IL COSÌ DETTO “AMORE PER LA NATURA”. Un contrattacco alle critiche dei compagni (specie compagne) di sbronza in notti di adorabile e opulento delirio consumistico.

Andate a vivere come i Cro Magnon! Non esiste effettivamente una guerra contro la “natura”, sviluppare e amare la scienza è del tutto “naturale”, le guerre sono solo sulle interpretazioni, umane, del mondo, ma bisogna pure semplificare le cose per poterne parlare. 

Spesso nelle discussioni le persone esprimono e difendono posizioni simili pensando di essere in disaccordo. Bisogna solo intendersi, per dare ragione a chi ha il punto di vista più corretto: io!

Sono molto mal viste (sono stato chiamato: mostro, cinico, pazzo, arido, delirante etc.) le mie posizioni di distacco e ostilità verso la così detta “natura”, concetto del quale nessuno saprebbe dare una definizione, e che colloquialmente si riferisce solo “all’ambiente che ci circonda”, e spesso solo a quello immediatamente extraurbano (piante fiori e quattro bestie) e annessi fattori atmosferici. Non sento di avere niente da fare da quelle parti!

Ok! Tralasciamo di tracciare contorni del complessissimo concetto in questione e diamolo per buono (povero Leopardi!), caricandoci addosso anche la suprema coglionata che vorrebbe l’aggettivo “naturale” opposto ad “artificiale”. Poche volte, osservo commosso, si sono partorite nella storia del sapiens stronzate tanto clamorose, ma ormai è fatta e bisogna pur rassegnarsi. Sì, perché, guardate la tv e il Mulino Bianco! Un rimedio alle alghe guam è “naturale” e i raggi x no, le compresse al carbon fossile pure e la Cocacola no, le caramelle al miele e propoli sì, quelle al mentolo no, e via discorrendo. (Geni! Geni proprio!). Mangialo! È naturale! C’è tutta la natura dentro! Non senti il sapore della natura?

Non sarò io a dire: “vogliamoci bene! Non ci si è capiti, ma in effetti quello che sotto sotto volevo intendere è che anche io amo la natura”; e che: “è impossibile odiarla, perché è lei che ci ha fatto”, ed amenità del genere. Per quello che conta quello che senta per un mostro cieco e orrendo e quanto gliene possa fregare a tutti gli altri pitechi del pianeta, non farò giammai marcia indietro! Affermo anzi che generalmente la gente che “ama la natura” (wicche del cazzo comprese) la ama praticamente come e quanto la amo io (loro molto poco, io per niente, e molto poco è più vicino al niente che al moltissimo!).

È vero che io dimostro una particolare antipatia ed intransigenza, ma potrei (in ore di scrittura, che vi risparmio) tranquillamente affermare di avere ragione nelle mie avversioni.

Sunto! Personalmente mi spingo semplicemente più in là di molti, e cerco di essere tendenzialmente immune (impossibile) da incoerenze e aporie. Vedendo l’esistenza come un male, vedo anche la vita come un male, ma la accetto per forza di cose e per conformazione inevitabile della mia persona (istinto di conservazione compreso). Sulla vita posso, però, riflettere e a sua volta posso non amarla, così come posso non amare la natura che tale capacità critica mi ha “messo addosso” (pur godendo della capacità in se, e usandola). Di quello che mi circonda e che compone la “natura”, posso amare solo il piacere, che, essendo poco, mi fa odiare tutto quello che non lo è, e quindi anche quello stato di cose siffatto che si chiama “natura”, che è anche, e specie, sofferenza etc. Basta dai!

Non è questo il discorso! Sono molto malvisti i miei dinieghi ad andare in montagna, al mare, in India, in Afganistan, il mio amore e attaccamento ritenuto morboso per: la rassicurante civiltà, le città, la tecnologia, la plastica, il cemento, la latta, i metalli, il vetro, l’igiene, i cessi e quant’altro, il mio disprezzo patente per coloro che viaggiano, per le o.n.g. e chi ci lavora, per tutto il circo occidentale erto su secondo e terzo mondo, ancora in balia del tiranno.

La differenza tra me e gli altri, “amanti della natura” (col cavolo!) è minima.

Loro anche, infatti, e sono i fatti che contano, spendono una frazione infima della loro esistenza mettendo il muso nella stessa (che si riduce appunto nella quasi totalità dei casi ad ambiente extraurbano il fine settimana) e solo in posti che di naturale nel senso di selvaggio non hanno proprio nulla.

Ovviamente, e comprensibilmente, se dovessero spingersi un po’ più in là, lo farebbero solo con tutte le precauzioni meticolose e necessarie che la nostra civiltà mette a disposizione per non rischiare di rimanerci stecchiti: compresse contro la malaria, barche in grado di resistere alla furia del mare e tecnologia per sapere se salpare o non salpare, volare o non volare, antistaminici, cortisone contro morsi e punture etc. etc. etc.

