I deliri di Monsieur Orridh De L’Hororeé

Se, pur nel tremendo rischio di essere scoperti, vi voleste prendere la briga vana di consultare clandestinamente le pagine crudeli redatte dal Marchese, fate attenzione, notereste, nel furioso batticuore che accompagna sempre la lettura, come man mano che si avanza e ci si inoltra nel reticolo di parole, le ricette si diradano a volte, e pare di addentrasi in una spessa selva, inestricabile di delirio. A volte addirittura si ha la sensazione di scendere in un vorticoso imbuto infernale, di essere afferrati e trascinati in fondo. Orrende allusioni, vaneggiamenti, e addirittura sparse dottrine e concetti, prendono il posto della piana elaborazione di antropofaghe pietanze. L’orrido ricettario, diviene sempre più: libro di alchimia, catalogo di orrori, compendio di filosofia e di angoscianti visioni del mondo, contraddittorie e strampalate, o semplicemente malate, insane. Incubi! Incubi fatti cartapecora. Affiorano enigmatiche frasi, disegni complessi e bellissimi, miniature, arcani riferimenti non accessibili al volgo. Non è difficile immaginare le smorfie di sdegno e schifo sull’aristocratico volto del vecchio francese quando divaga dai temi strettamente culinari e ricorda come sia falsa l’idea della struttura universale che i comuni mortali condividono. I medici? I peggiori degli esseri umani!

 

Oh spregevoli figli dell’umano gregge, ogni vostro genetliaco non è che un epicedio mancato; ogni nascita e ricorrenza di questa stessa maledizione dovreste vestirla in gramaglie, oh popoli, oh selvaggina della terra! Quanto dovreste invidiare i vostri fratelli che mai hanno visto la luce! Giacché il vostro simile vi è nemico.

A voi uomini serve di avere un Dio, ma ignorate il suo volto tremendo. Non volete conoscerlo, vili! Esso è il potere! E tra gli esseri più spregevoli, coloro che collaborano con esso pur appartenendo alla vostra turpe genia di bestie da soma.

I medici, ambiziosi oltre ogni decenza, sporchi, luridi, come tutti voi, sono i maggiori ruffiani! Anche loro credono in un Dio, gli è necessario, per la loro pochezza di semplici umani, e questo gli viene concesso.

Questo gli concediamo pur di divorare le carni che offrono in sacrificio. Un Dio da blandire con la sofferenza dell’uomo e con ecatombe.

Di cosa si ciba il loro fantasioso Sovrano se non di sofferenza? Del pianto disperato della madre che perde il figlio, dell’oppressione sessuale e politica, della rovina di un giovanetto preso con la forza, di prigioni ed esecuzioni, di rituali insensati e vani. Ed essi collaborano uccidendo il malato, e il sano, spargendo mali, inventandone di inesistenti pur di amputare e spaccare corpi.

Oh, no! Nessuno stupido Dio contempla tali efferatezze, nessun altro che il potere ne gode. Eppure, i nosocomi? Sono solo cattedrali erte da impotenti e ruffiani, dalla setta dei medici, per blandire gli eletti. Essi sono il disperato omaggio di gente inferiore e spregevole, per essere ammessa a un consesso al quale non parteciperanno mai. Illusi!

Dietro ogni morte d’ospedale, dietro ogni gesto, operazione medica, ogni grido, ogni sofferenza in corsia, minuziosamente c’è un omaggio a noi, veri Dei della terra, tramite il simulacro d’un Dio malvagio e nero che scruta tremendo da dietro i confini dell’universo e li governa.

No, sciocchi cerusici, fandonie! Non c’è nessun altro in ascolto! Lo ignorano! Dato che, inferiori che sono, vogliono credere pure loro alle vecchie storie e leggende seminate dalla notte dei tempi per il controllo del gregge.

Sono gli ultimi degli esseri umani: sono coloro che, immersi nella pochezza universale, si sentono speciali, “eletti”, senza esserlo affatto. La realtà è un’altra, ripugnanti cialtroni! Nessun medico siederà alla tavola eletta. Mai!

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