I BOIA e Altre Atrocità, Parte XXXIII

Robert Greene Elliott fu “elettricista di Stato” per gli Stati di New York, New Jersey, Pennsylvania, Vermont e Massachusetts durante il periodo a cavallo tra 1926-1939. Era nato a Hamlin, New York, da padre immigrato irlandese. Da bambino aveva mostrato una straordinaria devozione come metodista, tanto che ad un certo punto i suoi genitori volevano che diventasse un pastore. Da ragazzo, Elliott racconta, lesse del primo uso della sedia elettrica e si chiese che cosa dovesse essere azionare la leva interruttore di  un’esecuzione.

Divenne impiegato nel servizio carcerario come elettricista regolare e in tale veste assistette Edwin Davis alle folgorazioni della prigione di Dannemora nello Stato di New York. Questa formazione gli fu molto utile, quando nel 1926 lo richiese, fu accettato per il posto di Elettricista di Stato che si era appena reso vacante dopo John Hulbert.

Ad Elliott va accreditato il perfezionamento dell’esecuzione giudiziaria per folgorazione. Di solito usava un primo contatto a 2000 volt, mantenendolo per 3 secondi e poi abbassando la tensione a 500 volt per un minuto, sollevandola ancora a 2000 volt per altri tre secondi e abbassandola di nuovo a 500 volt per il resto del secondo minuto, ultimi secondi a 2000 volt prima di spegnere l’alimentazione.

Questa tecnica era tesa a rendere la vittima incosciente in un istante, mentre la tensione più bassa riscaldava gli organi vitali fino a uccidere, senza causare un bruciore fisico eccessivo. Questo ciclo di oscillazione degli shock fermava il cuore, facendolo andare in arresto. Ha spesso fabbricato gli elettrodi da solo, ricavando la calotta per il capo da un casco da football foderato con spugna umida.

D’altra parte anche la sedia elettrica ha i suoi limiti, il diciassettenne di colore Willie Francis, nel 1941 sopravvisse a un’esecuzione, che fu ripetuta con esiti fatali l’anno successivo. Una storia drammatica! E lungamente controversa e dibattuta dall’opinione pubblica statunitense. La sedia portatile era però stata montata male da una guardia carceraria interna, tossicodipendente, e non aveva funzionato a dovere.

Appassionato di giardinaggio e tranquillo padre di famiglia, Elliott aveva anche un business di appalti elettrici, guarda caso, e ha affermato di non essere mai stato più di “uno strumento del popolo” quando provvedeva ad un’esecuzione.

Elliot ha eseguito il suo lavoro giustiziando 387 persone e arrivando alla performance di ben sei esecuzioni in un solo giorno, liberando così la società di criminali e personaggi famosi come Ruth Snyder e Bruno Hauptmann l’uomo condannato per il rapimento del figlio di Lindbergh, o Sacco e Vanzetti.

Subito dopo l’esecuzione di Sacco e Vanzetti, degli ignoti gli piazzarono una bomba sotto casa, che distrusse la sua veranda e per un certo tempo lo Stato di New York pagò un picchetto di guardia attivo 24 ore.

I due erano anarchici italiani che forse furono semplicemente “sacrificati” sull’altare di una “politica di rigore” verso gli immigrati. Definiti senza mezzi termini “bastardi anarchici”, per le loro idee radicali mal viste in America, anche perché confuse col comunismo, con cui non erano affatto assimilabili, e di cui già all’epoca esisteva quella sorta di fobia che portò poi al maccartismo, furono accusati dell’omicidio di una guardia e ingiustamente trattati in processo e poi condannati.

Nel 1977 a cinquanta anni dalla morte, la loro memoria fu completamente riabilitata, pur senza che fossero dichiarati innocenti.

Fu un caso veramente controverso e discusso anche in seguito, che illustra anche tante delle ombre che inevitabilmente ci furono rispetto all’immigrazione e che tanti italoamericani, decenni dopo, hanno trattato anche in opere di impatto sociale diffusissimo come “Il Padrino” o persino “Rocky”.

Elliott scrisse un libro di memorie: “Agente di Morte” dando una versione sicura di sé. Un giornale riferì però che egli era ossessionato da ciò che aveva fatto, e che lo spettro di Ruth Snyder lo tormentava e che gli fosse necessario assumere sedativi per dormire, essendo paralizzato dal senso di colpa.

Tuttavia, nel suo scritto, Elliott affermò che seppure fu scosso dalla necessità di fulminare una donna, non era il tipo di uomo da perdere il sonno per aver fatto il suo lavoro. Ruth aveva ucciso l’assai facoltoso marito assieme all’amante, anche lui condannato a morte.

Era da tempo che “voleva disfarsene”, dopo una vita matrimoniale materializzatasi a prima vista come una benedizione, ma rivelatasi invece essere molto peggio di quello che apparentemente aveva promesso di essere. Annoiata da un marito che avrebbe di gran lunga preferito sposare la più bella fidanzata precedente morta, purtroppo, prima delle nozze, lei si concedeva promiscuamente, come un puttana, e si produceva in maldestri tentativi di omicidio. Fino all’epilogo.

Ci furono altri boia dopo di lui, Joseph Francel servì come giustiziere dello Stato di New York dal 1939 al 1953 uccidendo 137 persone, tra cui Julius ed Ethel Rosenberg, coniugi condannati come spie sotto il maccartismo per aver passato segreti nucleari ai sovietici e scoperti sotto il “Progetto Venona”, una collaborazione tra USA e Regno Unito proprio per smascherare spie sovietiche. Benché all’epoca non si dessero dettagli del caso, coperto da segreto, pare proprio che i due fossero davvero delle spie.

Gli succedette Dow B. Hover ultimo Elettricista di Stato per New York che al contrario del suo predecessore, il cui nome appariva regolarmente nei media, mantenne segreto il suo secondo lavoro. Lo fece in un modo quasi maniacale che lo indusse a guidare di notte per recarsi a Sing Sing ad effettuare le esecuzioni, e solo dopo aver sostituito le targhe sulla sua macchina.

Egli Giustiziò il gangster e omicida di origini tedesche Gerhard Puff, detenuto federale. Fu anche fondatore di una società di fornitura di animali da laboratorio, la Taconic Farms, che poi vendette. Ma la sua vita fu costellata da frequenti e dolorosissime emicranie a causa dello stress e dalla metà degli anni ‘70 soffrì del morbo di Huntington, fino a che fu trovato suicida per avvelenamento da monossido di carbonio nel 1990. La cantautrice canadese Lorne Clarke in “Execution Nights” parla di lui nella sua canzone.

Ma tra tutti i protagonisti di questa lunga tirata sui boia, è preferibile congedarci riportando il pensiero proprio di Elliott, che, nonostante la sua vocazione da carnefice, era profondamente in disaccordo con la pena di morte, e che arrivò a scrivere nelle sue memorie: “mi auguro che non sia lontano il giorno in cui uccidere legalmente, sia per folgorazione, che per impiccagione, gas letali, o qualsiasi altro metodo, sia considerato inammissibile in tutti gli Stati Uniti”.

E unendoci a lui, ci auguriamo che così arriverà ad essere in tutto il mondo.

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