I BOIA e Altre Atrocità, Parte XXVI

James Billington ha sempre avuto una stranissima attrazione per l’impiccagione, e anche se ha avuto altri lavori, dopo aver lasciato la scuola è stato impiegato in un cotonificio prima e poi insegnate di scuola domenicale, fino a condurre una barberia a Market Street, aveva costruito delle repliche di forche nel suo cortile sulle quali si esercitava con pesi e manichini e, si spettegolava tra la popolazione locale, pure con cani e gatti randagi.

Dopo la morte di William Marwood nel 1883, c’era un posto vacante per la carica di boia della City di Londra e del Middlesex. Degli oltre 100 candidati, Billington fu uno dei tre preselezionati per il colloquio, ma il lavoro fu offerto a Binns. Imperterrito, Billington scrisse alle altre autorità della prigione inglese offrendo i suoi servizi come boia, fino a che finalmente fu preso dalle autorità dello Yorkshire.

Primo impegno di Billington fu l’esecuzione di Joseph Laycock a Armley Gaol a Leeds, il 26 agosto 1884. Laycock, un venditore ambulante di Sheffield, era stato condannato per l’omicidio di sua moglie e quattro figli. Nel 1891, Billington succedette a James Berry come capo carnefice di Gran Bretagna e Irlanda.

Il 1896 l’esecuzione di Charles Thomas Wooldridge fu immortalata da Oscar Wilde nel suo “La ballata del carcere di Reading”. Wooldridge, noto come “CTW” nel poema, era un soldato al servizio dei Royal Horse Guards di Windsor che aveva ucciso sua moglie Laura con un rasoio tagliandole la gola spietatamente durante un eccesso di gelosia. Wilde racconta che il condannato sembrava rassegnato al suo destino sul patibolo, e Wooldridge firmò anche una petizione al Ministro degli Interni chiedendo di non essere graziato, nonostante una richiesta di clemenza presentata dalla giuria al suo processo e varie petizioni organizzate dai residenti di Berkshire.

Il cappellano del carcere riferì che lui voleva morire e pagare così per il suo orrendo crimine. Gli fu permesso di portare i colori del reggimento sul patibolo, ma gli fu data anche più corda del dovuto, la forza della sua caduta, quando la botola si aprì gli strattonò il collo allungandolo della incredibile misura di quasi undici pollici (quasi trenta centimetri).

Billington tolse la vita anche all’avvelenatore seriale Thomas Neill Cream, il 15 novembre 1892. Cream scozzese-canadese, era un facoltoso medico abortista, elegante il suo ritratto fotografico in cilindro e baffo a punta, operò in Usa, Canada, Inghilterra e probabilmente seminò morti un po’ ovunque prima che ci si rendesse conto che le morti erano dovute non a cause naturali; la prima condanna gli venne per l’avvelenamento del marito di una giovane con cui aveva un affaire.

Nonostante l’ergastolo, uscì due anni più tardi in virtù di un indulto. Tra le tante stranezze, stranezze criminali, amava inviare lettere estorsive in cui ricattava i destinatari affermando che li avrebbe accusati di reati che loro non avevano commesso. Cosa che fece dopo l’omicidio da lui perpetrato della prostituta Matilda Clover. Mandò una lettera a una contessa affermando di sapere che suo marito era stato l’assassino e chiedendo danaro a cambio del suo silenzio.

Lo stesso, e per lo stesso omicidio, fece con un collega, un medico che però non si perse d’animo e anzi si rivolse alla polizia, la quale gli tese una trappola che non ebbe successo. Lui aveva fiutato.

Finalmente fu arrestato per l’avvelenamento di due prostitute, mentre fuggiva troppo tardi da una finestra per essersi intrattenuto a vederle morire. Fu Billington a sostenere che le ultime parole di Cream mentre cadeva furono “Io sono Jack …”, e intese che questa fosse la confessione di essere stato Jack lo Squartatore. Il che non poteva essere, però, anche se se ne parlò molto, e senza aiuto del test di recente eseguito, per il semplice fatto che Cream era confinato a Chicago, presso lo Joliet State Penitentiary, al momento degli omicidi dello Squartatore.

L’ultima esecuzione di Billington fu quella di un uomo che conosceva bene, Patrick McKenna. I due si conoscevano perché McKenna era un habitué del locale pubblico Derby Arms a Bolton, a quel tempo la casa di Billington. Uccise la moglie dopo che lei si era rifiutata di dargli i soldi per comprare la birra, e Billington era stato uno degli uomini che si trovavano nei pressi del luogo del delitto e riuscirono a trattenerlo fino all’arrivo della polizia. È grave rimanere senza birra in certe subculture.

McKenna fu condannato all’impiccagione presso la Strangeways Prison, il 13 novembre 1901. Anche se Billington soffriva di una grave forma di bronchite riuscì a portare a termine l’esecuzione, ma non appena terminatala tornò a casa a letto malato e morì un mese dopo all’età di 54 anni.

