I BOIA e Altre Atrocità, Parte XV

Se è apparentemente vero che i boia spagnoli e svedesi, almeno nella maggior parte dei pochi casi conosciuti, paiono ratificare i preconcetti che comunemente si hanno su entrambi i paesi, la nutrita carrellata di boia inglesi fornisce una visione disperante e lercia di quell’affollata isola di psicopatici rissaioli.

Thomas Derrick fu un boia di epoca elisabettiana; nella storia inglese, quella del boia non era una carriera comunemente scelta, a causa del rischio insito nel fatto che amici e famiglie dei deceduti sapendo chi fosse l’assassino fisicamente esecutore del lavoro, e dove trovarlo, potessero vendicare la morte dell’amato. Quindi i carnefici erano talvolta costretti ad assumere tale ruolo. Derrick in particolare era stato condannato per stupro, ma poi graziato dal conte di Essex, con relativa cancellazione della pena di morte, a condizione che diventasse lui stesso il carnefice di Tyburn.

Derrick eseguì più di 3.000 condanne nella sua carriera e tra cui, curiosamente, proprio quella del suo salvatore; l’ambizioso Robert Devereux, il II conte di Essex, poeta, eroe di guerra, distintosi nella presa di Cadice, e favorito della Regina, che cadde in disgrazia, fu accusato e processato per tradimento e nel 1601 fu l’ultimo uomo ad essere decapitato all’interno della Torre di Londra.

Si dice che si beccò pure ben tre colpi d’ascia dal suo boia di fiducia, prima che la testa finisse nel cesto. L’aveva scelto lui!

Sir Walter Raleigh lo menzionò durante il suo processo per la congiura contro il successore della Regina, Giacomo I, e che pure finì con una condanna a morte, ma nello stesso processo negò di aver assistito, come qualcuno pure aveva affermato, alla morte del conte, da una finestrina sbuffando sdegnosamente il tabacco, il cui uso pubblicizzò in Inghilterra e che portò con sé perfino alla sua decapitazione, durante la quale disse al boia: “cerchiamo di fare in fretta! A quest’ora la febbre malarica mi coglie e non vorrei che i miei nemici pensassero che stia tremando dalla paura.” Sempre spiritosi gli inglesi! Dopo che gli fu permesso di vedere l’ascia che lo avrebbe decapitato, sentenziò: “Questa è una medicina tagliente, ma si tratta di un farmaco per tutte le malattie e le miserie”. Secondo molti biografi le ultimissime parole del famoso personaggio, mentre giaceva pronto per la caduta della lama furono: “Colpisci uomo, colpisci!” e finalmente tacque!

Derrick escogitò un trave mobile sormontato da carrucole per le sue impiccagioni, al posto della classica corda tirata a cavallo di un qualunque ramo. A ragione di ciò il suo nome divenne eponimo del modello in legno da cui il cappio del boia è sostenuto e (per analogia) delle moderne gru da edilizia.

Brandon detto anche “Young Gregory” dopo aver ereditato il posto da suo padre, l’altro Gregory, è stato il boia di Londra nel 1649 e viene spesso citato come l’uomo che eseguì la condanna a morte di re Carlo I, il successore di Giacomo I, che fu sconfitto nella guerra civile da Cromwell, quand’anche l’identità precisa della persona che portò a termine tale azione sia, in effetti, sconosciuta, dato che boia aveva il volto coperto e si è molto speculato su ciò. Magari c’è ressa per poter sopprimere certi personaggi.

Si sa, tuttavia, che quando in origine gli si propose di eseguire il regicidio, Brandon rifiutò e potrebbe, in seguito, aver accettato solo sotto minaccia. Fu comunque un buon lavoro! E la testa del monarca si staccò di netto al primo colpo, un bel taglio pulito da professionista. Alcuni cittadini intinsero i loro fazzoletti nel sangue del re, per souvenir.

Si è anche affermato, benché sia poco probabile, che lui, Brandon, fosse il figlio illegittimo di Charles Brandon I, Duca del Suffolk, fatto sta che a causa del vero padre, Gregor, che prese uno scudo araldico, anche lui ebbe il titolo di “scudiero”, epiteto che fu in seguito usato anche per altri boia, personaggi che assolutamente non lo avevano ed erano quanto di più distante dalla nobiltà si possa immaginare, come John Ketch. Tornando al nostro, la sua fama di carnefice si estese tanto che la forca era spesso eufemisticamente chiamata pure “l’albero dei Gregory”.

Un opuscolo che pretenderebbe di essere una confessione di Brandon fu pubblicato postumo, e in esso si afferma che egli ricevette 30 sterline per eseguire l’esecuzione del re, date a lui “tutte in corone da mezzo”, ma risulta che per eseguire quella specifica condanna gliene siano state offerte almeno 200.

John, detto però Jack, Ketch è stato forse il più infame e vituperato boia della storia inglese e mondiale, specie per il carattere e la miseria umana che lo adornarono. Operò sotto re Carlo II, e divenne famoso specie durante i tumulti del 1680, quando è stato spesso citato nei racconti dei broadsheet che circolavano in tutto il Regno d’Inghilterra, i fogli di stampa popolare che riportavano notizie ghiotte per l’orrido gusto cittadino, satira, immagini cruente, “gore”. Quello che piace anche a noi oggi.

Dopo la decapitazione di Carlo I al Whitehall, come si sa, la proclamazione della Repubblica non durò; non è proprio per gli inglesi; morto Cromwell, si arrivò a restaurare la monarchia col figlio del re giustiziato, Carlo II, che dopo un quasi decennale esilio in Francia, in quegli anni bui e disperati, si impegnò oltre che a perseguitare i cattolici, a mettere a morte tutti i “regicidi”.

Considerando che tutto ciò si sommava alla già ipertrofica delinquenza londinese, di lavoro per i boia ce ne era davvero parecchio. Anche perché viste le complicate modalità punitive del tempo, che indulgevano molto sulla “prevenzione generale” e la deterrenza, con ripugnanti esibizioni cruente per squartamento ed esposizioni di teste a monito per le genti, c’era, oltre che da uccidere, anche da trattare i cadaveri nelle stanze più segrete del Newgate, ribattezzate Jack Ketch’s Kitchen.

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