Il Deviatore (di Juan José Arreola, Messico, 1952)

Qualche parola introduttiva    
Guardando un vecchio filmato di Borges, in un simposio con altri scrittori e letterati, sono rimasto colpito dalla personalità di Juan José Arreola; ho deciso quindi di leggere il suo racconto più famoso. Mi è piaciuto così tanto che avrei voluto consigliarlo a degli amici che non parlano spagnolo, ma non lo ho trovato tradotto in italiano. Non deve essere molto conosciuto, non ha neanche una pagina Wikipedia, che invece esiste in inglese, per esempio. Ho così deciso di tradurlo io, anche perché è un vero gusto dargli forma in un’altra lingua; è anche il mio tipo di lettura, un pezzo breve, surreale, brillante, spiritoso e vagamente angosciante nella sua bizzarria. Ecco una versione audio in spagnolo, letta da Alonso Arreola.  

Il Deviatore
di Juan José Arreola, Messico, 1952

Titolo originale: El Guardagujas, dal libro: Confabulario        

Il forestiero arrivò senza fiato alla stazione deserta. La sua grande valigia, che nessuno aveva voluto portare, l’aveva stremato. Si asciugò il volto con un fazzoletto e con la mano a visiera guardò le rotaie che si perdevano all’orizzonte. Scoraggiato e pensoso guardò l’orologio: l’ora precisa in cui il treno sarebbe dovuto partire.       
Qualcuno, sbucato da chissà dove, gli diede un colpetto leggero con una mano. Al voltarsi, il forestiero si trovò davanti un vecchietto dall’aspetto vagamente ferroviario. Stringeva una lanterna rossa, ma così piccola da sembrare un giocattolo.
Guardò sorridendo il viaggiatore e questi gli formulò con ansia la sua domanda:
– Mi scusi, il treno è già partito?       
– Lei è da poco tempo in questo paese?      
– Ho bisogno di partire immediatamente. Devo essere a T. domani stesso.
– Si vede che ignora completamente ciò che accade. Ciò che deve fare adesso è cercare alloggio nella locanda per i viaggiatori. – E gli segnalò uno strano edificio cenerino che sembrava piuttosto una prigione.
– Ma non voglio trovare un alloggio, voglio prendere il treno.
– Affitti subito una camera, se ce n’è rimasta una. Nel caso in cui sia possibile, prenoti per un mese, lo troverà più economico e riceverà maggiori attenzioni.
– È pazzo? Devo raggiungere T. domani stesso.    
– Francamente, dovrei abbandonarla al suo destino. Tuttavia, le darò alcune informazioni.
– Per cortesia …    
– Questo paese è famoso per le sue ferrovie, come sa. Finora non è stato possibile organizzarle come dovuto, ma si sono già fatti grandi cose quanto alla pubblicazione di itinerari e all’emissione di biglietti. Le guide ferroviarie comprendono e collegano tutti i luoghi abitati della nazione; sono venduti biglietti anche per i villaggi più piccoli e remoti. Ci manca solo che i convogli rispettino le indicazioni contenute nelle guide e passino effettivamente per le stazioni. Gli abitanti del paese questo si aspettano; nel frattempo accettano le irregolarità del servizio e il loro patriottismo gli impedisce qualsiasi manifestazione di malcontento.
– Ma c’è un treno che passa per questa città?      
– Affermarlo equivarrebbe a commettere un’imprecisione. Come può vedere, le rotaie esistono, anche se un po’ rovinate. In alcuni paeselli sono semplicemente indicate in terra da due strisce di gesso. Date le circostanze attuali, nessun treno ha l’obbligo di passare di qui, ma niente impedisce che ciò possa accadere. Ho visto passare molti treni nella mia vita e ho conosciuto alcuni viaggiatori che sono riusciti a salire a bordo. Se aspetta quanto necessario, forse avrò io stesso l’onore di aiutarla a salire su un bel e confortevole vagone.
– Quel treno mi porterà a T.?  
