Il centro dell’Universo: oggi, come nel Medioevo, è la Terra

Ho già parlato di tutto questo in varie occasioni, ma essendo un tema che mi affascina particolarmente, è a volte utile fare una ricapitolazione.

Nel Medioevo, lo sanno tutti, il centro dell’Universo era la Terra. E oggi? Tutto sommato pure! Ma in modo profondamente diverso.

Come era tipico dell’epoca, sapere scientifico e teologico erano strettamente compenetrati, il che significa che la scienza poteva solo completare, dove e come non in contraddizione, ciò che era versato nelle scritture sacre, infallibili, perché realizzate sotto “dettatura” divina.
Esse, a loro volta, erano sotto la “vigilanza” della Chiesa, che decideva sui testi, ne includeva ed escludeva, traduceva, interpretava in modo univocamente corretto. Ma la conoscenza umana, sia filosofica (che all’epoca si occupava anche di fisica) che scientifica, non può osare discrepare con ciò che deve essere vero per definizione. Tale sistema nemico della verità è ancora in voga in poco avanzate parti del mondo; non può essere solo un caso.

Sui testi sacri è utile fare un inciso. Da quando nella storia umana s’è data la scrittura (qualche migliaio di anni), ad essa sono state attribuite da parte di innumerevoli gruppi e dei più disparati, ma in particolare da confessioni religiose e politiche, delle proprietà specifiche, che possono arrivare fino al magico e che sono del tutto diverse da quelle della parola parlata. La parte paradossale è che, a ben vedere, la scrittura non è che un avanzamento tecnologico della storia umana, come tanti altri, per significativo che si sia dimostrato, e le religioni che hanno un testo sacro, si avvalgono quindi implicitamente di questo primo progresso tecnologico, per opporsi con esso a tutti i successivi. Ciò non ha alcun senso, come molto altro di ciò che affermano.

Fatto sta che quanto immaginato nella cosmogonia biblica, doveva essere necessariamente esatto: Dio creatore aveva fatto il mondo in sei-sette giorni, pure prima che il concetto di giorno potesse essere, dato che per darsi ci vuole il Sole, la Terra e la sua rotazione sul suo asse.

In Dante Alighieri, a volte sul filo dell’eresia, la situazione è questa. La Terra è al centro del creato, è una sfera (non è piatta) al cui centro è conficcato e imprigionato l’essere più immondo della cosmogonia: Satana.
Satana è al centro del suo Inferno, nel quale di scende dalla superficie terrestre attraverso una porta scardinata da Cristo risorto, ed esso è tanto più malvagio (castighi e colpe più gravi) quanto più si va sotto.
L’Inferno è lì proprio perché nel punto più distante dalla luce divina, dal Bene, e quindi nel “punto più malvagio” del creato. La Terra, infatti, essendo al centro dell’Universo, è anche al posto più lontano dall’Empireo che tutto cinge, e che è ubicato oltre l’ultima sfera, quella delle stelle fisse. Terra, Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove Saturno, Stelle Fisse, questo è quanto. Un universo piccolino, con il chicco imperfetto, che abitiamo, al centro, teatro di ogni contesa ed errore.

Tutte le teorie medievali cercano un modo di esprimere la perfezione insindacabile del creato, in cui alberga questa “anomalia di male”, chiamata Satana, di cui tutti conoscono la storia: per superbia e invidia vorrebbe essere Dio lui stesso, ma così precipita dalla Grazia divina fino al mondo, dove tormenta la creatura imperfetta e prediletta da Dio, l’essere umano, per trarla a sé.

Il resto dell’universo è però perfetto, perfetti sono i pianeti, le stelle, le loro rotte, sarebbe impossibile che fosse altrimenti, e tale idea è così radicata, che arriva ad opporsi anche a uno dei primi moderni progressi scientifici, che ci hanno avvicinato alla comprensione odierna dell’universo, la scoperta delle macchie solari. Il Sole non può avere macchie, è perfetto. Da lì in poi, scienza e fede si contraddicono praticamente sempre.

La tensione tra nuova scienza, che non segue il canovaccio delle scritture -del Genesi, dell’Apocalisse e del resto- non gli si vuole adattare, che non conferma, ma contraddice tutto apertamente, si trascina fino ad oggi, dove ancora sono forti le resistenze verso certe teorie clamorosamente incompatibili con la parola di Dio, Big Bang, Evoluzionismo, DNA, etc.; tanto che alcune confessioni o sette (specie americane) rifiutano categoricamente che tali idee possano essere corrette. Ancora, la verità è già conosciuta ed è SOLO nella Bibbia.

Per poter sostenere ciò si deve arrivare oggi a negare una massa ormai imbarazzante di dati. È noto che nella tradizione più oltranzista (che non è affatto patrimonio comune al Cristianesimo in quanto tale, anzi ne è una anomalia estremista) la Terra ha poco più di seimila anni, le specie animali sono immutabili, numerate e sopravvissute per mezzo di un’Arca, all’allagamento del Diluvio, e così via con tutta questa famosa serie di scempiaggini simili a quelle di ogni altra ignorante tradizione antica.

La questione del “Centro dell’Universo”, però, non va limitata alla disputa per cui si è capito che la Terra non è “al centro del Sistema Solare”, che una volta in pratica coincideva con l’intero Universo. Se con centro, infatti, pensiamo come facevano gli antichi, il punto attorno a cui “tutto” ruota, esso di certo non è la Terra, nel nostro sistema è il Sole, il quale però neppure è al centro di un bel niente, perché è solo una delle miliardi di stelle esistenti, confinato in un braccio di una delle miliardi di galassie oggi conosciute. Il Sole è un punto di riferimento solo del nostro piccolo sistema planetario. Il quale è del tutto insignificante di per sé.

