I maschi di oggi (e di ieri)

Entrambi i miei nonni hanno fatto la Seconda Guerra Mondiale, la guerra più sanguinaria della storia umana, ed erano bambini durante la Prima Guerra Mondiale, la seconda più sanguinaria della storia umana.

Sono stati sotto bombardamenti aerei e navali, in missioni speciali, nel deserto, in artiglieria e sotto il fuoco di mitragliatrici, con la poca attrezzatura italiana di quella disgraziata era, con nazisti alleati e ostili poi. E hanno pure perso!
Sono dovuti partire con la cartolina della leva, non avevano scelta, hanno lasciato quello che stavano facendo a metà e sono andati in guerra. Non è stata una decisione loro, e anzi non erano nemmeno fascisti.
Sono tornati a casa e uno, orfano a tredici anni, è diventato direttore di banca, l’altro, figlio di muratore, medico.

Non hanno mai più fatto ricorso alla violenza, non hanno mai dato di matto, non avevano speciali esigenze, non si lagnavano, non andavano in terapia. Quando raccontavano erano pure simpatici, niente dramma, trovavano un modo per riderne. Uno di loro non mangiava più le olive nere, dopo una settimana solo con quelle in Libia, e diceva solo: “la guerra è una cosa brutta”; faceva una strana cantilena che mi ricordo ancora perché dava l’idea di essere più un ammonimento da “profeta”, che un ricordo. Non aggiungevano altro.

Oggi la gente sceglie la carriera militare, non è obbligata, se vuoi, se te la senti, se ti piace, se sei in grado, la fai, altrimenti puoi fare altro, avvocato, pittore, cuoco… Dovunque gira gente che si vede è scossa, perde la brocca, ha comportamenti assurdi, ha bisogno di terapie. Li devi comprendere. Ovunque si vedono neurotici, febbrili, nervosi di vario genere, competitivi e aggressivi a sproposito e tanto altro che dà l’idea di deboli di mente.

Capisco che la guerra sia orribile, ma persino in questo caso estremo, se la scegli, vai e torni in questo stato, se è la tua professione e ti fa questo effetto e rimani scosso a vita, allora forse dovevi prendere un’altra decisione, non faceva per te, sei meno tosto di come pensavi di essere e comunque meno dei miei nonni che erano cittadini normali e hanno distrutto e ricostruito una nazione. O che cavolo ne so! Non è colpa tua, ma così stanno le cose. E c’è da accettare lo stato delle cose, per spiacevole che sia. Cosa che appunto oggi non si fa! 

Non lo so come è la guerra perché io non amo l’esercito, non fa per me, non mi piace la violenza, e meno ancora la gerarchia, e faccio altro; e non mi permetto di giudicare, osservo solo la realtà. Anche io ho sbagliato carriera, me ne sono reso conto e l’ho mandata affanculo. Ci sono migliaia di posti e cose sbagliate per ciascuno di noi, o le fai, o non le fai! Devi scegliere.

Oggi pare che si viva sospesi tra una inconciliabile serie di opposti, la violenza estrema, e la lagna estrema, anelo di libertà, nell’ossessione però di dimostrare costantemente qualcosa a qualcuno, il che è di per sé un’assurdità, ma si è anche nell’incapacità intrinseca di farlo e di fare quello che si vuole e si deve. Di qualunque cosa ci si lagna e si petula, anche quelle scelte. 

Ci si propone come attori su un palcoscenico dell’approvazione, dove tutti sono diventati femmine, vanno ammirati, blanditi, accettati, considerati, coccolati e spesso non si è in grado nemmeno di reggere la pressione della recita. Tutto è chiacchiera e non bastano più nemmeno le parole tutto è superlativo, straordinario, magnifico, eroico, ma al contempo tutto è crisi, di nervi, di soldi, di futuro, rabbia. Il mondo si ferma senza aria condizionata. 

L’uomo di oggi è schiavo di un modello femminile; la donna, essere che mangia spazio per definizione e maniaca del controllo, ma volubile, detta la rotta culturale, è la misura di tutto, è l’oggetto unico, o principale, del desiderio, il tema delle conversazioni, il faro della civiltà, cresce la prole e la educa.
È la cultura della contraddizione incarnata, di chi non si decide e non si fa andar bene né una cosa né l’opposto: se guardi sbagli a guardare, se non guardi ci si offende, se fai il complimento sei sessista, se non lo fai sei cafone, se discrimini non va bene, parità! Se non apri la porta nemmeno. Se consideri sexy i tacchi non va bene, se non li consideri sexy, nemmeno. Tutto è esposto e motivato con la parola “diritto”, sinonimo di “pretesa”.  Non si argomenta più si biasima l’uso di certe parole, si censura. Non è nemmeno matriarcato, è “ginocrazia” alla Evola. 

