I Fondamenti per Iniziare a Fumare la Pipa

Un mio amico che sta iniziando, mi ha fatto notare che si trovano moltissime informazioni in rete riguardo al “fumare la pipa” (ci sono blog e forum specializzati, ovviamente pubblicazioni), che però si perdono spesso in dettagli e minuzie e non spiegano in modo sintetico ed efficace, ciò che per il neofita è fondamentale sapere.

E a questo vorrei dedicarmi oggi, indicando i passaggi necessari per fumare correttamente una pipa. Sono un tipo piuttosto pratico e sbrigativo, e odio la “poesia” nel quotidiano, e le complicazioni non necessarie.

calabash

Allora!

Armamentario necessario. Per fumare una pipa ci vuole:

-un fumatore,

-una pipa,

-del tabacco da pipa,

-un attrezzo atto all’accensione del tabacco,

-un curapipe (o pigino).

Il fumatore. Ci sono miliardi di persone al mondo (purtroppo) e nessuno è incapace a fumare, se può (salute) e se vuole (salute). Quindi non c’è da aggiungere nulla per descrivere il fumatore tipo: può essere chiunque.

Il che implica che la pipa non è un oggetto per delle “categorie” di persone determinate e non lo è mai stato! Se è vero che fumano la pipa gli scrittori e gli intellettuali, è altrettanto certo che la fumano anche i pirati e i pescatori, i politici, i militari e i dittatori, i nonni e gli scienziati. Chi affermi o pensi il contrario semplicemente sbaglia. 

Sul tabacco, sul tipo, la qualità di tabacco da usare, non do consigli; essi non sarebbero che una arbitraria proposizione e invadente dei miei gusti personali in quanto tali.

Va però accennato che il tabacco da pipa tende a seccarsi. In tal caso brucerà più velocemente, e sarà anche più irritante per lingua e gola. A volte persino dalla tabaccheria, disgraziatamente, è possibile imbattersi in tabacco stantio e riarso, ma anche esso fosse impeccabile, se non si fuma spesso questa sorte è garantita.

Per evitarlo si suole inserire una buccia di patata (o arancio) nella busta o nella scatola. Ciò lo manterrà umido, se non si possiede una tabacchiera o un humidor di buon livello, chiaro.

Il tabacco troppo umido non brucerà e non tirerà bene. In tal caso il fumatore non ha responsabilità sulla scarsa performance della fumata, soggetta a varie e noiose riaccensioni. Né ha invece se non ha capito di avere un tabacco troppo umido. A volte non ci sono alternative però!

Metodo di accensione. C’è chi fa la “poesia” del fiammifero, o del cerino, del caminetto alla Gandalf o vattelappesca che altro, invece che dell’accendino “Bic” di plastica; ci sono accendini per pipa (con la fiamma laterale) accendini per mancini, accendini costosissimi. Sono, ovviamente, bellissimi oggetti. 

Io sono mancino ed accendo da sempre (dopo un po’ di pratica) la pipa col primo “Bic” che mi capita a tiro, senza ripercussioni sulla qualità della fumata e senza ustionarmi i polpastrelli.

All’inizio magari non è facile trovare la posizione precisa, ma dopo qualche ripetizione del gesto, non ci sono problemi.

Lo Zippo a volte lascia un iniziale sentore di benzina, ma tale accendino ha un fascino tutto suo che può invogliare ad usarlo ciononostante. Anche qui sono gusti. Perché discutere?!

La pipa! Ce ne sono probabilmente centinaia di tipi e fogge di decine di materiali.

La più diffusa è quella in radica.

La migliore e più neutra (oltre che spesso di maggiore impatto scultoreo-artistico) è quella in schiuma (di mare), che però è anche la più costosa, e specie, delicata. È davvero assai delicata! Tanto che si consiglia di fumarla solo in casa ed evitando di toccarla a mani nude (per non macchiarla).

Le più antiche erano di terracotta e ceramica, oggi non sono comuni, ma nemmeno introvabili. Se ne possono acquistare anche in altri materiali, in metallo e scomponibili, per esempio, in zucca e persino in mais, come quelle americane. Queste ultime durano poco, ma sono divertenti e piacevoli, anche alla vista. Quella in zucca -e schiuma- (come da foto) è detta calabash ed è distintiva di Sherlock Holmes, e usata, per esempio, da Mark Twain (eccellente pipa tra l’altro).

All’inesperto consiglio di comperare una pipa in radica. È la più maneggevole, resistente e facilmente reperibile, ha una lunga vita, specie se ben mantenuta, e il costo è ragionevole.

