I BOIA e Altre Atrocità, Parte XXIV

William Marwood convinse James Berry, un poliziotto in pensione e amico, ad assumere il ruolo di boia. Mentre era in carica Berry migliorò ancora la tecnica di William Marwood al quale va riconosciuto anche di essere stato sporadicamente usato come uno dei due carnefici a dare il loro nome al personaggio del boia del Punch and Judy lo spettacolo di marionette con le avventure del Pulcinella britannico e di sua moglie (Jack Ketch è l’altro, più tradizionale e più famoso, maldestro, e che nello spettacolo comico finiva per impiccarsi da solo).

Bartholomew Binns lavorò invece tra il 1883 e il 1884 dopo aver assistito pure lui  il buon William Marwood;  quando questi, dopo una breve malattia, morì, Binns fu nominato boia per la City di Londra e il Middlesex. Anteriormente era stato un caporeparto installatore di reti ferroviarie a Dewsbury per la Lancashire e Yorkshire Railway Company, ma dopo aver ottenuto il posto di boia non si dedicò ad altro.

Come molti altri colleghi del suo tempo, Binns non aveva alcuna formazione specifica e realizzava esecuzioni secondo i suoi personali metodi e concetti. Probabilmente e nonostante la concorrenza su questo fronte, come si sa, fosse spietata, fu il boia di minor successo di tutta l’Inghilterra! Responsabile della morte di nove uomini e due donne, la sua breve carriera fu piagata da reclami per ubriachezza e incompetenza. La sua prima esecuzione autonoma fu quella di Henry Powell il 6 novembre 1883 a Wandsworth Prison.

Una delle peggiori esecuzioni di Binns fu quella di Henry Dutton il 3 dicembre 1883. Un ventiduenne condannato per l’omicidio della nonna di sua moglie. Dutton pesava appena 128 libbre a fronte di una caduta di sette piedi e sei, utilizzando una corda spessa con l’occhiello del cappio posizionato nella parte posteriore del collo, la morte risultò sopraggiungere per strangolamento. Il medico del carcere non era soddisfatto del modo in cui Binns aveva condotto l’impiccagione, e c’era il forte sospetto che anche questa volta avesse anche trincato assai, prima.

L’ultima sua fu per il diciottenne Michael McLean a Liverpool a Kirkdale Gaol il 10 marzo 1884. Il Maggiore Leggett, il governatore di Kirkdale Gaol, dichiarò che secondo lui Binns non aveva idea di come fare il suo lavoro in modo soddisfacente. Inoltre riferì che egli era ubriaco quando arrivò al carcere il sabato pomeriggio.

Quando si presentò in stato di ebbrezza, il governatore chiamò un uomo del posto, Samuel Heath, per aiutarlo, ma quello addirittura rifiutò l’assistenza, insistette per effettuare l’esecuzione da solo. Dopo che la botola fu aperta McLean fu lasciato dolorosamente soffocare fino al sopraggiungere della morte. Tredici minuti! Prima che il suo cuore smettesse di battere. Dopo la denuncia formale della sua ubriachezza Binns fu rimosso dalla lista dei boia ministeriali, pochi giorni dopo.

Nel novembre 1884 apparve in tribunale, dopo aver accusato la madrina di avergli rubato l’orologio. Durante il caso sua figlia affermò che egli aveva effettuato vari esperimenti su cani e gatti impiccandoli a casa sua.

Binns fu poi assistito da Thomas Henry Scott in diverse impiccagioni in Irlanda intorno al volgere del secolo. Il suo ultimo lavoro fu l’esecuzione di John Toole il 7 marzo 1901. Morì nel 1911.

James Berry operò dal 1884 fino al 1891. Il suo contributo più importante alla scienza dell’impiccagione fu il perfezionamento del metodo di caduta lunga sviluppato da William Marwood, che Berry conobbe abbastanza bene. I suoi miglioramenti sono stati destinati a diminuire la sofferenza mentale e fisica e alcuni di loro sono rimasti pratica standard fino all’abolizione della pena di morte.

Una spiegazione dettagliata dei metodi e delle procedure di Berry si può leggere nel libro “Le mie esperienze come boia”, in cui descrive e ricorda i momenti finali di alcune delle persone che giustiziò.

Servì otto anni presso le forze di polizia di Bradford, poi si provò come un venditore di stivali. Dal momento che non guadagnava abbastanza per poter mantenere la famiglia, fece domanda per il posto di carnefice dopo il decesso di William Marwood, ma non ebbe successo nonostante fosse nella rosa dei candidati. Non poté operare fino a quando il breve, per fortuna, periodo di Binns non ebbe termine.

Nonostante episodiche e inverosimili attribuzioni di opere o articoli, è vero che Berry sia stato il primo boia britannico davvero acculturato abbastanza da essere in grado di scrivere liberamente sul suo lavoro. Egli ritenne che il boia fosse l’ultimo anello di quella che definì la: “catena delle ritorsioni legali”.

