I BOIA e Altre Atrocità, Parte XXXI

A seguito delle dimissioni di Albert Pierrepoint e la morte di Wade nel 1956, Allen e Robert Leslie Stewart divennero congiuntamente capi carnefici. Tuttavia, l’Homicide Act del 1957 ridusse il numero di criminali condannati del 75%, da una media di quindici l’anno nei primi anni della decade dei cinquanta a quella di circa quattro verso la fine.

Tra i suoi lavori come capo boia, Allen l’11 luglio, 1958 si occupò del serial killer nato in America, ma scozzese, Peter Manuel, nel carcere di Barlinnie a Glasgow, pluriomicida condannato per sette omicidi, ma a cui forse ne andrebbero attribuiti altri due, e Guenther Podola il 5 novembre 1959, un ladruncolo di origine tedesca, e l’ultimo uomo ad essere impiccato nel Regno Unito per aver ucciso un agente di polizia. Peter Manuel è ricordato per le sue ultime parole: “turn up the radio and I’ll go quietly”.

Alcuni giornali sostennero che il figlio di Brian Allen assistette suo padre in cinque impiccagioni, una notizia che viene respinta da Stewart McLaughlin, biografo di Allen. Nel famoso libro di Charles Duff: “Il manuale del Boia”, si riporta che un articolo sul Daily Sketch (26 maggio 1960) cita Brian dicendo che lui aveva lasciato perdere il lavoro di assistente boia perché “la sua fidanzata non lo avrebbe sposato se non avesse smesso di impiccare gente”.

La sua vicenda è interessante non solo per il pregiudizio manifesto nella resistenza a sposare un boia (o persino i discendenti) ma anche per la supposta idiosincrasia che questo lavoro avrebbe con altri relativi all’ambito medico. Non si sa con certezza per quale ragione egli non seguì le orme del padre, e il contenuto esatto della motivazione rimane oscuro.

Ne sono proposti due, entrambi illuminanti: il primo vuole che dopo incertezze fosse la fidanzata Angela a farlo definitivamente decidere “anche se è un lavoro che qualcuno deve fare” lui dichiarò. Ma secondo quanto in The Spokesman Review (8 maggio 1961) “Hangman Quits To Save Lives” (Il carnefice lascia per salvare vite umane), egli avrebbe dichiarato che fu un “conflitto di lealtà” a farlo desistere, dato che si era recentemente qualificato come infermiere in un istituto di igiene mentale e voleva fare tutto quanto in suo potere per salvare e preservare la vita e non toglierla.

Allen eseguì comunque l’ultima esecuzione in Irlanda del Nord nel dicembre del 1961, quando fu impiccato Robert McGladdery in Crumlin Road Gaol a Belfast. Aveva ucciso la fidanzata diciannovenne a coltellate dopo un ballo e dopo averla picchiata e strangolata. Al processo si era dichiarato innocente, ma era stato incastrato dai vestiti insanguinati ritrovati dopo un astuto e discreto pedinamento. Li aveva nascosti in una fosse settica in un bosco. Il giorno prima dell’esecuzione pare avesse confessato il crimine.

Eseguì inoltre anche l’ultima impiccagione in Scozia il 15 agosto 1963, quella di Henry Burnett alla prigione di Craiginches presso Aberdeen dove non si impiccava nessuno dal 1891, per l’omicidio di Thomas Guyan, con una fucilata in faccia. La sua difesa fu quella di sostenere l’infermità o la seminfermità mentale, ma non fu creduto.

Anche Allen era un tipo elegante sul lavoro: indossava sempre una cravatta a farfalla durante le esecuzioni in segno di rispetto. Del suo lavoro, Allen disse: “Non ho mai sentito un momento di rimorso e ho sempre dormito pacificamente le notti prima e dopo un’impiccagione”.

Assieme a Pierrpoint lavorò anche Derley, che partecipò a 20 impiccagioni, ma era saldatore di professione. Con lui è interessante ricordare che l’8 maggio 1951, scortarono il condannato per omicidio James Inglis al patibolo dalla sua cella adiacente ed eseguirono l’impiccagione più veloce mai registrata: solo sette secondi dal momento in cui il prigioniero fu rimosso dalla sua cella, fino alla sua fatale caduta.

Di Dernley si ricorda che fu rimosso dall’Elenco Ufficiale di assistenti carnefici del Ministero, probabilmente così sospettava lui, o diceva di sospettare, a causa di un commento grezzo sulle dimensioni del pene di un impiccato. Il fatto fu riportato da Pierrepoint (senza menzionare Dernley per nome) nella sua autobiografia. Tuttavia, la vera ragione per la rimozione di questo cafone dalla lista fu senza dubbio che nel 1954 fu condannato per pubblicazione di materiale osceno. Il tribunale condannò Dernley a sei mesi di reclusione e una multa di 50 sterline, più 25 sterline di spese. La condanna penale con tanto di successiva detenzione costituirono solide basi per il licenziamento.

Possiamo cogliere l’occasione per ricordare che la morte, specie se traumatica, e ancor più in specie se per impiccagione, può provocare uno strano fenomeno, la così detta “erezione da morte”, un priapismo che è stato attribuito alla pressione che il nodo del cappio fa sul cervelletto. Anche in persone in vita alcune lesioni al cervelletto o al midollo spinale provocano priapismo, anzi, parrebbe trattarsi di un fenomeno diffuso in addirittura un terzo dei casi. Anche nelle donne la curiosa circostanza parrebbe essere riprodotta, con un consistente afflusso di sangue alla vagina. Che potrebbe spiegare anche certe sindromi emorragiche. Non è comunque un fenomeno di cui dolersi, specie perché parrebbe sintomatico di un trauma mortale veloce.

Su un libro oltre che immane come dimensioni e per ricerca, anche incomparabile quanto a fonte di aneddoti storici tra i più strani: “Declino e Caduta dell’Impero Romano”, di Edward Gibbon, è riportato un curioso fraintendimento relativo a questo fenomeno, che riguarda Maometto. Da un errore di traduzione dell’opera di Abulfeda, errore di John Gagnier che tradusse in latino la vita di Maometto, venne attribuita ad Alì, genero del profeta -in Dante all’Inferno con lui, e padre della setta violenta e sanguinaria degli sciiti- l’esclamazione in morte del maestro: “o propheta, certe penis tuus cælum versus erectus est” vale a dire: “oh profeta il tuo pene è eretto verso il cielo!” Eh, che meraviglioso miracolo! Degno congedo di un birbante pederasta, ma mai datosi.

Può essere opportuno segnalare anche leggenda popolare che vuole che sia proprio dalle gocce di sperma degli impiccati, che nasce la mandragora (o mandragola), la radice officinale a forma di uomo, assai ricercata in passato per preparazioni che infondessero desiderio e potenza sessuale fuori dal comune e che diede anche il nome alla commedia notissima di Niccolò Machiavelli. 

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