I BOIA e Altre Atrocità, Parte XIX

Alla sua morte nel 1829, come da consolidata tradizione, l’ex assistente di Foxton, William Calcraft, prese il suo posto alla prigione di Newgate, per la City di Londra e Middlesex.

A seguito di ciò i suoi servizi di boia erano molto richiesti su tutto il territorio inglese. Veniva pagato una ghinea a settimana più una ghinea aggiuntiva per ogni esecuzione, c’era solo da sperare che gli avvocati facessero un pessimo lavoro, ed inoltre riceveva compensi per l’uso del gatto a nove code, o le verghe di betulla, e arrotondava le entrate anche lui vendendo sezioni del cavo utilizzato per appendere le sue vittime, per il quale lucrava tra i cinque scellini e una sterlina sana per pollice. Niente male, no?

Tuttavia, alcuni ritennero Calcraft un gran incompetente specie in considerazione del controverso metodo di impiccagione che ancora andava usando, lo “short-drop” (a caduta corta) in cui il condannato moriva lentamente strangolato, invece che istantaneamente come prometteva il metodo più avanzato, dove la lunga caduta, specie se sapientemente aiutata con un rapido colpo alla mandibola, che (dicono alcuni) i boia più esperti sapevano applicare, rompeva le vertebre lasciando il cadavere penzolante inerte sotto la botola senza che fosse necessario ulteriore aiuto per far sopraggiungere la fine. Il tirapiedi, lo sanno tutti, viene chiamato così proprio perché nelle operazioni malriuscite, aiutava il decesso attaccandosi alle gambe del moribondo accelerandone lo strangolamento definitivo.

Famoso per il suo cattivo gusto e l’ignoranza che lo caratterizzava, non era affatto sporadico che quel boia indecente dovesse drammaticamente correre lui stesso sotto il patibolo a tirare le gambe della sua vittima o persino salirgli sulle spalle nel tentativo di rompergli il collo. Ebbene, è stato addirittura ipotizzato che Calcraft usasse tali osceni metodi per intrattenere le folle, che a volte ascendevano o superavano i trentamila spettatori. La celebrità! Cosa non porta a fare!? Come sa oggi chiunque abbia una TV.

Le esecuzioni in Inghilterra furono pubbliche fino al 1868, poi la legge fu cambiata, ed esse ebbero luogo in privato, all’interno del carcere, sicché Calcraft fu tra i primi finalmente ad agire senza lo stimolo a ricercare una macabra notorietà.

Benché le folle fossero assetate di sangue, per risparmiargli l’orrido dettaglio di contemplare le smorfie di dolore degli agonizzanti, questi erano coperti da un cappuccio, che inoltre serviva anche a non far percepire loro il momento esatto in cui il boia avrebbe azionato la leva che apriva la botola.

Tra le sue esecuzioni notabili, non solo per imperizia, ci sono quella di Marie e Federico Manning, la prima coppia di marito e moglie che siano stati impiccati insieme dal 1700. A Horsemonger, in vicolo Gaol, il 13 novembre 1849, la coppia aveva ucciso il benestante amante di Marie, Patrick O ‘Connor, con l’obiettivo di appropriarsi dei suoi soldi.

Ma il primo lavoro di Calcraft nel suo nuovo ruolo fu l’esecuzione di Thomas Lister e George Wingfield, impiccati insieme il 27 marzo 1829. Lister per furto con scasso e Wingfield per rapina.

Esther Hibner, nota alla stampa come il “Monster Male”, è stata la prima donna impiccata da Calcraft. Fu giustiziata il 13 Aprile 1829, dopo essere stata riconosciuta colpevole di aver fatto morire di fame il suo apprendista, Frances Colppits di dieci anni.

Fu una storia terribile che fa apprezzare la squisita pasta di cui è formato l’essere umano, la sua tanto nota “generosità”, o una parte degli appartenenti alla specie, per lo meno. Il procuratore ringraziò Dio, come di moda all’epoca, che un caso del genere fosse “insorgenza infrequente in questo paese”. Forse l’epilogo mortale lo era, ma non certo le condizioni del piccolo Frances, come sa chiunque abbia letto la letteratura illuminata dell’epoca.

Il deceduto era povero, e vittima con altri bambini di un trattamento inumano, erano tutti posti sotto la cura di parrocchie in cui erano tenuti con altri convitti adulti. Non era fornito loro il sufficiente per sostentarsi, erano costretti a iniziare a lavorare alle tre e le quattro del mattino, fino alle undici di sera, a volte dalle due del mattino, e a volte per tutta la notte. Non avevano praticamente letto e frequentemente, anche durante la stagione più inclemente, riposavano sul pavimento, la loro unica coperta degli stracci. Gli adulti, invece,  avevano buona biancheria da letto e vestiti, e di tutti i comfort che desideravano.

I bambini non avevano neppure il permesso di andare a prendere aria o fare esercizio fisico. L’infante per cui era accusata la donna era in condizioni così deplorevoli da aver distrutto i suoi piedi, piagati, con la carne che cadeva a pezzi. Il piccolo quando esausto per il troppo lavoro e la mancanza di cibo, veniva battuto con pali della scopa o altro. La colazione era una fetta di pane e una tazza di latte. Quattro chili di patate erano da dividere tra tutta la famiglia, che consisteva di dodici persone, la carne si vedeva ogni due settimane. La domenica, venivano rinchiusi in cucina, le cui finestre erano chiuse. Tutto questo, quando si sommò a un ascesso ai polmoni, provocò la morte.

Tali inumane circostanze non saranno state frequenti, ma purtroppo neppure uniche nell’Inghilterra dell’epoca.

Durante il processo la signora Hibner, che era aiutata dalla figlia, che aveva identico nome, non mostrò il minimo rimorso per i suoi crimini, o la paura per le conseguenze. Prima di morire però, il panico arrivò, dopo l’ultima cena, per la quale aveva chiesto del montone, si tagliò con un coltello, cercando non di uccidersi, ma di trovare un modo affinché il medico la facesse vivere qualche giorno in più. Iniziò a lottare contro la morte, i boia dovettero metterle la camicia di forza e portarla così sul patibolo. Andando verso di esso isterica, una folla soddisfatta e composta per lo più di donne la maledì!  “Un hurrah per il boia!” Si sentì gridare.

A contraltare della situazione generale dell’epoca, di cui questa storia è esempio, immersa nello sfruttamento, nella miseria, l’egoismo, l’avidità da cui tanti esseri umani sono dominati in modo tanto deplorevole e disgustoso, da arrivare al loro stesso danno, può citarsi un caso: quello del villaggio di New Lanark, fondato dal grand’uomo, imprenditore, filantropo, sindacalista, saggista, gallese Robert Owen, difensore del socialismo utopico.

Il villaggio ruotava attorno all’industria della lana, i lavoratori partecipavano degli introiti dovuti alla produzione, i bambini non erano costretti, come accadeva ovunque altrove, al lavoro, ma potevano frequentare una scuola gratuita ed aperta anche alle bambine, qualcosa di davvero avanzato per l’epoca. Tutto sommato non ci vuole un genio a creare prosperità e serenità; quand’anche va detto che molte sue iniziative non furono coronate dal successo, i suoi propositi furono eccellenti e il suo modello di istruzione considerevolmente avanti!

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