– Ma perché insiste tanto sul fatto che debba essere proprio T.? Dovrebbe considerarsi soddisfatto se riuscisse a salirci su. Una volta sul treno, la sua vita prenderà effettivamente una certa rotta, che importa se la rotta non è quella di T.?  
– È che ho un biglietto in regola per andare a T.  e secondo logica dovrei essere condotto in quel posto, no?   
– Chiunque le direbbe che ha ragione. Nella sala d’aspetto per i viaggiatori potrà parlare con persone che hanno preso le loro precauzioni, acquistando grande quantità di biglietti. Per regola generale, le persone previdenti acquistano i biglietti per tutti i punti del paese. C’è chi ha speso una vera fortuna in biglietti …       
– Ho pensato che per andare a T. ci volesse solo un biglietto. Lo guardi …  
– La prossima sezione delle ferrovie nazionali sarà costruita con i soldi di una sola persona che ha finito per spendere la sua immensa fortuna in biglietti andata e ritorno per un percorso ferroviario il cui progetto, che include ampie gallerie e ponti, non è mai stato nemmeno approvato dagli ingegneri dell’azienda.
-Ma il treno che passa per T. è già in servizio?     
– E non solo quello. In realtà, ci sono moltissimi treni nella nazione e viaggiatori possono usarli con relativa frequenza, sempre tenendo in considerazione che non si tratta di un servizio formale e definitivo. In altre parole, quando si sale a bordo di un treno, nessuno si aspetta di essere condotto nel posto che desidera.
– Come?
– Nell’impegno di voler servire i cittadini, la società si è vista obbligata a prendere disperati rimedi. Fa circolare i treni per luoghi impraticabili. Tali convogli spedizionistici impiegano talvolta diversi anni a completare il loro tragitto e le vite dei viaggiatori subiscono diverse e importanti trasformazioni. I decessi non sono rari in questi casi, ma la compagnia, che ha pianificato tutto, aggiunge a quei treni un vagone cappella ardente e un vagone cimitero. È motivo di orgoglio per i conducenti depositare la salma di un viaggiatore, sontuosamente imbalsamato, sulla piattaforma della stazione prescritta dal suo biglietto. A volte questi treni forzati percorrono tragitti in cui manca una delle rotaie. Un intero lato dei vagoni purtroppo si scuote assai a causa dei colpi che le ruote danno alle traversine.     
I viaggiatori di prima classe -è un’altra delle premure dell’impresa- vengono spostati dal lato sul quale c’è la ferrovia. Quelli di seconda subiscono i colpi con rassegnazione. Ma ci sono sezioni in cui mancano entrambe le rotaie: lì i viaggiatori soffrono in modo uguale e fino a quando il treno non viene completamente distrutto.  
– Santo Cielo!        
– Guardi, il villaggio di F. è sorto a causa di uno di quegli incidenti. Il treno si trovò su un terreno impraticabile. Abrase dalla sabbia, le ruote si consumarono fino agli assi. I viaggiatori trascorsero così tanto tempo insieme, che dalle forzate conversazioni banali sorsero amicizie strette. Alcune di quelle amicizie presto divennero idillio e il risultato fu F., un villaggio progressista pieno di bambini cattivi che giocano con le vestigia ammuffite del treno. 
– Mio Dio, non sono fatto per tali avventure!         
– Dovrebbe rettificare il suo animo; chissà che non diventi un eroe. Non pensi che manchino occasioni ai viaggiatori per dimostrare il loro valore e il loro spirito di sacrificio. Di recente duecento passeggeri anonimi scrissero una delle pagine più gloriose dei nostri annali ferroviari. Successe che durante un viaggio di prova, il macchinista notò in tempo una grave omissione da parte dei costruttori della linea. Nel percorso mancava un ponte che doveva scavalcare un abisso.       
Ebbene, il macchinista, invece di fare marcia indietro, arringò i passeggeri e ottenne da loro lo sforzo necessario per andare avanti. Sotto la sua energica direzione, il treno fu smontato pezzo per pezzo e portato a spalla all’altro lato dell’abisso, che ancora riservava la sorpresa di veder scorrere un abbondante fiume sul fondo.