Oggi i prodotti sono tutti più o meno (in genere) di buona qualità, quindi è difficile imbattersi in qualcosa di davvero scarso, ma c’è sempre da stare attenti. La pipa è il contenitore di una sostanza che brucia (nociva, comunque la si voglia vedere) che inaliamo per gusto personale, assumendo un certo rischio.

Considerato quanto sopra e dal momento che si tratta di un acquisto una tantum, per una attività superflua e di tipo edonistico, conviene prendere un prodotto di buona qualità. Per fumare male ci sono le sigarette.

Qual è una buona pipa? In primo luogo, una che sia di radica vera, che non sia grossolanamente laccata o trattata, specie all’interno (dove il tabacco brucia, nel fornello). Il prodotto migliore “non lesina sulla radica”, è un bel tocco di legno, con pareti spesse. Come tutto, anche una pipa, per duratura che sia, ha una vita, che è direttamente proporzionale allo spessore del legno.

Cosa non è necessario? Il valore economico, il prezzo, di una pipa in radica varia assai per dettagli propri del legno. Quelle che escono dalle mani dell’artigiano con venature (dette: fiamme, e occhi di pernice) più gradevoli alla vista, prive di imperfezioni (fiamme assai dritte e verticali, per esempio) senza pori o forellini (che poi vengono comunque coperti e stuccati), hanno un prezzo decisamente più elevato delle altre.

Lo stesso modello, può costare diversamente a seconda di minuzie. Ognuno si faccia i conti in tasca e scelga a suo giudizio, ma tenendo presente che l’estetica del legno non incide sulla qualità della fumata. Mentre foggia e spessore possono farlo e quindi è sempre meglio iniziare con dei modelli diffusi e ben sperimentati, realizzati con buon materiale. All’inizio è consigliabile evitare esotismi.

Consigli pratici per la scelta. Non andrebbe inteso come esotismo il preferire una pipa lunga a una corta, dato che la pipa lunga assicura un fumo più fresco, oltre che più piacevole. Esso è anche meno nocivo per lingua, gola e palato (zone più a rischio per questo tipo di fumatori). Va però da sé che uno strumento di tal genere può essere ingombrante e difficilmente manovrabile all’aperto. Si tratta più di un oggetto casalingo o comunque da ambienti chiusi e da fumata seduta. Il narghilè può essere considerato la “pipa” più lunga, essendo anche raffreddato ad acqua il suo fumo è da questo punto di vista, ottimo.

Al neofita è da raccomandare specie una pipa curva, che è semplicemente più comoda delle altre; pesa meno in bocca. Sono anche molto belle ed eleganti, come le dritte del resto. Preferire una pipa dritta, non è certo una tragedia! Non è poi così “scomoda”, capiamoci! Dà una bella aria da federale americano anni ’50.

Se si vuole fumare tutti i giorni, per una corretta manutenzione della pipa, è necessario possederne varie, da fumare a rotazione, dando il tempo a ciascuna di riposare ed asciugarsi dalla fumata precedente.

Che succede se non si fa riposare la pipa? Senz’altro la qualità della fumata immediatamente successiva si abbassa. Il sapore è più catramoso, meno gradevole, la meccanica della fumata meno lineare. Qualcuno dice che la pipa stessa può risentirne in modo permanente, ma non lo ho mai comprovato e non mi pare vero.

Come “rodare” e cosa evitare di ottenere con una pipa. Una pipa nuova di solito va “rodata”. La ragione è che lo shock termico dell’intenso calore, potrebbe pregiudicarla, sia fisicamente, che nella qualità della fumata offerta in futuro. Una volta bruciata la pipa non avrà il sapore neutro che dovrebbe avere.

Che il calore indurisca il legno, è cosa risaputa dai tempi dell’odissea dove Ulisse, prima di accecare Polifemo, passa la punta del tronco che userà sul fuoco, proprio a questo scopo. Il che significa che il legno può anche deformarsi. Non m’è mai successo e non conosco nessuno a cui sia successo (anche perché tutti “rodiamo”, o in francese facciamo il culottage, alle nostre pipe) ma si dice che esse potrebbero addirittura spaccarsi se fumate da subito in modo aggressivo. 

Seppure non si spaccassero, ci sono altri fattori da considerare. Si deve sempre evitare di bruciare il legno, in modo tale da non avere una fumata amara, sgradevole, per sempre. Il legno nuovo non ancora temperato è ovviamente più soggetto alla bruciatura, se esposto per lunghi periodi al calore, ma è anche vero che una buona pipa non suole dare problemi di tale tipo già da nuova. Perché la radica, questa la sua caratteristica, è un legno molto compatto e resistente al fuoco; per questo viene preferito a tutti gli altri.

