I Miei Primi Mille Anni di Inferno

La peggiore delle noie è ascoltare i sogni altrui, la peggiore delle mancanze è forzare altri al loro ascolto, ma non si forza nessuno alla lettura, con la scrittura.    
Una notte uno strano personaggio mi è apparso e mi ha raccontato quanto segue. Per la precisione lo stava scrivendo e io leggevo da sopra la spalla. E per ancora maggior precisione, scriveva in un alfabeto e una lingua “universali”, non avrei dovuto capire, ma capivo lo stesso perfettamente. È stato vivido e bizzarro.

“…en un plazo infinito le ocurren a todo hombre todas las cosas”. J. L. Borges

 

Ho sentito dire che niente può uscire dal luogo in cui sto, quindi queste considerazioni non corrono alcun rischio, tanto meno hanno alcuna speranza. Non la cercano.

La storia non registra il mio nome, e probabilmente anche quelli più noti di noi e delle vicende del nostro breve errore umano sono da tempo dimenticati. Oh tiempo tus pirámides.
Anche io, dopo tanti secoli e tante compagnie, ho quasi dimenticato chi fossi da vivo; ma no, diciamo qualcosa, ero al seguito di Rodolfo Drengot, un uomo coraggioso, a volte spigoloso, ma di buon tratto e certa nobiltà d’animo, lo definirei.

Io ero un miscredente, di piccola nobiltà, avventuriero e sibarita. Qui finisce la mia descrizione, non avrete altro, non un nome, oh vanità, vanità!        
Persi la vita in combattimento, quasi stupidamente, nel 1020 circa. Avevo uno scudiero, mi raggiunse pure lui proprio qui qualche anno dopo, dalla  contea normanna di Ariano; che gioia fu!    
Fu il mio miglior amico e previamente, prima che i miei fratelli mi esiliassero, cuoco nel castello di famiglia e compagno di mille avventure e sperimentazioni gastronomiche. Da allora, non ci siamo più separati, quasi mille anni insieme!  

È stata una gran sorpresa scoprire tutto questo: l’ultraterreno, la burocrazia infernale, i diavoli, le leggi divine, i suoi cavilli. Ancora più sorprendente è stato vedere che tra i tanti possibili, sono stato destinato proprio al girone dei golosi. Ho chiesto spiegazioni, non è la miscredenza, per dirne una, un peccato maggiore? Non lo è! Perché chi è miscredente, quando impera la religione, è per lo meno sincero, ama e dice la verità e Dio è verità più che ogni altra cosa. Io ho sempre odiato più la Chiesa che Dio, pare.          
“Ho ucciso!” “Gentaccia! Chi non merita un colpo di mazza in testa?” Mi è stato replicato.
“Ho rubato!” “Per servire la gola…”   
La gola è stata l’unica davvero deplorevole conseguenza del mio epicureismo sfrenato e della mia profonda, ma quasi comprensibile, disperazione esistenziale.

Questo girone è stato chiuso, mi dicono, la gola non è più un peccato, c’è troppa abbondanza per non essere un’esagerazione, ormai. Da quando si è sedimentata questa notizia, noi del posto ci sentiamo addirittura una specie di club esclusivo, persino dei precursori, più che un’ala quasi dismessa e dimenticata di un immane penitenziario.

La seconda delle sorprese è stata vedere come funziona qui. Quando mi lessero la sentenza: l’eternità nel girone di golosi e epicurei, mi aspettavo di essere bollito nel sangue, arrostito allo spiedo sulle braci, rosolato alla graticola, sventrato e farcito, scuoiato, salato, stagionato e appiccato come un prosciutto, marinato, macinato come un ripieno, battuto e frollato, sminuzzato all’uso di Franconia, disossato, agganciato e arruncigliato, persino masticato e ingoiato, invece per un “delicato contrappasso omeopatico” come lo hanno definito alcuni sapienti, siamo a tavola e mangiamo in allegria. È una festa interminabile.

La cucina è ottima, devo dire, eccellente, da subito e da sempre, secondo mi raccontano; il servizio è impeccabile, i diavoli sono premurosi e attenti, non ci manca mai nulla, vettovaglie, pietanze, vini… qualunque cosa, il mio calice trabocca; con alcuni degli inservienti ho stretto amicizia. La compagnia è anche piacevole, siamo disposti a tavola in modo da non darci fastidio, tra persone compatibili; odierei avere un petulante plebeo al mio fianco, c’è un marchese italiano, invece; non brilla per acume e conversazione, ma è innocuo e affabile, un gran ciccione. Un altro italiano di fronte, era un giullare di corte, a volte fa ridere davvero. Alla mia destra è il mio amico. Possiamo anche cambiare posti, se ci va.

