Il Colpo di Grazia

Riassunto: per chi avesse fretta, qui di seguito sviluppo un po’ meglio questa semplice osservazione.

La Chiesa Cattolica combatte oggi una lotta intransigente e totalmente priva di raziocinio contro l’eutanasia. Tale lotta, spacciata per difesa della vita e a prima vista “saggiamente” in linea con la mitezza attuale della loro professione (pace, amore, cooperazione universali) non è però figlia di analoghe posizioni tradizionalmente assunte anche in passato, dato che nella sua storia la Chiesa non solo non si è mai opposta con altrettanta intransigenza a guerre e pena di morte, ma addirittura non si è mai schierata contro l’istituto del così detto “Colpo di Grazia”; pratica assai analoga all’eutanasia nel suo fondamento teorico più intimo, che ha resistito sino alle fucilazioni per diserzione nelle esecuzioni militari della seconda guerra mondiale.

La “fissa” della “difesa della vita” a tutti i costi è, quindi, posizione estremista assunta (come altre) solo di recente per ingerenza ostile alla tecnologia. Vale a dire, chi come essa non contribuisce allo sviluppo tecnologico, ma piuttosto lo ha inviso, ha però la pretesa di illustrare come esso vada usato e limitarne la portata. È una maniera di rimanere in luce, darsi importanza … a costo di vite umane e sofferenze inutili.

 

Sviluppo. Sostengo in modo convinto, e ogni volta ne ho conferma, che le posizioni della Chiesa oggi giorno sono dettate non da una riflessione sincera sui problemi che ci affliggono (e per cui legittimamente ognuno può proporre la propria visione e rimedi) e tantomeno dalla difesa (che è quello che credono i meno accorti) di una tradizione costante, radicata in insegnamenti precisi di Gesù Cristo. Che poi … questo dovrebbe essere un cristiano: uno che applica gli insegnamenti di Gesù.

Le posizioni della Chiesa oggi sono in genere prive di senso e fondamento, confuse, spesso avulse dalla loro contorta tradizione millenaria e paiono prese solo per ragioni strategiche e strumentali. Sono solo antitetiche a quanto la società (la parte più intelligente di essa) razionalmente chiede che venga fatto e deciso, sono solo di opposizione.

Se queste posizioni fossero assunte, malgrado tutto, nel rispetto di una linea e di credenze tradizionali, l’idiozia sostanziale rimarrebbe, ma il crimine, almeno, no. Per esempio, il taoista è refrattario alla concupiscenza di beni materiali e lo rimane sia che si tratti di un palazzo, che di accaparrarsi l’ultimo modello di cellulare e sempre è stata questa la sua linea, che mantiene anche se immerso nella società del consumo.

La Chiesa, invece, di punto in bianco diviene “paladina” di un messaggio che tradizionalmente non le appartiene e che mai la aveva interessata in passato. E fa questo solo, è palese, per mantenere il suo potere, rimanere in auge, costringere i vari contendenti a stancanti e inutili dialoghi con essa, con una entità, cioè, che altrimenti sarebbe già scomparsa dalla attualità e sarebbe relegata al posto che le spetta e compete: la cura delle “anime” dei soli fedeli e dei credenti in Cristo (cattolici, non protestanti, non ortodossi, et similia).

S’è già detto altrove quanto sia irritante vedere l’opposizione (tra l’altro spesso immotivata e surrettizia, artatamente esagerata) tra fede e scienza che loro montano su e cavalcano, pur di ottenere protagonismo quotidiano.

Si parla di nozioni che, prima vengono osteggiate, poi inevitabilmente assunte… e delle quali successivamente  divengono pure, nessuno sa come e perché di preciso, considerati “esperti”. Si chiede che la Chiesa prenda posizione sulla ricerca genetica, sulle staminali, sul dna, sui fossili, come se fossero competenti e ne sapessero altro e più di quello che la scienza dice, quando non è così.

A dirla come è, sono competenti solo sullo studio di testi che per loro sono sacri, mentre non sanno nulla di specifico sugli embrioni o la struttura psicofisica di un essere umano, nulla di evoluzione, stelle e astrofisica, bosoni, nulla di nulla.

Il più grande crimine attuale della Chiesa è però non la mera impostura, ma l’opposizione all’eutanasia! Che comporta tante sofferenze evitabili, e che dovrebbe essere un diritto personalissimo del singolo.

Siccome in passato ho avuto già modo di constatare che molte “ossessioni” odierne del clero (compresa l’omosessualità) sono piuttosto o del tutto inedite nella loro storia, sono andato a vedere un aspetto specifico sulla relazione Chiesa (cristianesimo)-uccisone di un essere umano, confermando i miei sospetti.

Oggi la Chiesa difende “la vita”, tutta la vita, sempre e comunque (dice)! Almeno apparentemente, paiono “ossessionati” dalla “vita” (ma non dal benessere del vivo): la vita del nascituro, la vita del moribondo, la vita del depresso, del suicida, la vita!