La regola vale anche per quelle di schiuma, vanno abituate al calore poco a poco. Non so se sia vero che possano rompersi, ma visto il prezzo non mi sono mai permesso di sperimentare. Fumarle molto conferirà la loro tipica colorazione ambrata fino a tostata (questo lo scopo da raggiungere e la loro migliore caratteristica estetica).

Ci sarebbe da evitare (anche per ragioni e razionali) di avere una pipa con i bordi alti anneriti e ben curati dal calore, e il fondo vergine e intonso dal fuoco, perché non si arriva mai a fumare fino a lì in basso.

Eccoci quindi al culottage (rodaggio) che andrebbe fatto più o meno in questo modo: fumare la pipa nuova caricandola per un quarto, una decina di volte, un terzo un’altra decina di volte, e così via a metà, tre quarti e poi intera. Alcune pipe, caricate intere, albergano parecchi grammi di tabacco e ci si sottoporrà a una fumata di ore. Ci sarà da tenerlo presente in anticipo, dato che se non si è abituati, il tabacco può avere effetti indesiderati e anche stomachevoli.

Come fumare correttamente una pipa. Anche qui si fa troppa poesia e parecchia prosopopea; per esempio sugli “strati” con cui caricarla, che secondo alcuni dovrebbero essere di un numero preciso. Sono affermazioni assolutamente non persuasive e prive di fondamento. Non si sta realizzando né una attività complicata, né tantomeno un’”arte”.

L’importante quando si carica il fornello è ottenere che il tabacco non sia pigiato fortemente sul fondo, ma sia invece compatto in superficie. C’è chi fa un cilindro con le dita e lo inserisce nel fornello, chi preferisce caricare un po’ per volta… tutti alla fine riescono a fumare, dopo un po’ di pratica. Non deve essere tutto questo difficile, no?!  

Prima di inserirlo nel fornello, il tabacco va, di solito, sbriciolato con le dita, maneggiato un po’ affinché non rimanga teso e duro. Non è una operazione difficile, ma è necessario acquisire una certa sensibilità (anche a gusto personale) per rendersi conto di quando è pronto per essere fumato. La “compattezza” originaria del tabacco varia a seconda del tipo e della conservazione, in busta, in scatola, venduto sfuso, in fiocchi. I fiocchi in genere si piegano ma non rompono, ma non è un tipo di tabacco troppo usuale.

Nel fornello! Più il tabacco è compatto in superficie, più l’accensione e il mantenimento della combustione sarà agevole. È ovvio che l’aria deve passare e che quindi ostruire il foro interno del fornello che porta al cannello è deleterio. Quando una pipa è caricata male, non c’è nulla da fare! Si è condannati a quarti d’ora di improperi e imprecazioni, conviene rifare tutto daccapo, se non si è dei maestri di pazienza o dei masochisti.

La fumata perfetta è quella duratura e ininterrotta, senza spegnimenti, senza rumori, gradevole e nella quale il tabacco brucia fin in fondo.

Per ottenerlo ci vuole solo esperienza: si deve fumare!

Ma ci sono dei consigli da dare. In primo luogo conviene accendere il tabacco due volte. Una prima volta vedremo che esso (compattato per bene in modo uniforme in superficie) tenderà ad alzarsi, bruciando; va bene così! Si deve, anzi, insistere ed accenderlo bene, impiegandoci indicativamente (dipende anche dalle dimensioni della pipa, come è caricata, se il tabacco è secco e di che qualità, etc.) almeno una quindicina di secondi, tirando parecchie volte con la bocca (una decina, diciamo) con calma e facendo ampie sbuffate di fumo, fino a che il vegetale stagionato non è tutto rosso e acceso.

Bisogna prendersela comoda perché non si ha per le mani una sigaretta, e la pipa non arde istantaneamente. Quindi, con il curapipe (o altrimenti un attrezzo di emergenza) si deve spingere il tabacco alzatosi, di nuovo verso il basso, nella posizione originaria. Questa operazione non è detto che spegnerà il tabacco, ma è buona cosa dare un secondo passaggio di fiamma per garantire che tutto il perimetro del fornello sia acceso e stia bruciando uniformemente.

La parte più difficile della fumata è eseguirla senza interruzioni, vale a dire fare in modo che il tabacco non si spenga mai. Per conseguirlo non è sufficiente assicurarsi di tirare con un ritmo variabile, ma costante, senza pause troppo prolungate, ma è assolutamente necessario anche spingere di tanto in tanto il tabacco verso il basso in modo da contagiare col fuoco gli strati inferiori dello stesso, man mano che esso vada bruciando. Se non si spinge il tabacco, esso si spegnerà senza essere tutto combusto.

