Il decadimento della Nobile Arte nell’ottica d’un vecchio Maestro di Boxe

Questo articolo lo pubblico sul mio blog perché la sua redazione materiale è stata da me realizzata, ma esso è firmato dal Maestro Claudio Mostarda, storico insegnante e conoscitore del pugilato al quale ho “prestato la penna” dato che ci lega, nonostante la distanza anagrafica, una profonda amicizia (e stima da parte mia). Non ho fatto altro che raccogliere le sue indicazioni ed idee e dare alle stesse una forma che lui ha poi trovato soddisfacente ed ha approvato personalmente. 

Chiedo in anticipo venia per lo sfogo, non ho intenzione di infastidire nessuno; fondamentalmente vedo tanta gente che si impegna nelle palestre di pugilato, ma purtroppo vedo pure tanti atteggiamenti per me incomprensibili; dico solo quello che penso dando dei flash e attingendo alla mia esperienza di oltre mezzo secolo nel campo.

La boxe è lo sport che amo, ed ho amato per tutta la vita ed è uno sport che va amato! Quello che vedo oggi, ripensando alle mie memorie del passato è avvilente: tanti giovani che ci mettono passione, società che si fanno in quattro per organizzare manifestazioni (dovrebbe essere un momento favorevole) e invece, non si sa come, la crisi, ma non solo quella economica, la fa da padrona.

La boxe è tutto sommato una attività “semplice” da svolgere! Personalmente seguo sempre il metodo che mi è stato insegnato in Brasile ai tempi dal grande maestro Arnaldo Tagliatti: “…la Boxe ha una madre sola!”

Siamo noi insegnanti che la stiamo deviando; non è che voglia tirare acqua “al mio mulino” “old school”, ma dei grandi campioni del passato oggi si vede ben poco. Basta considerare che con cinque incontri da professionisti si arriva a disputare e ottenere un titolo italiano, una volta sarebbe stato impensabile. In cambio abbiamo dilettanti ultratrentenni.

Ho avuto il privilegio da giovane di girare un po’ il mondo e ho conosciuto varie culture pugilistiche, ma all’epoca tutto faceva parte di quella boxe “madre” a cui mi riferivo, ora chissà che ci si vuole inventare. Forse oggi sono scomparsi quei maestri umili, e al mondo semianalfabeti, che però poi possedevano una grande cultura pugilistica.

In tante palestre si vedono tanti cambiamenti nei metodi di allenamento, tanti colleghi che spendono tanto tempo, anche troppo in palestra, ci mettono tanta applicata dedizione, e parlano di meccanica del colpo, isometrie, carichi, scarichi, lavori di questo e quel tipo, dinamica, cinetica, chimica, biologia e compagnia bella: di tutto tranne che di boxe!

Sarà il metodo moderno? Tutti professori, ma il pugilato quando? Se ne parla e vede ben poco!

Nelle palestre a ogni giovane si insegnano tante cose, lavori complicati alle nuove leve, ma quello che vedo sono tanti ragazzi infarciti di nozioni complesse e campate in aria che non hanno idea delle cose semplici, non hanno la nozione dei tre colpi di base, della postura …poi fanno spostamenti e perni…

Se si inizia con tutto ciò che di più complicato esiste, uscite, entrate, schivate, etc., e non dalla base, qualora i nuovi virgulti diventassero dei professionisti che ci sarebbe da aggiungere? Che metodo risponde a una tale confusione?

Sarò pure antiquato, ma per come la vedo io i colpi nel pugilato sono sempre quelli da quando è nato, e quelli bisogna saper portare bene prima di tutto e poi, eventualmente, si può aggiungere altro a seconda delle persone e delle inclinazioni. Ma sempre rispettando la persona! La boxe è colpi con le braccia e movimenti del corpo! Ed è questo perché l’essere umano è conformato così! Che ci vogliamo inventare? Il corpo non è una macchina, una bici, una moto, una vettura di F1, che evolve in fretta, la si modifica.

Il maestro, più di tanto non può dare! Il maestro non si sostituisce alla Natura, non è il suo compito, e non la può modificare, è inutile! E non può voler fare più di tanto bella figura, …forse solo per darsi importanza, apparire un fenomeno. La potenza, per esempio, l’esplosività, se ne parla tanto, tanti seminari, ma è e rimane un dono a mio avviso, e non c’è più di tanto da fare.  Il colpo da ko te lo dà madre natura.

E poi i ragazzi ormai li vedi combattere con la testa del maestro, gli si impedisce di ragionare, si trovano a dover correre prima di aver imparato a camminare e la mia impressione è che facciano uno sforzo tremendo per stare dietro alle intenzioni poco assimilate dei loro allenatori: dipendenti dall’angolo, meccanici, artificiosi.

Alcuni manco spiegano come bendarsi le mani… e via al sacco! Bah! I ragazzi danno “ciabattate” a destra e a manca; e sotto al ring un esaltato grida “bravo!”, “bravo!”.

E invece i giovani che vedo, e ne vedo sempre di più, decuplicati in certe palestre rispetto a una decina d’anni fa, ci mettono tutto l’impegno e la voglia di imparare, vera passione.

Ma poi è proprio l’estetica delle cose che è peggiorata, s’è involgarita, e l’arte nobile è divenuta altro. Una volta, mi ricordo, ogni pugile saliva sul ring in accappatoio di raso, col nome della società e il suo sulle spalle, asciugamano privato. Aveva il suo fascino, una eleganza, stile. Oggi vedo pesi mosca con pantaloncini sotto il ginocchio; mi spiace, ma sembrano degli sfollati! Per non parlare dei caschi! Uno per tutti, dal mosca al massimo, che alla fine è intriso di sudore: ai primi viene un testone da alieni, agli ultimi scivola per l’umidità e fa schifo.

Pugili con barba, paradenti sputati nella canottiera, niente ordine e decoro, niente disciplina ed eleganza; eppure un commissario di riunione c’è sempre! Ho visto con orrore un secondo in tv con un cappellaccio da mezzo teppista… non è di mio gradimento, finiamola qui!

Ai miei tempi alle riunioni dilettantistiche c’era la folla, di paganti! Oggi si fanno le riunioni solo per adetti ai lavori. E quello che è peggio, lasciando da parte la nostalgia, è che neppure tutti gli addetti ai lavori le frequentano; perché tra loro c’è tanta gente che il pugilato non lo ama, non lo vede in tv, non lo va a vedere nella vita, non gli interessa, e specie gli arbitri.

Arbitrare è diventato una attività politica, tra maestri che strattonano da ogni parte e quello di casa che prevale. Devi accontentare la squadra organizzatrice, che ci mette i soldi e la faccia, e lo fa a cambio (almeno) di portarsi a casa qualche vittoria, a prescindere da quello che succede sul ring. Tanto non ci capisce niente nessuno, e chi se ne accorge?

Anche l’arbitro fa parte della famiglia pugilistica, ma che famiglia è ora? Anche rispetto ai richiami per i colpi portati male (a ragione!) di chi la colpa se sono i maestri che non insegnano bene? E sotto al ring urlano e bestemmiano pure come pazzi!

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