Il risultato dell’impresa fu così soddisfacente che la compagnia rinunciò del tutto alla costruzione del ponte, contentandosi di apporre un attraente sconto alle tariffe dei passeggeri che osino affrontare tale inconveniente supplementare.
– Ma io devo raggiungere T. domani stesso! 
– Molto bene! Mi piace che non abbandoni il suo progetto. Si vede che è un uomo di convinzioni. Si accomodi per il momento in locanda e prenda il primo treno che passa. O almeno provi a farlo; perché mille persone staranno lì per impedirglielo.
Quando arriva un convoglio, i viaggiatori, esasperati da un’attesa troppo lunga, lasciano la locanda in tumulto per invadere rumorosamente la stazione. Di frequente causano incidenti con la loro incredibile mancanza di cortesia e prudenza. Invece di salire in forma ordinata si dedicano a schiacciarsi a vicenda; per lo meno si impediscono vicendevolmente l’abbordaggio, e il treno li lascia lì, ammutinati sulle piattaforme della stazione. I viaggiatori, sfiniti e furiosi, maledicono la loro mancanza di educazione e passano molto tempo a insultasi e darsele.     
– E la polizia non interviene?  
– È stato effettuato un tentativo di organizzare una forza di polizia in ogni stazione, ma l’arrivo imprevedibile dei treni ha reso tale servizio inutile ed estremamente costoso.     
Inoltre, i membri di tale organo hanno presto dimostrato la loro venalità,
dedicandosi a proteggere la partenza esclusivamente dei passeggeri ricchi che davano loro, a cambio del servizio, tutto ciò che avevano addosso. Si decise quindi di istituire di un tipo speciale di scuole, dove il futuro viaggiatore riceva lezioni di buona creanza e un allenamento adeguato, che consenta loro di passare la vita sui treni. Lì gli viene insegnato il giusto modo di salire a bordo di un convoglio, anche quando si sta muovendo e anche ad alta velocità. Gli si fornisce per di più una sorta di armatura per evitare che gli altri passeggeri gli rompano le costole.       
– Ma, una volta sul treno, si è al riparo da nuove difficoltà?     
– Relativamente. Le consiglio solo di scrutinare con attenzione le stazioni. Potrebbe darsi il caso che lei pensasse di aver raggiunto T., ma che si tratti solo di un’illusione. Per regolare la vita a bordo di convogli troppo affollati, la società si è vista costretta ad utilizzare certi espedienti. Ci sono stazioni che non sono altro che apparenza.  Sono state costruite nel bel mezzo della giungla e prendono il nome di alcune città importanti. Ci vuole solo un po’ di attenzione per scoprire l’inganno. Sono come le decorazioni del teatro, e le persone che appaiono in esse sono piene di segatura. Quei manichini rivelano facilmente i guasti del tempo, ma sono a volte un’immagine perfetta della realtà: portano i segni di una stanchezza infinita.    
– Fortunatamente T. non è lontano da qui.
– Ma al momento mancano treni diretti. Tuttavia, potrebbe benissimo succedere che arrivi a T. domani, proprio come desidera. L’organizzazione delle ferrovie, sebbene carente, non esclude la possibilità di un viaggio senza scali. Pensi, ci sono persone che non si sono mai rese nemmeno conto di quel che succede. Comprano un biglietto per andare a T. passa un treno, salgono a bordo e il giorno dopo sentono il conducente che annuncia: “Abbiamo raggiunto T.” Senza prendere alcuna precauzione, i viaggiatori scendono e si trovano effettivamente a T.    
– Potrei fare qualcosa per facilitare tale risultato?
– Certo che può. Ciò che non si sa è se sarà di alcun aiuto. Ci provi in ogni caso. Salga sul treno con l’idea fissa che raggiungerà T. non parli con nessuno dei passeggeri. Potrebbero deprimerla con le loro storie di viaggio, potrebbe addirittura denunciala alle autorità.       
-Cosa?