Ovviamente però anche la Terra può essere “un centro”, perché tale concetto è del tutto arbitrario, se vogliamo. Considerarla “centro del sistema solare” è solo scomodo dato che costringe a calcoli assai più complicati che semplicemente considerare le naturali rotte orbitali dei corpi celesti attorno al loro centro gravitazionale. Ma l’anomalia delle rotazioni dei corpi attorno alla Terra, fu osservata già dagli antichi, e fu, difatti, spiegata (male) con complicate teorie e calcoli, e con gli epicicli. Le rotte dei corpi celesti anche esse dovevano essere “perfette” il che significava “circolari”, dato che il cerchio (come la sfera) è l’unica forma “perfetta” (perché?) e per tanto tempo fu inammissibile persino pensare che le traiettorie fossero in effetti ellittiche (pressappoco). L’ellissi era infatti considerata “imperfetta”, il cerchio no!

Un fatto curioso, tuttavia, della cosmologia odierna, è che essa pur se profondamente diversa da quella delle scritture, ormai in modo definitivo e insalvabile, in un certo senso ha “riposizionato” la Terra al centro dell’Universo conosciuto. Fa ciò involontariamente e in due diverse maniere, pur nella consapevolezza delle ormai infime e reali dimensioni del pianeta in un ambiente che eccede di gran lunga quanto immaginato dalla fantasia asfittica dei padri, e che è assai più complicato da descrivere. Ed è anche assai più bello.

Oggi la Terra, e con essa l’essere umano che, in una parentesi minima della sua lunga storia geologica, lo abita, è il “centro dell’Universo” proprio in quanto unico centro (per ora) di conoscenza.
L’essere umano recepisce ed elabora i segnali che provengono dall’Universo, e ne invia a sua volta cercando risposte. È il centro delle emissioni, è il centro della recezione. L’Universo conosciuto è una “bolla” che si forma attorno alla sua “vista”, e capacità di apprenderne i tratti.
Si tratta quindi di un centro per ora solitario, insignificante, minuscolo quanto non lo è mai stato prima, in un modo che ancora genera certo sgomento negli uomini, abituati ad altre grandezze e proporzioni, e a darsi una maggiore importanza prospettica. Una cosa è infatti essere il protagonista centrale di una vicenda complessiva di seimila anni con un Dio che vuole “risolverla presto” pochi pianeti e tante stelle che sono una fascia proporzionata a questi, un’altra appare esserlo di una di oltre tredici miliardi di anni in cui non esiste un punto di riferimento fisso.

In secondo luogo la Terra è “il centro” anche in un senso più “tecnico” riguardo alla cosmologia attuale, in quanto l’Universo non pare affatto avere un centro proprio; il che equivale a dire che ogni suo punto ne è “il centro”.

Al contrario di quanto intuitivamente si è portati a credere, e a come la mente umana è “organizzata” (funziona) in virtù dell’osservazione dei fenomeni visibili, la singolarità che potrebbe aver generato l’universo come lo osserviamo oggi (Big Bang), non è stata affatto una semplice “esplosione”, come la si concepisce nel quotidiano, sebbene di immani proporzioni, non ha “spinto” certi corpi più in là di altri, a velocità diverse, a partire da un punto determinato attorno al quale tutto il resto si espande, ma crea tutto allo stesso istante, tempo e spazio compresi, e quest’ultimo continua ad espandersi (crearsi) tra i vari corpi ancora oggi (se ho capito bene, Dante è più comprensibile). Non c’è un centro conosciuto dell’universo, e anzi allo stato attuale l’astrofisica non afferma affatto “di non conoscerne l’ubicazione” neppure approssimativa, ma afferma proprio che esso NON esiste, non c’è proprio e non c’è mai stato.  

Si tratta di conclusioni provvisorie, come tutte, ma tali sono.

L’osservazione delle galassie più remote, la cui luce deve viaggiare per miliardi di anni, prima di poter essere recepita da noi, non sono in una “zona estrema” dell’universo più di quanto lo sia la Terra.
Quello che non sappiamo affatto è lo stato “attuale” dell’Universo, di cui necessariamente si ha un’immagine “vecchia”; difatti quello che s’è “perso”, con la teoria della relatività, è la “contemporaneità” degli eventi. È impossibile avere un’idea obiettiva della successione di eventi, ed ogni spazio è tanto al “centro” di essi quanto ogni altro.

Una conclusione
Avere la Terra al centro dell’universo dovrebbe far pensare a una visione “antropocentrica” del mondo. Ed in un certo senso è così.
Tuttavia mi piace osservare che la comprensione dell’uomo e del suo ruolo, nelle due diverse concezioni, entrambe antropocentriche che si sono date nella storia, sono molto diverse.
In quella medievale l’uomo è la creatura centrale, inserita in una disputa già decisa, ma per lui ancora in corso e in cui egli rimane libero protagonista (Dio-Satana), abita la parte centrale del mondo, che è anche la più disgraziata, però. Tutto il creato gira attorno all’uomo, di cui si osservano azioni e peccati, e deve dimostrare chi è aderendo a regole morali eterne ed esterne.
In quella odierna l’uomo è solo, nel suo spaziotempo che non ha nulla di speciale, in una zona come ogni altra del mondo conosciuto, ma è giocoforza “misura di tutte le cose”, codifica il mondo e lo studia, ed è solo per questo che ne diviene il centro. Da esso ha segnali che cerca di interpretare immerso nella sua condizione che al contempo lo rende unico (per ora), ma affatto “speciale”. L’essere umano ha trovato le giuste proporzioni: la sua assoluta mancanza di importanza e piccolezza, ma si trova di nuovo al centro di tutto. È in una posizione analoga, ma completamente diversa, che dovrebbe renderlo più modesto, ma anche più consapevole.

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