Il Desiderio Azzeccato (racconto breve)

Strofinaccio ancora in mano, gli si para davanti, in tutto il suo sfolgorante splendore, il famoso genio della lampada: indiano, severo, grasso, enorme.

Grato per essere stato liberato, come di prammatica, gli concede un desiderio.

Il meglio della vita è l’amore, ma esso non si conquista con desideri dei geni, è metodo volgare e triste. L’amore va ottenuto col corteggiamento e la poesia. Pensa, poi afferma il clandestino liberatore.

Il genio mima col volto un flebile segno di assenso, con una quasi impercettibile nota di ammirazione.

La felicità? E che sarebbe di preciso?! Una condizione inumana, con il rischio di finire in uno stato di sottile demenza, ebeti! Gli scemi del villaggio sono felici!

Superpoteri? Equivale a morire! Come ogni profonda metamorfosi. Ha senso allontanarsi tanto da quello che si è? Non è lo stesso che chiedere d’esser soppressi? Un me “pesce” o “aquila”… bah!

Il genio prende le misure al liberatore: è modesto e pezzente, il tipo, ma non privo di ingegno, pensa.

Immortalità? Non fa per noi! Che tedio vivere in perpetuo! Specula l’affilato tapino, massaggiandosi il mento.

Ecco! Recuperare una persona cara, che ci si è accorti amavamo tanto… come sempre, solo quando è scomparsa?! Ci manca! Ma se prima non si faceva che discutere e litigare…?! No, no! Meglio un bel ricordo, che un fastidioso quotidiano! E poi? Chi resuscita ottiene l’unica “gioia” di morire due volte, quando una basta e avanza! Bel regalo! La vita ha i suoi ritmi, meglio non toccare nulla!

È saggio il pidocchioso! Fa tra sé e sé il genio punjabi senza dirlo e sorridente, mentre scruta il poveraccio.

Scienza infusa? Intelligenza? A che pro? Per ottenere di essere disprezzati da tutti i saccenti mentecatti del pianeta, pur sapendo di saperne più di loro? Chi è più potente di te non ammette d’esserti inferiore in nulla! E poi ciò equivarrebbe ad ammettere di essere, ora come ora, solo un povero ignorante ed uno sciocco. Ho dignità! Sono a posto così, che già ho i miei problemi a tollerare il prossimo. Conoscenza è sofferenza! Se fossi più intelligente mi complicherei solo la vita.

La salute? Questo sì! Mica male! Ma certo che accontentarsi di trascinasi sempre in splendida forma per un quotidiano incerto e magari miserabile, come lo è il presente, è pure una bella beffa da niente! Poveri, ma in perfetta salute! Affamati, ma sì, coi muscoli tirati!

Speriamo che si spicci, pensa il genio ormai impaziente.

Non rimane che la buona e vecchia ricchezza! È deciso! Mette tutti d’accordo, ti fa apparire più saggio e intelligente di quello che sei in realtà, ti fa essere amato assai, specie dalle donne, dà consolazione, conferisce prestigio, ti mette nello stato il più possibile vicino alla felicità, senza per questo renderti un lobotomizzato… e nella sua modestia, può comprare quel po’ di salute che la scienza garantisce.

Alla buonora! Pensa il genio con un ghigno falso.

Ma siccome son curioso oltre che avido, uomo, posso dirlo, di disordinata cultura e letture, non voglio soldi in banca, troppo semplice, mio caro e generoso genio che tutto puoi! Ma voglio possedere tutti gli oggetti smarriti e di valore superiore al mille dollari in corso attuale e sotto i duecento chili di peso, della storia umana.

Ed ecco che immediatamente una montagna, una montagna di roba riempie il luogo, una montagna sonante d’oro, una cascata di trilli e scampanellii: i preziosi del Titanic, è evidente, son famosi, spade pregevoli, monete d’oro, lingotti, persino corone, gioielli e pietre colorate e bellissime di ogni epoca, strani ammennicoli, cose mai viste, meraviglie, mirabilie…

E qui c’è di che rimanere a studiare per secoli! Forse ho esagerato! Pensa e dice il pezzent’uomo un po’ perplesso, ma in fondo contento della scelta ed eccitato.

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