I Macinini

Sfrecciano corsari sulla strada bagnata veloci più di staffili; la mordono e masticano, impastando del gasolio ambra e rosato di cui è intrisa la terra i lacerti d’asfalto grigio grattugiato dai tacchi di metallo delle gomme nere; urlano con una voce immensa a perdifiato, gonfiando a rombo di tuono le fiammanti canne d’organo dei loro piccoli polmoni a sedici cilindri benzina turbo aspirati; l’universo intero si gela attonito, si riempie del loro ruggito possente; corrono nella veglia, corrono nella notte, corrono a squarciagola distanti e solitari, corrono intronando i poli, doppiano l’equatore, corrono a due a due gareggiando. Alcuni scaldano la strada fino a prendere fuoco e uscire di scena incenerendosi in un baleno, imbacuccati nell’accecante barbaglio d’argento e diamante di una fiammata di gloria, in un istante epico. Dietro al loro coraggio la strada li onora con lunghe scie di fuoco giallo e arancio che bruciano lente e infinite. I macinini corrono assordanti, corrono senza scopo, accelerano fino a crepare, vuotano i loro serbatoi di rumore e dinamite fino a schiantarsi, sfidando il luccichio algido e immobile delle stelle, il muto verde lunare, il blu scuro dell’orizzonte e della sera.

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