come assistente di boia in due casi in Texas e in due in Oklahoma.

Non esiste alcuna prova che l’Esercito Americano abbia mai fatto alcun tentativo di verificare tali affermazioni. Woods esordì come boia per l’impiccagione di 34 soldati americani in varie località della Francia nel 1944-45, e ha assistito in almeno altri tre casi. Rapporti dell’esercito suggeriscono che Woods partecipò ad almeno 11 impiccagioni pasticciate di soldati statunitensi tra il 1944 e il 1946.

Ha inoltre preso parte all’esecuzione di circa quarantacinque criminali di guerra in varie località che comprendevano: Rheinbach, Bruchsal, Landsberg, e Norimberga, ma Donald E. Wilkes Jr., professore di diritto presso l’Università della Georgia Law School, ha osservato che molti dei nazisti caddero dalla botola della forca con una caduta insufficiente a rompere il collo, e quindi la loro morte per soffocamento in alcuni casi durò diversi minuti. Un bel passo indietro rispetto al perfezionamento della tecnica dovuto agli inglesi.

Dopo le esecuzioni di Norimberga, Woods dichiarò: “Ho impiccato quei dieci nazisti … e io sono fiero di averlo fatto … non ero nervoso … Nessuno può permettersi di essere nervoso in ​​questa attività … voglio mettere una buona parola per quei soldati che mi hanno aiutato … tutti hanno fatto un buon lavoro …. Sto cercando di fargli ottenere una promozione … Il mio modo di vedere questo lavoro è che qualcuno deve pur farlo. Mi ci sono trovato quasi per caso, anni fa, negli Stati Uniti …” parlava come fosse un esperto, oltre che un patriota! Morì fulminato in un incidente sempre nell’esercito.

Joseph Malta, il compare, era del Massachusetts lo aiutò a Norimberga coi dieci ex alti dirigenti del Terzo Reich, era un poliziotto militare offertosi volontario per il lavoro. Alla fine impiccò un totale di 60 governativi e leader militari nazisti. Un levigatore pavimenti nella vita civile, alla quale tornò nel 1947. “È stato un piacere farlo”, disse nel 1996, facendo eco ai sentimenti patriottici del suo collega Woods.

In Inghilterra era in carica Albert Pierrepoint, morto nel 1992, dopo una carriera di almeno 400 vittime, benché non esista una stima ufficiale. Di lui parliamo ora rispetto ai militari, ma lo ritroveremo più avanti per altri casi civili. Tra casi famosi, si occupò di William Joyce (detto “Lord Haw Haw”), l’antisemita britannico e stretto collaboratore di Oswald Mosley, e attivo nel movimento politico “British Union of Fascists”. Egli fu giustiziato nonostante le accuse di alto tradimento, lesa maestà e vilipendio alla Corona,fossero nulle, essendo egli sprovvisto della cittadinanza britannica, requisito necessario per tali capi d’imputazione.

Poi  giustiziò anche il giornalista filonazista John Amery, anticomunista sfegatato, di Chelsea, di spirito turbolento e indomabile, egli considerava che l’unica alternativa al bolscevismo fosse il nazionalsocialismo, quindi propose alla Wehrmacht la formazione di un gruppo di volontari britannici. Finì a vivere in Francia.

Dopo la guerra fu condannato per tradimento e giustiziato. Pare che in un articolo che fu pubblicato dall’Empire News and Sunday Chronicle, ma che poi fu censurato per  pressioni del Ministero dell’Interno inglese, Pierrepoint lo descrivesse come: “l’uomo più coraggioso che abbia mai impiccato”. E pare che dicesse ciò a causa del suo contegno. Era riportato che dopo un educato saluto si rivolgesse a lui dicendo: “Signor Pierrepoint, ho sempre voluto conoscervi, ma non in queste circostanze, naturalmente…” La storiella è smentita da altre pubblicazioni, ma non è che gli inglesi siano noti storicamente per la loro onestà e sincerità.

Fatto sta che il corpo di Amery fu sepolto in una tomba senza nome nel cimitero della prigione di Wandsworth, come da procedura, dato che i corpi dei giustiziati sono proprietà del governo britannico, e quindi restano in custodia della prigione dov’è avvenuta l’esecuzione, ma così, essendo il cimitero della prigione all’interno delle sue mura, si evita che esso possa essere visitato dal pubblico, e non si corre il rischio di avere scomode devozioni.

Pierrepoint era soprannominato “l’ufficiale carnefice”, pur non essendoci mai stato tale titolo, né in esercito né fuori. In Inghilterra, le esecuzioni erano incombenza dello sceriffo locale, tuttavia, invece di officiarle loro stessi, gli sceriffi erano soliti delegare il lavoro a una persona di carattere adatto dietro compenso. Pierrepoint lavorava in un negozio di alimentari vicino a Bradford anche dopo essersi qualificato come assistente boia nel 1932 e come capo carnefice nel 1941, sulle orme del padre e dello zio.

Dopo il suo pensionamento nel 1956, il Ministero dell’Interno riconobbe Pierrepoint come il boia più efficiente nella storia britannica. In seguito divenne proprietario di un pub nel Lancashire e scrisse le sue memorie, in cui “clamorosamente” concluse che la pena capitale non è un deterrente. Qualcosa che ogni boia sa bene, dato che continua ad avere lavoro.

Il 10 dicembre 1941, Pierrepoint giustiziò la spia tedesca Karel Richter nella prigione di Wandsworth e ne scrisse nelle sue memorie, in cui però cambiò il nome di Richter in “Otto Schmidt”. Definì il tutto “un terribile pasticcio”. Quando entrò nella cella del condannato quella mattina, si accorse che qualcosa non andava. Richter avrebbe dovuto essere seduto al tavolo con le spalle alla porta. Pierrepoint avrebbe quindi potuto facilmente avvicinarsi all’uomo in piedi legandone i polsi dietro di lui. Invece come lui entrò, Richter lo guardò in cagnesco e strinse i pugni. Si alzò, gettò via una delle guardie e si lanciò di testa contro il muro di pietra. Stordito momentaneamente, Richter si alzò e scosse la testa. Due guardie si gettarono su di lui, affiancato da altre due dal corridoio. Dopo una lotta, Pierrepoint riuscì ad ottenere che la cinghia di cuoio gli fosse stretta attorno ai polsi. Mentre le guardie tenevano Richter in piedi, Pierrepoint fu richiamato, Richter aveva rotto la cinta in pelle da un buco all’altro ed era di nuovo libero. Dopo un’altra lotta, la cinghia fu di nuovo stretta attorno ai polsi del condannato. Fu portato al patibolo, ma proprio quando Pierrepoint stava tirando la leva, Richter balzò in piedi con i piedi legati. Mentre precipitava attraverso la botola, Pierrepoint potette assistere impotente al fatto che il cappio stesse scivolando via, ma infine esso rimase bloccato sotto il naso del condannato. L’ufficiale medico della prigione determinò, tuttavia, che si era trattato di morte istantanea. Nemmeno questa volta aveva fallito!

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