Questa parrebbe a prima vista una posizione non solo in linea con la loro filosofia generale, buona, benigna, inoffensiva, placida, ma pure saggia, del tutto condivisibile… che qualcuno per caso vorrebbe essere a favore “della morte”? Assolutamente no!

In effetti la protezione della vita come “dono di Dio” è stata tra le loro cure anche in passato, ma in modo assai diverso.

Per esempio la Chiesa ha sempre mostrato una sostanziale ostilità verso il suicidio. In Dante i suicidi, in quanto esseri ontologicamente irriconoscenti verso il dono di esistere (così va vista la vita) sono all’inferno, anche se nell’ottica del poeta (lo si è detto mille volte) ci sarebbe da fare vari distinguo, dato che il suicida punito è unicamente quello “irriconoscente” e non chiunque realizzi il semplice gesto di togliersi la vita. Oggi non si realizzano più distinzioni tra un samurai e un depresso: ogni suicida è solo un suicida!

Dante non è di certo “dottrina”, ci serve solo per riconoscere che è vero che il cattolicesimo (e tutto il cristianesimo) ha sempre visto in cattiva luce il suicidio, al contrario di altre culture.

Ma tale posizione tradizionale con quelle di oggi c’entra poco, c’entra solo perché è da lì che, assolutizzando ed estendendola ad ogni caso più o meno analogo di “morte procurata volontariamente” (abbreviamento della vita), la Chiesa si pone come assolutamente contraria alla concessione dell’eutanasia.

Non accanimento terapeutico, si dice, ma assolutamente non è ammissibile abbreviare le sofferenze di persone comunque condannate a una inevitabile e dolorosa fine, senza scampo.

Ebbene, una volta, quando la scienza medica non era progredita come lo è oggi, come si moriva? Si moriva prima di oggidì (vita media sui quaranta anni e morte di vecchiaia attorno ai settantacinque) non in nosocomi e in mille modi che oggi abbiamo scongiurato! Si moriva spesso per batteri ed infezioni. Le ferite facevano stragi.

Essendo le società più risalenti anche piuttosto più violente di quella attuale (dato incontestabile, con buona pace di pessimisti e profeti di sventura che se la prendono coi videogiochi ed altre facezie) era assai più frequente trovarsi in mezzo a un conflitto, essere feriti, etc.

Doveva essere così frequente che si era coniata, ed aveva un significato letterale oggi per fortuna perso, l’espressione: colpo di grazia. Oggi tale espressione la usiamo solo per descrivere l’ultimo tracollo di una situazione già compromessa. “Ha trovato la moglie a letto col suo avvocato ed è stato il colpo di grazia della relazione.”

Tale espressione esiste in tutte le lingue europee e si riferisce alla pratica di finire un soldato, un guerriero e simili ferito in modo grave e nell’impossibilità di avere validi soccorsi medici, così da abbreviare le sue sofferenze e agonia.

Di solito il colpo di grazia (Grazia, come quella divina, uno dei tre attributi di Dio) era amministrato con una daga a rondella, uno stiletto chiamato “misericordia” (altra parola comune e di alto significato) che poteva penetrare la corazza o la celata infilandosi in punti vitali, come il cervello attraverso l’occhio o il cuore.

Wikipedia riporta che tale pratica a volte era persino delegata e amministrata da prelati e vescovi su campi di battaglia a scontri finiti, ma senza citare fonti. Non ho trovato altre notizie.

Durante la prima guerra mondiale al gas seguivano (ma qui si è in terra di confine tra strategia di combattimento e istituto del colpo di grazia) soldati con mazze ferrate che finivano atrocemente gli intossicati non ancora deceduti con un colpo alla nuca. Ancor più recentemente, alla fucilazione (militare), siamo in ambito di pena di morte quindi, seguiva il colpo di pistola alla nuca (esempio perfetto di colpo di grazia).

Pratica, quella della pena di morte, non osteggiata apertamente dalla Chiesa se non agli albori del cristianesimo. Lo Stato vaticano, ricordiamo, la rimosse definitivamente solo nel 2001 (sebbene l’ultima esecuzione avvenne nel 1870) …

Per non parlare della guerra, durante la quale, per il cattolicesimo sempre posteriore alla primigenia fase “hippie” degli albori, non si incorre in peccato se si priva della vita un nemico. Su questi aspetti è sufficiente consultare il sito UAAR per avere un’idea più precisa.

I rappresentanti del cattolicesimo, quindi non solo hanno difeso la vita umana a tratti e intermittenza, ma non si sono mai opposti all’eutanasia se non in tempi recenti. Vale a dire proprio oggi che è possibile procurarla con mezzi meno invasivi di una stilettata al cuore o al cervello (con farmaci) e quando la situazione è disperata per davvero, dato che persino la medicina odierna, per progredita che sia (e non certo grazie a loro) è non è capace di fare alcun che.

Questa osservazione dovrebbe dirla lunga sulla sincerità di certe prese di posizione, sulle effettive intenzioni e gli scopi di quella che viene sbandierata come una “assoluta protezione della vita”. Che mette, tra l’altro e in modo molto scorretto, tutti gli altri intervenenti nel discorso in una posizione semanticamente assai scomoda, dato che l’opposto di vita è morte e che autoaggiudicarsi la posizione di “difensori della vita” e peggio di “difensori della dignità”, implicitamente suggerisce che chi non condivide tale posizione debba essere “contrario alla vita e alla dignità” se non addirittura “favorevole alla morte” o peggio pure, incline alla soppressione diretta di esseri umani.

