IL CICLOPE DI SCIRO

Il ciclope di Sciro era colossale, così forte da non avere rivali tra esseri umani e bestie. Viveva di pastorizia e prepotenza, come è tipico della sua specie, e, come tutti i giganti, trattava qualunque essere vivente con arroganza inaudita, era manesco, dispotico e molto spesso violento. Gli dissero che seppure era comprensibile che, con la sua possa infinita, trattasse gli uomini con tale ostile atteggiamento, non era invece ammissibile che lo stesso facesse anche con le donne, che per natura sono creature delicate. Quello per tutta risposta affermava che per lui non c’era distinzione tra sessi, visto che dinanzi a lui, tutti, sia uomini che donne, erano così inferiori e deboli da non esserci ragione per pensare a trattamenti distinti. Gli uomini, sosteneva, se vogliono possono pure dimostrare di non esser vili non picchiando le femmine. Infatti, così facendo, vogliono dare ad intendere che, siccome queste ultime sono più deboli, mentre tutti i maschi, per forti che siano, hanno sempre qualcosa da temere da altri maschi, lottano solo quando rischiano qualcosa e non quando il risultato è scontato. Questo lo chiamano coraggio. Ma nel suo caso era diverso, nessuno era una minaccia per lui, e quindi non ci voleva coraggio a fare quello che faceva, e avrebbe potuto trattare indifferentemente tutti gli esseri umani sia da maschi, che da femmine. Aveva scelto la prima opzione solo perché così facendo otteneva più benefici e si divertiva di più.

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