Perché è ovvio-evidente-incontestabile che la “natura” (ambiente), appena esci dal tuo fragile guscio di civiltà, la tua bella e calda, comoda e fantastica culla ovattata, che io amo incondizionatamente e con tutto il cuore, cerca di ucciderti, ti toglie ogni privilegio arduamente conquistato in centinaia di migliaia di generazioni di ancestrali scimmie più sfortunate di noi e perite, soffrendo in modo indicibile (la fame, il freddo, malanni, infezioni, etc.), per farci arrivare fino a qui, e ci fa ripiombare immediatamente nella catena alimentare, ben disposta (è cieca, ma per impressionare il lettore fingiamo ora di no) a sacrificarci per la sussistenza di qualunque altro essere vivente: procioni, formiche, vermi, cani, e tutti i restanti simpatici animaletti della Disney.

Alle persone che dicono di amare la “natura”, perché magari si arrampicano su un sasso, non piace la natura, piace tutto il potere che l’uomo ha sulla natura, e solo quello: proprio come a me! Che adoro sottometterla e spero ci si riesca definitivamente! Solo che io me ne distanzio e non faccio la “corrida” con le bestie e la flora, sono solo più diffidente e gelido. Al mare vanno non dove non c’è nessuno, ma dove tutto è meticolosamente ottenuto con quell’artificio che dicono di disprezzare (ipocriti) scogli, sabbia, pulizia, frigoriferi, puttane. Grazie al cavolo! Se cambiano posto lo fanno per brevissimo tempo e per collezionare “esperienze”, un’altra forma di turismo! (Turismo: la cancrena del progresso e del benessere. Il curioso coglione!). Dinanzi a un paesaggio bello ci arrivano a piedi, magari, ma sempre su sentieri già percorsi, che di selvaggio non hanno nulla, stanno lì qualche minuto, ora, giorno, attrezzati, scattano foto e a casa. E questo riguarda pure gli amanti degli animali, gli erpetologi, e tutto il resto, che amano la scienza e il dominio sugli animali invero, e non gli animali che dominano. Io li lascio in pace gli animali! Non li allevo! Non li tengo nelle teche!

I più spinti, quelli che ci rischiano la pelle, forse davvero amano la natura selvaggia, come qualcuno ama il pericolo, l’adrenalina: non è per tutti! Non è per me! Non è per la gente che mi contesta al bar, piazzata dinanzi a una bella pinta gelata esattamente come la mia! Quanto la amo! Come me la gusto! Almeno io non mi lagno! Non mi assolvo dalla mia “ybris” pregando superstiziosamente al vento e raccogliendo fronde e fabbricando orrende ghirlande benaugurali da offrire alla Grande Madre e cazzate anacronistiche del genere.

La differenza tra un “amante della natura domenicale” e uno come me è che, mentre loro apprezzano la bellezza del paesaggio, o tramonto, o cascata (per esempio) per cinque minuti, io oltre alla bellezza, che pure mi colpisce ovviamente, percepisco anche, e specie, lo sgomento: ricordo subito, e mi rattristo profondamente, le sofferenze di chi non aveva una marcia indietro e un luogo dove rifugiarsi, ma solo una roccia umida dove aspettare la morte, e ciò mi fa venire subito il mal di testa, le fregole di andarmene a casa, e la rabbia per l’esistenza di quegli esseri disgraziati, oltre che voglia frustrata di fornicare e godere il più possibile (cosa che gli amanti della natura non fanno tanto quanto dovrebbero). Un rancore inestinguibile per tutto il “creato” mi assale. Ahab mi fa una sega? Può darsi! Lo prendo come un complimento! Detesto molto più di lui la balena che m’a menomato! E non sono un personaggio letterario, purtroppo!

Gli spazi troppo grandi mi turbano, ma molte persone che “amano la natura” sono turbate dalle spiegazioni scientifiche sull’universo e se ne sentono spaventate (mia madre, per esempio), come se non sapere che l’universo è vecchio miliardi di anni, le stelle sono fatte di gas, i meteoriti possono colpire la terra etc., fosse più “naturale” e bello, poetico, che saperlo. Bah!

La verità, quindi, è che a nessuno piace la natura, gli piace il cinema! Andare in giro per la natura come mi propone la gente è molto più simile all’andare al cinema che a ciò che loro credono di fare.

C’è tutto un allestimento tecnologico dietro alla contemplazione di quello spettacolo, un apparato che loro fanno finta di non vedere e sapere che c’è, proprio come fanno finta di credere a quello che vedono nello schermo, magari di amare guerrieri e spade, ferite e sangue, mentre sgranocchiano unti popcorn e non si curano del proiettore, del macchinista, del regista che avrà detto stop decine di volte in quella tal scena, dell’operaio che ha cucito le poltrone dove poggiano i loro grassi e fortunatamente benestanti (speriamo per sempre), opulenti, opimi, feraci, fastosi culi occidentali. L’unica e vera, grande e bella, comoda, civiltà della storia sapiens e del pianeta, in ogni epoca; e finalmente!

http://www.youtube.com/watch?v=-n_3HJpE-k0&feature=youtu.be

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