Nulla di tutto ciò! Come anche dimostra l’andamento del lessico, l’unico dato oggettivo è che la morte, purtroppo e allo stato attuale dello sviluppo tecnologico umano, è una triste realtà che si deve affrontare.

Affrontare tale realtà con razionalità, al di là di facili giochetti di parole, non significa essere “favorevoli alla morte”. Uccidere un agonizzante può essere ed è stato considerato un atto “misericordioso”, così come oggi viene bollato come atto “deplorevole” irrispettoso della vita, della dignità. Le parole non significano nulla! Giocare con esse non garantisce nulla e non risolve nulla!

Il fatto è che la religione cristiana, ma come ogni altra religione purtroppo, non è che una strana e pericolosa allucinazione, che gioca e sa giocare solo con le parole e che a chiacchiere promette quella “vita eterna” inverosimile e assurda, che, semmai sarà raggiunta, lo sarà solo attraverso la conoscenza, che già ha allungato di parecchio le nostre vite ed eliminato tanti mali.

Nei fatti la religione però condiziona l’esistenza di milioni di persone, crea sofferenza, solo per dei tristi, squallidi giochi di influenza, tipici e comuni ad ogni feudale centro di potere della storia umana.

 

Conclusione: se non vogliamo arrivare a pensare che gli esponenti del clero di oggi siano pazzi, dobbiamo concludere che, nonostante la loro autoproclamata “infallibilità”, abbiano segretamente e in modo implicito cambiato posizione nella storia, dato che trattano diversamente due situazioni che si somigliano tantissimo.

Il colpo di grazia non è più in voga, per fortuna, grazie alla pace prolungata di cui si gode e all’efficienza della scienza medica e pertanto, proprio grazie alle possibilità offerte da quella scienza che vedono con tanto sospetto, si è cambiato atteggiamento nonostante nella sostanza la ratio che sottende ai due comportamenti di cui si parla sia la stessa. Nessuno ricorda se e quando nel passato si sia lottato contro l’eutanasia, si fa finta di nulla.

L’unica differenza tra eutanasia e colpo di grazia, infatti, è che il secondo si dà di solito a persone moribonde e non in grado di salvarsi, ridotte in quello stato a seguito di una attività umana (spesso volontaria: conflitto bellico), mentre l’eutanasia suole chiedersi per malati terminali ospitalizzati, persone che non hanno possibilità di migliorare il proprio stato di salute, il quale comunque li porterà, in tempi più o meno lunghi e inesorabilmente, alla tomba.

Dal punto di vista davvero rilevante per un essere umano (la sofferenza e la sua minimizzazione) si tratta due situazioni esattamente analoghe: qualcuno sta soffrendo senza speranza e si preferisce risparmiargli una lunga agonia. Cosa ci sarebbe di “indegno? S’è sempre fatto, considerandolo appunto un atto di misericordia, perfino verso il nemico.

Detto ciò l’unico modo per dare un minimo senso alla posizione della Chiesa oggi coniugandola con quella di ieri senza dover per forza concludere che siano in malafede, sarebbe pensare che essa, in modo però altrettanto delirante, consideri davvero rilevante l’unica differenza precedentemente osservata tra eutanasia e colpo di grazia. Cioè consideri come diverse le situazione di sofferenza senza scampo di un soggetto se dovuta a causa umana o se dovuta a causa “naturale”.

Se questo fosse il punto, dovremmo concludere che la mancata opposizione alla pratica del colpo di grazia (prima) e la strenua lotta contro l’eutanasia (ora), siano dovute al fatto che la malattia (causa “naturale”) è vista come una manifestazione diretta della “volontà del loro Dio”, e che per questa ragione debba essere vissuta fino in fondo, nel rispetto, chissà, di suoi imperscrutabili piani; mentre l’agire umano viene imputato al libero arbitrio e quindi il soggetto gravemente ferito può essere liquidato, dato che così “si rimedia” e incide solo sul male causato dall’uomo, ma non si “sconvolgono i piani segreti di Dio”.

Questa conclusione, oltre che essere incredibilmente ridicola per un non credente, di certo affonda e si sostenta solo in un reticolo di “miti e leggende” o per lo meno convinzioni assai settarie e particolari, tipiche di una professione di fede determinata e specifica. Di certo non c’è ragione valida e sufficiente per pretendere di vincolare con esse più che i soli credenti, non di certo la società intera!

La portata “generale”, diremmo “umanistica”, “universale” di un tale modo di vedere le cose è assolutamente inesistente. Mentre rispetto al desideratum della pace universale, una maggiore cooperazione tra esseri umani, la lotta contro le sperequazioni, insomma le tipiche posizioni umanistiche del pensiero laico che loro riprendono e usurpano, potremmo essere tutti d’accordo.

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