I BOIA e Altre Atrocità, Parte XXI

Il numero di esecuzioni di questo maldestro individuo non è registrata, ma è stato stimato attorno alle 450, di cui 35 femminili, il che fece di lui uno dei più attivi carnefici britannici.

Tra le sue vittime più note va senz’altro annoverato lo svizzero François Courvoisier, giustiziato il 6 luglio 1840 a Newgate. Courvoisier era stato maggiordomo a casa di Lord William Russell, e aveva ucciso il suo padrone tagliandogli la gola nel sonno, dopo essere stato sorpreso a rubare l’argenteria di famiglia e dei preziosi ed essere licenziato.

Una storia così tremendamente “inglese” a leggerla tutta! Il Lord che frequenta il Brooks’s, un club per gentlemen a St James’s Street, a Londra, lo stesso giorno è seccato per la negligenza del maggiordomo che ha dimenticato di avvisare il cocchiere di andarlo a prendere, e deve quindi tornare a casa in taxi. Ma non se la prende, gli ha dato così tante cose da fare! La cena, la biblioteca, l’omicidio, il medaglione d’oro rinvenuto dalla polizia in possesso del maggiordomo, il quale ancora sostiene la sua innocenza, la lacrimosa confessione al processo, stupore, e tutto il resto.

Forse è da lì in poi che la colpa è sempre del maggiordomo. Al processo assiste anche il personale amico di Lord Russell, il Principe Augustus Frederick, Duca del Sussex! Si siede al posto solitamente riservato al sindaco di Londra, ovvio.

Durante l’istruttoria si sostenne che mancasse il movente. Perché mai Courvoisier avrebbe dovuto uccidere il suo datore di lavoro? Si controbatte, e oggi sarebbe impensabile in un processo, che è uno straniero, e che chi non è inglese potrebbe comportarsi in modo diverso da come farebbe un inglese!

Prima di essere impiccato l’ambasciatore svizzero gli consegnò una lettera della mamma, alla quale gli fu concesso di rispondere brevemente. Si stima che quarantamila persone andarono ad assistere alla sua impiccagione. Tra loro esponenti della nobiltà russa, aristocratici britannici, membri del Parlamento Inglese; ma separati dalla folla ecco che per una volta si vedono anche i due fieri oppositori alla pena di morte, che guardano altrove, ma sono lì, gli scrittori Charles Dickens, un grandissimo, e William Makepeace Thackeray, i quali scriveranno sugli eventi di quel mattino.

Thackeray, nel suo saggio “On going to see a man hanged” (Sull’andare ad assistere a un’impiccagione) riportò: “Provo vergogna e sento di esser stato degradato dalla brutale curiosità che mi portò in quel luogo”. Dickens cinque anni e mezzo più tardi, sul Daily News, scrisse, facendogli il verso: “non avrei mai pensato di poter percepire come così odioso un assembramento di miei simili. Fu uno spettacolo così ripugnante, pietoso e vile, che la legge sembrava essere così malvagia come lui stesso (Courvoisier), o anche peggio; essendo molto più forte, e versando tutt’intorno un contagio assai più triste.”

Calcraft ha anche officiato l’ultima esecuzione pubblica di una donna in Gran Bretagna, di fronte a una folla sempre dell’ordine di migliaia di persone, tra le quali è stato segnalato trovarsi il di lei marito. Frances Kidder fu impiccata il 2 aprile 1868 condannata per aver annegato la figliastra, una bambina di dieci anni che odiava, e che, da quando era iniziata la convivenza, aveva sempre maltrattato. Dopo una caduta di soli tre piedi, meno di un metro, anche lei dovette lottare per due o tre minuti prima di spirare. E lo stesso si era ripetuto in innumerevoli occasioni tra cui pure con Thomas Jennings.

Verso la fine della sua carriera sulla stampa cominciò ad essere espressa l’idea che l’età di Calcraft stava prendendo il definitivo sopravvento. In specie il Times stesso segnalò che durante l’esecuzione dell’omicida Joseph Welsh a Maidstone Gaol, la corda era lenta e maldestramente posta. Il giornale conclude affermando senza mezzi termini che l’età di Calcraft lo rendeva inadatto alla sua occupazione. Aveva circa 69 anni.

Nel frattempo sua madre Sarah, viveva da indigente in una casa di lavoro e a lui fu intimato di pagare tre scellini a settimana per il suo mantenimento, ma ebbe da obbiettare, sostenendo che suo fratello e sua sorella avrebbero dovuto aiutare la madre e non lui che aveva tre figli suoi da mantenere, anche se non vi è alcuna traccia del suo matrimonio.

Dopo essere stato costretto a malincuore a ritirarsi dal suo incarico a causa della vecchiaia nel 1874, Calcraft ricevette una pensione di 25 scellini a settimana dalla City di Londra e gli successe come boia William Marwood. Da giovane Calcraft era stato descritto come un ragazzo “geniale”, con una passione per l’allevamento di conigli, ma nei suoi ultimi anni era irriconoscibile, e fu invece descritto come scontroso e di aspetto sinistro, con i capelli lunghi e la barba, trasandato e vestito in abiti neri, con un orologio a catena nel taschino. Morì a Poole Street a Hoxton, il 13 dicembre 1879.

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