Dicevo, i diavoli cucinano e ci portano di tutto, la “punizione” è che dobbiamo mangiare. Se vogliamo qualcosa di specifico possiamo farne richiesta, altrimenti loro propongono “novità”, a seconda della storia umana di ciascun gruppo etnico-culturale, ci tengono anche aggiornati sulle vicende del secolo, una volta a settimana, con più o meno dettagliati ragguagli: guerre, scoperte geografiche, scientifiche… sappiamo molto.

Ricordo la scoperta e l’evoluzione di patata e pomodoro. Per anni abbiamo mangiato tutto con loro in mezzo. Poi ci siamo un po’ stufati e siamo tornati ad essere ragionevoli. Proviamo di tutto, cucina cinese, ottima, cucina mongola, meno nelle mie corde, giapponese, non avevo idea che esistesse un posto del genere, il mio amico ama la polenta italiana, specie con salsiccia e leccarda, ciò fa molto contento il marchese, per qualche ragione. Io, da un po’, amo il messicano.

Dobbiamo mangiare, ma possiamo muoverci, ovviamente, sgranchirci, passeggiare, dedicarci ad attività personali; io sono qui che scrivo, a volte tiro di scherma. Abbiamo anche di che soddisfare le nostre necessità fisiologiche. I gabinetti sono infernali, tutto il disegno del posto e le luci lo sono, molto rosso, grotte, fiaccole, tutto è di lusso, ma infero e feroce nel gusto. Mi piace!   
I buchi dove espletiamo i nostri bisogni sono di lava solidificata e scuri, non scomodi però; finiscono in un altro girone, che non deve essere piacevole come il nostro. Ho chiesto quale fosse di preciso, si tratta di quello dei lussuriosi. Poco male! Non è che mi siano mai stati simpatici i lussuriosi; io, da misantropo, non sopportavo né uomini, né donne, tanto meno chi si beava di fitti e intimi contatti, ma ho espresso un certo rammarico di non aver, invece, mai cagato in testa a un Papa… o a un Imperatore, per quel che mi concerne. Un diavolo ha riso alla mia boutade e mi ha risposto: “E chi lo dice che non lo hai mai fatto?”. Si scherza e ride di sovente, qui.

Torniamo alla cucina. A volte ci prende nostalgia di casa e tempi remoti, i diavoli ci cucinano come fossimo lì, anno mille, la cuoca d’infanzia, la sua crema, la foglia d’alloro a guarnizione, il biscotto all’anice. Altre ci chiedono addirittura una mano in cucina, giriamo arrosti, consigliamo sui tempi; gli arrosti sono il nostro forte, specie agnello, bue, porco, volatili vari. È un gran divertimento, in cucina c’è di tutto, se ne impara sempre qualcuna. C’è tutto il tempo.

Per tanti secoli la qualità, la quantità e varietà di ingredienti e l’esecuzione sono migliorati quasi costantemente. Vero che ciascuno preferisce il suo, ma credo che l’apice oggettivo in tecniche e ingredienti si sia raggiunto a cavallo tra diciottesimo e diciannovesimo secolo.

Ora sono un po’ preoccupato. Dopo mille anni non solo i piatti iniziano a ripetersi, ma quelli più recenti non sono proprio un gran che. Esiste questa nuova cosa per cui tutti vanno matti, internet, e poi i social, infine alla tv cucinano e diffondono il peggio già da decenni. Proviamo a fare le loro ricette, sono pessime. Tutte affermano di essere facili e veloci. L’altro giorno zucchine in padella, preparazione: 20 minuti totali. Sarà! Abbiamo detto. Erano pessime, mezze crude, acquose.     
La cucina richiede tempo! Pare che la gente non ne abbia più. Il mio amico e io ci chiediamo che accidente abbiano da fare gli uomini oggi, che nemmeno si combatte più. Non ci capacitiamo e alla fin fine ce ne frega anche poco, ma un pensiero ci assilla da un po’.         
Ci chiediamo se alla lunga questo posto non diverrà per davvero un inferno, legato all’incompetenza e la raffazzoneria dell’uomo moderno.

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