I BOIA e Altre Atrocità, Parte XVIII

Va bene! Il banchiere non si salvò col suo trucchetto, ma parlando di rocambolesche elusioni dalla morte e fughe, va senz’altro menzionato il più famoso dei fuggiaschi inglesi, John, detto però anche lui “Jack”, Sheppard, il noto edonista e ladro non violento, ma assai destro, frequentatore di postriboli, alcolista, viveur con una biografia decisamente interessante.

Riuscì a sottrarsi per varie volte alla giustizia, realizzando evasioni che divennero leggendarie, dalle finestre, con lenzuola legate, aprendo lucchetti con chiodi arrugginiti e molto altro. Il suo fisico asciutto e il suo volto affabile lo aiutarono in vita. Non in morte, purtroppo, dove la sua leggerezza giocò contro, in una impiccagione che fu assai dolorosa.

La sua ultima fuga dalla prigione di Bridewell toglie il fiato, fu davvero incredibile, per quanto documentata. Tutti dovrebbero conoscerla! Fu così spettacolare che un giornalista dell’epoca, probabilmente affetto da una cialtroneria assimilabile a quella di quelli italiani di due secoli dopo, ipotizzò che il diavolo in persona lo avesse aiutato a realizzare l’impresa; la quale prevedeva l’aver scardinato grate, forzato almeno sei porte, scalato canne fumarie, attraversato tetti, e molto altro. Infine fu arrestato di nuovo: fu trovato ubriaco perso e vestito da gentiluomo –vestito rubato-, dopo essere stato con un paio di puttane. Lo incatenarono a oltre trecento libbre di peso! Per essere sicuri che non fuggisse. Le guardie carcerarie prendevano soldi per farlo vedere a un pubblico ammirato.

Preferì essere ucciso che tradire alcuni suoi compagni come gli era stato chiesto di fare per salvarsi. Un’ingiustizia però, dato che non aveva mai fatto del male fisico a nessuno. In molti ne perorarono la causa invano. Non riuscì ad evadere come aveva pianificato per l’ennesima volta, gli fu rinvenuto il coltellino con cui ci avrebbe provato. Tutti andarono a vederlo passare per le strade di Londra, oltre duecentomila persone accorsero.

A lui viene attribuita una frase, rivolta al reverendo Wagstaffe durante una visita: “una lima vale più di tutte le bibbie del mondo”.

Tornando ai boia inglesi e a John Foxton, egli, all’età di circa 50 anni, divenne carnefice della prigione di Newgate a Londra, che fu una miniera d’oro quanto ad aneddoti, raccolti come sa chiunque abbia la possibilità di consultare “Le cronache di Newgate” (è in rete, libero da vincoli). Dopo aver lungamente assistito il suo predecessore James Botting, Foxton nei seguenti undici anni impiccherà 206 uomini e 6 donne. Il suo lavoro più celebre fu quello in cui, operando assieme al maestro, furono impiccati e poi decapitati i cinque congiurati di Via Catone (Cato Street) il 1° maggio 1820: John Brunt, William Davidson, James Ings, Arthur Thistlewood e Richard Tidd. Per gli altri congiurati la pena fu commutata in esilio perpetuo.

La cospirazione era tesa ad uccidere diversi membri del Gabinetto durante una cena a casa del conte di Harrowby, che però era stata pubblicizzata proprio per fungere da esca e scoprire i cospiratori, i quali avevano la loro base logistica in un appartamento situato appunto a Cato Street, da cui il nome dell’affaire.

Un piano che più che stupido aveva del delirante, oltre ad essere privo della più remota possibilità di successo. Durante l’arresto, tuttavia, un ufficiale di polizia, Richard Smithers, perse la vita, colpito con una spada da Thistlewood, che, nonostante tutto, faceva sul serio.

Foxton e Botting furono assistiti da Thomas Cheshire e un aiutante sconosciuto, quello che, lo abbiamo anticipato, eseguì male il taglio delle teste dei traditori e dovette terminare il lavoro al coltello.

Cheshire poi impiccò il criminale Thurtell, responsabile del famoso omicidio dell’avvocato e giocatore d’azzardo William Weare, il così detto “Radlett murder”. Altro caso famoso all’epoca, perché piuttosto perverso.

Il 13 maggio del 1828, mentre viveva a numero 19 di Booth Street a Hoxton, Foxton chiese alla Corte di Aldermen una pensione, motivando la richiesta per l’indebolimento dei suoi polmoni avendo svolto le sue funzioni alle intemperie e in condizioni climatiche ostili, che lo avevano costretto a letto. Essendo analfabeta, firmò la petizione con una “X”. Tre mesi dopo la sua petizione, Foxton si era ripreso abbastanza da appendere William Corder nel Suffolk. Del quale rivendicò  pantaloni e calze per diritto.

Ultima impiccagione notevole di Foxton fu quella del ricco quacchero Joseph Hunton, condannato per falso, dopo un processo all’Old Bailey. L’agiato Hunton godeva di ottima reputazione, inoltre le condanne per il suo genere di crimine non erano numerose e anche in declino, quanto a popolarità; il che potrebbe condurre a pensare che il non aver ottenuto la grazia dalla Corona fosse una circostanza piuttosto sventurata.

Egli era in possesso di un titolo di credito “lettera di cambio” (pristina forma di cambiale) per centosessantadue sterline. Il condannato lamentò di non aver avuto accesso ai documenti a lui necessari per approntare una difesa minimamente efficace, e si narra che il giorno dell’esecuzione una gran folla accorse, probabilmente aspettando di vedere all’ultimo minuto la conversione della condanna in una pena più mite o la concessione di una grazia, o forse piuttosto perché, come già detto, l’uccisione di un innocente o di uno che non merita di essere ucciso, sollecita la morbosità dello spettatore medio. La grazia non arrivò mai. E quindi probabilmente la folla non fu dispiaciuta. Animali!

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