E infatti i maschi seguono lo stesso plot ormai, sono diventati come donne, petulanti, inaffidabili, capricciosi, preoccupati di apparire, insicuri, ossessionati dall’accettazione, i più non hanno manco il valore dell’amicizia, ormai, che era il più tipico. Fanno tutti le stesse scelte, si decorano di tatuaggi, come si fanno le sopracciglia e le donne la ceretta.
Poi si lamentano se i tatuaggi non sono accettati socialmente, se non puoi fare certi lavori, perché non sono più una scelta estrema, cazzuta, che vorrebbe caratterizzarti come ribelle, o autoemarginato, contro l’ipocrisia nauseante del perbenismo borghese. “Io sono diverso, migliore e scelgo di non stare con voi e non piacervi.”
O anzi, sì, sei ribelle, non si vede? Ma devi essere accettato come tale! Il ribelle accettato.
Sei coraggioso, ma devi avere l’appoggio altrui per esserlo, ci vuole il tifo, altrimenti non ce la fai. Sei indipendente, ma la mamma deve dirti bravo, e se non c’è lei, ci deve essere un’altra mamma o tante.

Sono misogino? Non è che non mi piaccia la parte femminile della biologia mammifera, non mi piace nel suo insieme e ho conosciuto donne orribili! A loro modo caratteristico, persone orribili! Che dovrei fare se non trarre le mie conclusioni? Sono stronzissimi esseri umani come tutti, non sono benedetti e salvati dal loro ipertrofico ruolo di “mamme”.
Ma non è questo il punto. I maschi li considero pure peggio, che misogino sarei? Voterei Hillary Clinton, un misogino lo farebbe? 

Il maschio di oggi è un patetico essere gelatinoso, viscido, che non si vanta di altro che delle sue scopate e non è che la somma di esse; non conta più niente studiare, sapere, investigare, voler conoscere, prendersi le proprie responsabilità, non mollare, tirare dritto, non farsi sedurre e manipolare dal primo o dalla prima che passa, fare scelte difficili, imporsi dove e solo dove serve, difendere il più debole, prendere posizione e lottare per una causa, rispettare la parola data (anzi!), conta solo quanto scopi e quanto ti droghi, ti diverti e bevi. Quante imbecilli tutte uguali, sfatte, nel fine settimana riesci a infilare fino a che il cazzo regge, e poi con l’aiuto dei farmaci. È pieno di cinquantenni imbecilli che danno di matto davanti alla prima passera straniera, lasciano famiglia, figli. Esseri del cazzo in senso proprio e letterale. Si sa solo sfoggiare un harem di mentecatte accattate la sera sbronze. Questo è vero maschilismo, e per giunta sottomesso.

Sono finiti i miti classici, l’eroe, che fa quello che deve, Ettore, Achille, Beowulf, gli elfi di Tolkien, un essere tragico con spessore e carisma, è finito Ulisse che si ostina a conoscere tutto, e che sa cosa fare e decidere. Dove sono gli attori anni ’50? Gary Cooper, John Wayne? Che fine ha fatto Tex Willer, il suo inseparabile amico Kit Carson? 
Tutti a fare la lagna, o a ridere come imbecilli, non in grado di affilare più di tre parole e un ragionamento, solo battutine inerziali, pregiudizi, preconcetti, querimonie, rabbie infantili, e posizioni assunte acriticamente ed estreme, cioè semplici e da mentecatti per definizione. Anche lì: tutto per farsi notare! 
Nessuna crescita mai, la stasi e la fica, che poi sono la stessa cosa, come sa chi conosce Circe. Stasi e fica, fica e stasi. 

Riescono a far rimpiangere pure la peggiore epoca della storia umana, questi poveracci ossessionati dalla forma fisica, ma preoccupati di non sciuparla usandola per qualcosa di altro che guardasi allo specchio.
Tutti sempre in crisi, sempre “coi problemi”, “speciali” tutti allo stesso modo e di solito maleducati. Tutti credono con la scontrosità di tradire una loro particolare “sensibilità”, interiorità, che se davvero avessero li farebbe ripugnare sé stessi.  Sono tutti primedonne oggi, tutti artisti, tutti poeti, narcisisti, e cioè omosessuali incestuosi. Oppure sono egocentrici, megalomani alla prima occasione di successo, o altrimenti bisognosi di psicofarmaci e “sotto stress” per accettare che la vita non è come le aspettative pubblicitarie promettono. Si fanno i selfie allo specchio, ‘sti poveracci! Con lo stress di non fare un cazzo! Ecco! Di non rischiare la pelle, di magnare tutti i giorni di sicuro, ma non basta mai, come alle donne.

Gli uomini di oggi sono donne e sono le donne.

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