Fu comunque il boia che, famoso episodio, non riuscì ad impiccare John Babbacombe Lee, “L’uomo che non riuscirono a impiccare”, nel 1885. La botola non si aprì per più volte fino a che la sentenza di Lee fu commutata in ergastolo. Dopo la commutazione della pena Lee continuò a presentare petizioni per essere rilasciato il che finalmente avvenne nel 1907.

Lee era stato condannato per il brutale assassinio della sua datrice di lavoro, Emma Keyse, a casa sua a Babbacombe Bay vicino a Torquay nel 1884. La prova della sua colpevolezza era debole e circostanziale, poco più del fatto che Lee fosse l’unico maschio in casa al momento del delitto, una disamina della sua fedina penale, il fatto di essere trovato con un inspiegabile taglio al braccio. Nonostante il poco a disposizione e la sua asseverata innocenza, fu ugualmente condannato all’impiccagione.

Furono avanzate diverse teorie riguardo alla causa del guasto che impedì il fatale esito del procedimento, ma i documenti del Ministero mostrano che nel rapporto ufficiale fu dichiarato come un incorretto montaggio del meccanismo di scatto della botola della forca fece sì che la cerniera rimanesse sporgente di un ottavo di pollice, impedendo l’apertura dopo il tiraggio della leva. Questo incidente contribuì a che fossero di lì innanzi fabbricate forche standard affinché il tutto non si ripetesse.

Che si sappia, ci fu un solo altro uomo che si salvò dall’impiccagione, e per di più, buon per lui a caduta breve: Joseph Samuel. L’inglese divenne leggendario. Condannato per rapina nel 1795, fu poi di nuovo condannato nel 1801 e deportato in Australia, tra altri 297 criminali imbarcati a bordo delle navi Nile, Canada e Minorca.

La Gran Bretagna all’epoca aveva una colonia penale a Sydney Cove nel New South Wales. La sicurezza nelle prime colonie penali era rafforzata dallo stato di isolamento del posto stesso, e le guardie confidavano nel deserto australiano per dare la morte a quei detenuti che volessero osare fuggire e ci riuscissero: deserto, caldo, animali… l’Australia allora non era quel paradiso che è oggi. O per lo meno la nazione “più felice” del globo, se prestiamo credito a questo tipo di statistiche e giornalismo.

Samuel non solo riuscì a fuggire, ma con una banda di malavitosi, derubò la casa di una facoltosa signora. Durante l’operazione criminale, un poliziotto di nome Joseph Luker, che sorvegliava la casa, fu assassinato. La banda era braccata e fu rapidamente catturata. Durante il processo, però, la donna riconobbe solo Joseph Samuel tra i colpevoli. Lui ovviamente ammise di aver rubato a casa della signora, ma negò di aver ucciso nessuno. Gli altri membri della banda, tra cui il leader, furono assolti per mancanza di prove, e quindi l’unico condannato all’impiccagione a seguito di identificazione fu lui.

Assieme a un altro criminale, estraneo ai fatti e condannato per altri episodi, fu portato in carro a Parramatta, dove centinaia di persone si erano adunate per assistere all’esecuzione. Dopo la preghiera col sacerdote, il carro sarebbe stato spostato lasciandoli appesi. Questo era il metodo comune di procedere, uccidendo, quindi, per strangolamento lento. Le funi utilizzate erano formate da cinque corde di canapa, e potevano sostenere un peso di 450 kg, per un massimo di cinque minuti senza rompersi, servizio più che sufficiente per le esecuzioni di cristiani.

L’altro criminale morì per strangolamento come previsto, ma la corda di Samuel si spezzò e lui cadde slogandosi una caviglia. Il carnefice rapidamente preparò una seconda corda identica, gliela mise al collo, l’altro criminale era lì che scalciava ancora debolmente, il cappio sfugge dal collo e il condannato cade di nuovo a terra! Il boia era sicuro di aver fissato saldamente il cappio intorno al collo, e mentre il poveraccio si rialzava, la folla inizia a rumoreggiare, chiedendo che Samuel fosse liberato. Il carnefice preparò molto rapidamente una terza corda, esegue tutto con la massima attenzione, la corda si rompe di nuovo.

Anche grazie ai mormorii della folla, ci si appellò al governatore per sapere che fare, il quale, previo controllo delle funi, che non mostravano segno di taglio o altro, e considerando che l’altro criminale penzolava morto da una corda identica, decise col popolo che era un segno di Dio che Samuel si salvasse non avendo commesso il crimine. Fosse sempre così facile! La pena gli fu commutata in ergastolo, però, non fu lasciato andare, nonostante quello che aveva detto Dio, mentre il medico di Parramatta gli curava la caviglia slogata.

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