I BOIA e Altre Atrocità, Parte XXVII

Anche Ellis, che fu boia capo e eseguì un totale di 203 esecuzioni, fu barbiere e parrucchiere a Rochdale, dove successivamente aprì un’edicola, che amministrò con la moglie e i figli. Il suo modo di pensare e i metodi impiegati furono riversati nel suo libro “Diario di un boia”.

Tra le esecuzioni in cui si esibì si annoverano quelle famose di Hawley Harvey Crippen (noto come Dr. Crippen) nel 1910, Frederick Seddon nel 1912, l’avido avvelenatore massone della zitella Eliza Mary Barrow, e Sir Roger Casement nel 1916, l’eroico patriota irlandese che denunciò infruttuosamente le atrocità della criminale gestione leopoldina del Congo, oltre che gli ancora atroci soprusi di cui erano vittime gli indios peruviani, ma che fu ripagato dall’arbitrario e tirannico governo britannico, solo con l’accusa di tradimento durante la guerra.

Altro impiccato famoso fu Herbert Rowse Armstrong (noto come Dr. Armstrong) nel 1922, l’unico avvocato della storia del Regno Unito condannato all’impiccagione, e responsabile del tentato avvelenamento di un collega rivale oltre che della moglie, che però doveva amare, se fosse vero che le sue ultime parole, appena prima che la botola si aprisse, furono: “Kitty I’m coomin to ye!

E infine fu il carnefice anche di Edith Thompson nel 1923. Un caso che creò grande scandalo per le circostanze, ma anche dato che la ragazza fu condannata assieme al suo amante, ed unico esecutore materiale dell’omicidio del marito, anche se sia lei che lui sostennero costantemente che ella non aveva preso parte in alcun modo alla realizzazione del crimine, non come istigatrice e tantomeno come mandante.

Il marito, un uomo forse troppo tranquillo per Edith, anche dopo aver scoperto la tresca con un giovane marinaio, Francis Bywaters, non volle divorziare dalla moglie. I due sarebbero voluti andare a stare insieme, e lei nella sua corrispondenza palesò il proposito di disfarsi del consorte con veleno per topi e polvere di vetro.

Forse queste non erano che le rabbiose fantasie di una persona frustrata per essere costretta a una quotidianità coniugale che non voleva più. Forse chiunque di noi ha affermato in un qualche momento della vita il proposito di voler ricorrere all’omicidio, e se si fosse processati per tutte le volte che persone, assolutamente innocue e miti, hanno detto la frase “lo ammazzerei”, forse si finirebbe per competere coi grandi massacratori della storia.

A nulla valse il fatto che durante l’autopsia non fu trovato nulla che potesse suggerire che lei avesse mai messo in pratica le sue fantasiose intenzioni criminali. Fu condannata, assieme all’amante, e furono uccisi lo stesso giorno, ma in due carceri diversi. Ma fu tutto sommato fortunata, il suo carnefice si era sempre distinto per aver preso il suo lavoro molto sul serio e con responsabilità, cercando ogni volta di spedire al creatore il condannato con il minimo sforzo e il minor dolore. Sapere questo non le bastò!

Non pareva verosimile che nonostante tutto, e anche considerando una generale ostilità dell’opinione pubblica alla sua soppressione, lei sarebbe stata impiccata per davvero. Pochi giorni prima dell’esecuzione lei perse completamente il controllo, trascorse gli ultimi giorni in uno stato quasi isterico, piangendo, urlando e gemendo, incapace di mangiare.

La mattina del sua esecuzione era pesantemente sedata, ma rimase comunque in stato di forte agitazione; al patibolo dovette essere tenuta in posizione verticale. Secondo il resoconto della giornata le guardie dovettero addirittura legarla a una piccola sedia di legno prima di poterle infilare il cappio intorno al collo e pare che fosse impiccata con tanto di sedia.

Nel carcere di Pentonville, a solo qualche centinaia di metri di distanza -Holloway e Pentonville si trovano nello stesso distretto- Bywaters che aveva tentato fino all’ultimo di salvarla, fu impiccato contemporaneamente alle ore 9.00.

Molti pensarono che la povera ragazza non fosse stata giustiziata che per aver commesso un banale e insignificante adulterio.

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