-In considerazione dello stato attuale delle cose, i treni viaggiano pieni di spie. Queste spie, per lo più volontarie, dedicano la propria vita alla promozione dello spirito costruttivo dell’azienda. A volte uno non sa cosa stia dicendo e parla solo per parlare, ma loro si rendono immediatamente conto di tutti i sensi che può avere una frase, per quanto semplice. Dal commento più innocente sanno come ottenere un’opinione colpevole. Se lei dovesse commettere la pur minima imprudenza, verrebbe arrestato senza indugi, e trascorrerebbe il resto della sua vita in un vagone carcerario, sempre che non la costringano a scendere in una falsa stazione persa nella giungla. Lei viaggi pieno di fede, mangi quanto meno cibo possibile e una volta a T. non metta i piedi su una piattaforma prima di aver visto un qualche volto conosciuto.
– Ma io non conosco nessuno a T.     
– In tal caso raddoppi le precauzioni. Avrà, glielo assicuro, molte tentazioni lungo il percorso. Se guarda dai finestrini, si espone a cadere nella trappola di un miraggio. Le finestre sono dotate di ingegnosi dispositivi che creano ogni sorta di illusione negli animi dei passeggeri. Non si deve essere necessariamente dei deboli per cascarci. Alcuni dispositivi, azionati dalla locomotiva, fanno credere, dal rumore e dai movimenti, che il treno è in marcia quando invece, il treno rimane fermo per settimane intere, e i viaggiatori vedono scorrere dai cristalli paesaggi accattivanti.         
– E a che scopo?    
– Tutto questo viene messo su dall’azienda con il sano proposito di ridurre l’ansia dei viaggiatori e mitigare il più possibile la sensazione di trasferimento. Si aspira a che un bel giorno si abbandonino in modo completamente casuale, nelle mani di una impresa onnipotente, e che ormai non gli interessi più sapere dove stanno andando o da dove vengono.      
– E lei, hai viaggiato molto sui treni?
–  Io, signore, sono solo un deviatore. Per la precisione, sono un deviatore in pensione e di tanto in tanto appaio qui per ricordare i bei tempi. Non ho mai viaggiato, né mi va di farlo. Ma i viaggiatori mi raccontano storie. So che i treni hanno creato molte città oltre al villaggio di F., la cui origine le ho riferito. A volte capita che l’equipaggio di un treno riceva ordini misteriosi. Invitano i passeggeri a scendere dalle vetture, di solito con il pretesto di ammirare le bellezze di un certo luogo. Si parla di grotte, cascate o rovine famose: “Quindici minuti per ammirare la grotta questa o quella”, dice gentilmente il conduttore. Una volta che i viaggiatori sono a debita distanza, il treno fugge a tutto vapore.
– E i viaggiatori?   
– Vagano perplessi da un posto all’altro per qualche tempo, poi finiscono per riunirsi e stabilirsi in colonia. Queste fermate intempestive vengono effettuate in luoghi adeguati, lontano da ogni civiltà e con ricchezze naturali sufficiente. Lì vengono abbandonati lotti selezionati di gente giovane, e soprattutto con abbondanza di donne. Non le piacerebbe finire i suoi giorni in un pittoresco posto sconosciuto, in compagnia di una bella signorina?
Il vecchio fece l’occhiolino e fissò picaro il viaggiatore, sorridente e pieno di bontà. In quel momento si sentì un fischio distante. Il deviatore fece un salto, pieno di apprensione, e cominciò a fare segnali ridicoli e disordinati con la lanterna.
– È il treno? Chiese lo sconosciuto.    
Il vecchio corse lungo la strada, sfrenatamente. Quando già era a certa distanza, si voltò per gridare:      
– È fortunato! Domani arriverà alla sua famosa stazione. Com’è che si chiamava?
– X.! – Rispose il viaggiatore.     
In quel momento il vecchio si dissolse nella limpida mattina. Ma il punto rosso della lanterna continuava a correre e saltare tra le rotaie, imprudentemente, all’incontro col treno.   
In fondo al paesaggio, la locomotiva si avvicinava come un rumoroso avvenimento.

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