Tutti e tre i figli di Billington, Thomas, William e John, seguirono le orme del padre ed divennero boia. Thomas morì però entro un mese della dipartita di suo padre, ma William e John svolsero la loro professione fino al 1905. William fu rimosso dalla lista dei carnefici ufficiali dopo essere stato condannato a scontare un mese nel penitenziario di Wakefield per non riuscire a mantenere la moglie e i loro due figli, che erano stati ammessi in una casa di lavoro a Bolton.

Suo fratello John morì di una pleurite causata da lesioni che aveva riportato due mesi prima nel penitenziario di Leeds, quando era caduto nella botola aperta della forca.

Thomas Henry Scott per mestiere era un cordaio ed ha funto come boia in diciassette occasioni. Fu sulla lista del Ministero dei carnefici approvati dal 1892 al 1895.

Scott fu uno degli assistenti del boia James Berry nel lontano 1889. Tuttavia, a partire dal gennaio 1892, aveva lavorato come assistente carnefice di James Billington, che è stato funzionario e capo di Gran Bretagna e Irlanda.

Scott avrebbe dovuto assistere Billington in una impiccagione il 17 dicembre 1895 alla prigione di Walton. La sera prima fece rapporto alla prigione alle 9:00 e poi andò con una prostituta. Fecero sesso per circa un’ora e mezza, ma in seguito, Scott si rese conto di essere stato derubato e denunciò l’accaduto alla polizia. Il suo portafoglio e i gli occhiali furono recuperati quando la prostituta si presentò alla stazione di polizia.

A seguito dei fatti, però, il Ministero degli Interni lo rimosse dall’elenco dei boia e Billington eseguì la condanna da solo. Non più benvoluto in Inghilterra, Scott si trasferì in Irlanda dove fu carnefice capo fino al 1901. Nel mese di gennaio 1899, effettuò tre esecuzioni nel volgere di cinque giorni, assistito dal famigerato Binns.

Scott effettuò solo poche impiccagioni e perse il suo lavoro in Irlanda, quando le autorità conobbero dei suoi trascorsi peccaminosi in Inghilterra.

Thomas Billington fu un altro dei quattro membri della famiglia che lavorarono come boia in Inghilterra. Lavorò principalmente come barman, ma suo padre gli ottenne il lavoro di assistente, che realizzò in sette impiccagioni nel 1898. Nell’estate del 1899 scomparve. Sua moglie era morta in quel periodo, e suo padre scrisse più tardi che si era arruolato nell’esercito.

Dopo 18 mesi, tornato a casa, assistette il padre in un’esecuzione a Cork ed in altre sette successive tra suo padre o suo fratello, ma per una sua predisposizione ad ammalarsi di raffreddore morì giovane, a soli 29 anni, di polmonite. Una volta non era infrequente.

Il fratello William operò la sua prima impiccagione nel luglio del 1899 quando divenne il boia principale d’Inghilterra. Assistito prima da suo fratello maggiore Thomas e poi dal minore John, lavorò con Henry Pierrepoint. Era una piccola celebrità tra la popolazione, incuriosita da questo uomo piuttosto giovane e “boia di paese”. William effettuò la maggior parte delle esecuzioni tra 1902 e 1904. In particolare, portò a termine l’ultima nella prigione di Newgate e la prima a Pentonville, oltre a un paio extra moenia in Irlanda.

Sposato e con due figli, ebbe anche lui i tradizionali problemi con l’alcol. Nell’estate del 1905, si fece un mese di carcere per non aver dato i soldi alla moglie in ottemperanza ad una sentenza di separazione. Proprio mentre era in carcere, morì suo fratello e aiutante John. Fu incaricato di 58 impiccagioni come boia capo e assistette in altre 14. Nei suoi ultimi anni, a quanto pare, egli cercò di nascondere il suo passato come carnefice.

Da ultimo, John all’età di 21 anni frequentò un corso di formazione sulle esecuzioni a Newgate. Così divenne partner di suo fratello William che aveva già fatto carriera a quel tempo. Era bravo e presto fece carriera anche lui, sicché sul volgere del 1903, svolse la sua prima impiccagione come carnefice capo a Manchester, con John Ellis come assistente. Delle 29 esecuzioni che ebbero luogo tra Inghilterra e Irlanda nel 1903, i fratelli Billington parteciparono a 27 e a 15 in coppia.

Oltre che con Ellis, John Billington spesso lavorò anche con Henry Pierrepoint. E se non lavorava come boia faceva il parrucchiere, dedicandosi, pertanto, sempre a colli e teste.

Nato nel quartiere Balderstone di Rochdale il 4 ottobre 1874 ha avuto prima una serie di posti di lavoro come operaio casuale dalle parti di Manchester prima di ottenere un lavoro in una filanda a Bury. Dopo un altro periodo di lavoro in una fabbrica, decise di seguire il mestiere del padre, diventando carnefice.

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