Ogni quanto fare tale operazione? Dipende dal ritmo della fumata; è buona regola imparare ad accorgersi da soli quando il fumo arriva in bocca in modo più stentato e incerto, che c’è bisogno di un intervento e una pigiatina. Indicativamente ogni cinque anche dieci minuti.

Un “trucco” quando si nota che il tabacco dà segni di spegnimento è coprire il fornello con le dita e tirare al contempo; così facendo esso prenderà a bruciare meglio.  

Il tabacco da pipa non si respira!

A fine fumata, se eseguita perfettamente, una unica scoria, pressoché tonda, di tabacco del tutto carbonizzato uscirà da sé appena il fornello sia battuto sul palmo della mano o il tacco della scarpa. O addirittura solo cenere polverizzata. Complimenti!

Manutenzione della pipa. Come detto la pipa non va abusata; la fumata la inumidisce (dipende anche dal tipo di salivazione del fumatore) è buona regola lasciarla asciugare. E quindi le pipe vanno alternate.

Dopo una decina di fumate, si noterà sicuramente che esse non tirano più come al principio. Devono essere pulite. Si dice che Stalin non pulisse le sue, ma non è certo un esempio in nulla quell’uomo! Non è necessario usare prodotti, ma solo dare una bella sfregata al dotto di cannello e radica (smontandoli per comodità) con uno scovolino apposito, che si trova in ogni tabaccheria.

Assai più raramente, può essere necessario dare una raschiata alle pareti del fornello, lasciando cadere la parte carbonizzata che si è incrostata.

La pipa non è un vizio, è una attività assai diversa dal concedersi al fumo della sigaretta; quindi, benché anche essa comporti certamente dei rischi per la salute, non mi sento di sconsigliarla del tutto, sempre purché a tale attività ci si dedichi con passione, sì, ma anche con moderazione.

Buona fumata.

(Visited 1,555 times, 1 visits today)

3 thoughts on “I Fondamenti per Iniziare a Fumare la Pipa

  1. scusa ma io sono proprio un neofita non fumo neanche le sigarette ma la pipa mi affascina io volevo prendere una savinelli tandem con il doppio bocchino lungo e corto ma nn so che tabacco comprare e ho questa fissa del come si fuma la pipa??ma mentre tiro la pipa posso respirare dal naso??e se respiro dal naso il fumo nn va nei polmoni??

    1. Ciao Kevin, in genere la pipa NON si respira, il fumo va tenuto in bocca e poi fatto uscire. Ovviamente mentre fumi, nel momento preciso in cui tiri con la bocca non puoi anche respirare col naso… devi scegliere che fare! O fumi, o respiri! Quello che puoi fare quando hai preso un po’ di confidenza è far passare il fumo dalla bocca al naso, aspirarlo e poi espirare col naso, farlo uscire dalle narici, questo arricchisce la gamma di profumi percepiti, regala nuove sensazioni e aromi, ma all’inizio può far tossire. Non c’è pericolo! Da ultimo, a volte, specie nei fumatori incalliti, il fumo può essere portato nei polmoni. Questo è ovviamente da sconsigliarsi, dato che è nocivo, ma forse, una tantum potrebbe non creare troppi problemi, sempre fermo restando che la pipa NON è un abito sano! Si assume un rischio, è pericoloso, ma lo è come l’automobile, l’alcool, e persino lo sport! Aiuta a volte a sopportare la vita, nel mio caso rilassa, aumenta la concentrazione (di cui ho bisogno). Spero che saprai gestire questo nuovo costume con passione e morigeratezza. Un saluto.

    2. Ciao Kevin, in genere la pipa NON si respira, il fumo va tenuto in bocca e poi fatto uscire. Ovviamente mentre fumi, nel momento preciso in cui tiri con la bocca non puoi anche respirare col naso… devi scegliere che fare! O fumi, o respiri! Quello che puoi fare quando hai preso un po’ di confidenza è far passare il fumo dalla bocca al naso, aspirarlo e poi espirare col naso, farlo uscire dalle narici, questo arricchisce la gamma di profumi percepiti, regala nuove sensazioni e aromi, ma all’inizio può far tossire. Non c’è pericolo! Da ultimo, a volte, specie nei fumatori incalliti, il fumo può essere portato nei polmoni. Questo è ovviamente da sconsigliarsi, dato che è nocivo, ma forse, una tantum potrebbe non creare troppi problemi, sempre fermo restando che la pipa NON è un abito sano! Si assume un rischio, è pericoloso, ma lo è come l’automobile, l’alcool, e persino lo sport! Aiuta a volte a sopportare la vita, nel mio caso rilassa, aumenta la concentrazione (di cui ho bisogno). Spero che saprai gestire questo nuovo costume con passione e morigeratezza. Un saluto.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *