Il fallo di San Francesco ad Ascoli Piceno

996185074Il caso 
Su segnalazione di amici, ho letto su Facebook una discussione, innescata e poi sviluppata da illustri cittadini di Ascoli Piceno, rispetto al così detto “fallo di San Francesco”, una pietra, di forma appunto fallica, visibile sulla torre nord della chiesa di San Francesco proprio ad Ascoli Piceno.

La spiegazione, diremmo “ufficiale”, della strana figura, che proietta la sua enigmatica influenza su una piazza per lo più gremita di ignari, è che essa sia un betilo, vale a dire una pietra sacra, simbolo di divinità, originariamente concepita e d’uso nella cultura ebraica e mesopotamica (ma non solo) e comunque piuttosto tipica del Medio Oriente, dove il lemma vale “casa di Dio”, e poi passata (come tanto altro) anche alla “nostra” cultura diciamo “occidentale”.

Tale lettura è confermata anche da un video su youtube, con spiegazione, un po’ fumosa a dirla tutta, di un esperto (sempre locale, e che non si comprende perché rida così tanto mentre parla di queste cose), e nella discussione sul “social” ratificata in modo reciso anche da un anziano, e sorprendentemente quotato, sacerdote. Ci sono altre interpretazioni, ma di minor momento.
E infine si sostiene che “l’anomalia” non è poi tale, se non agli occhi degli ignoranti, dato che ci sono numerosi altri esempi di betili su costruzioni cristiane italiane e non, posizionati sul loro punto più elevato.
In detta sede (Facebook) viene però menzionato (alla data in cui scrivo) solo un palazzo anconetano (non un edificio sacro, quindi) di cui non ho trovato foto.

E in effetti la spiegazione non solo è elegante, ma a prima vista pare anche sensata, “casa di Dio” e chiesa sono le stessa cosa, e certo lo è più di altre strambe leggendarie storie, che ho sentito giocoforza ripetere (dato che sono originario di là), ma che non paiono assolutamente verosimili.

Una per tutte, la più famosa delle alternative è che sia una pietra rappresentante un bel pene eretto, che fu apposta per ripicca da un muratore non soddisfatto del pagamento per il lavoro realizzato ad arte. Bah! 
Sorge subito la questione: se la pietra non fosse stata gradita, e fosse stata concepita per scherno e sberleffo volgare e ordinario (“pigliatevi questo”, parrebbe urlare in eterno), beh, dal momento che la torre non è affatto inaccessibile, non sarebbe costato molto provvedere alla sua rimozione (basta una sega, o che ne so, uno scalpello, oggi una mola), e sicuramente, in quasi sei secoli (1444, si data il campanile), sarebbe prima o poi accaduto; anche perché per non notarla si deve essere ciechi e nessuno sopporterebbe secoli di “reiterata e costante umiliazione”, potendo evitarlo.

I dubbi
Io non sono un esperto di storia locale, né di architettura, non ho accesso a documenti, e non posso dire la mia.
Non sono neppure così interessato, tutto sommato, e infatti non me ne ero mai occupato, ma lo faccio ora per due ragioni; la prima è che sono diffidente per natura (ma specie verso certi soggetti che hanno ripetutamente dimostrato la loro inaffidabilità), e non sono convinto di quanto è detto dai competenti del posto; la seconda è che sono un gran sostenitore della tecnologia, e non perdo occasione di mostrare i suoi tremendi vantaggi e poteri quanto a diffusione della conoscenza e prevenzione dalla menzogna.
E in questo caso, se essa non è riuscita a dissipare le nebbie dell’ignoranza, ha per lo meno confermato e corroborato certi dubbi. Sapere di non sapere è sempre qualcosa. 

Il sospetto è che la spiegazione sia tutto sommato conveniente (e ripetuta come certa, solo per questo) dal momento che emenda il contenuto della lapide dall’erotico-sessuale, una parte della vita che, come si sa, dal clero è considerata oscena e che amano comprimere ed occultare.

E la spiegazione del betilo è perfetta per non dover ammettere che quello sia un fallo, perché il betilo NON è appunto un fallo, o un simbolo di fertilità pagano.

Alcuni paiono confonderli (tra cui l’esperto del video, che mescola tutto), e certo in ogni pietra e specie pilastro può essere visto un membro (specie da un, ormai datato, approccio psicanalitico), ma forse sarebbe erroneo, oltre che riduzionista e non rispettoso delle mentalità del passato (oggi siamo più “sciolti” su certi argomenti, almeno alcuni di noi).

Simbologia e forma non riportano! Il betilo, in genere, somiglia più a una piramide che a un pene, in primo luogo, ma ha proprio storie e funzioni diverse, un altro valore che quello di sottolineare vigore, potenza generatrice e sessuale, prosperità, virilità, vittoria, etc.
Precisiamo però, che se ci addentrassimo a delineare il significato di “ogni pietra” più o meno diritta e puntata, diretta verso l’alto, non ne usciremmo vivi, tra steli, menhir, obelischi, pilastri, lapis, etc. e dire che sono tutti uguali è argomento tanto sbrigativo quanto errato.
E peggio ancora ne usciremmo se volessimo discutere della c.d. architettura fallica nel suo complesso, a cui oggi alcuni riconducono pure i grattaceli, oltre che da sempre ogni torre o campanile. Chissà!

Il simbolismo
Sia come sia, il punto è questo: se non tutte le pietre, e meno che mai quelle celesti o astrologiche e di fulmine, sono peni, la pietra di San Francesco pare, invece, proprio un pene!

Quello che sono riuscito a scovare è poco, ma alimenta dubbi!
In primo luogo ho cercato notizie sul betilo, in italiano, e in esse non c’è menzione del fallo di San Francesco (non stupisce, ovviamente), ma, appunto, neppure di relazioni “genitali” con questo tipo di pietra, che pare relativa esclusivamente al culto delle meteore e non della fertilità.
Paiono dunque due questioni ben diverse.
La pietra che viene dal cielo, a mio intendere, è un po’ all’antitesi della fertilità, maschile o femminile, terrestre. È un simbolismo del tutto alternativo all’altro.

Tanto è vero che nemmeno il racconto biblico di Giacobbe, da cui deriva la parola usata oggi in italiano, parrebbe in alcun modo lasciar pensare che la pietra in oggetto sia un fallo e neppure la fondazione della città lascia pensare ciò. Anche il nome di Betlemme da lì viene e non viceversa, pare, luogo appunto di nascita del Dio, e così via… È una lettura interessante. 

Il poco che so è che, nella mitologia cristiana e giudaica, il pilastro, così come la scala, (che è appunto ciò che sogna Giacobbe nel racconto biblico) non sono simboli di potenza virile, ma di passaggio da un regno all’altro. Quello che fa il pontefice, il “ponte” tra due mondi.
Nel sogno di Giacobbe, addormentatosi sul betilo (che appunto non poteva essere a punta), la situazione è esplicita, si sogna proprio la scala che porta a Dio.
Più occulto, ma analogo, il riferimento nella Maria spagnola “del Pilar” (pilastro), che è rappresentata proprio su un pilastro, che difficilmente, nell’immaginario di una vergine fecondata da uno Spirito (in una religione fondamentalmente sessuofoba) potrebbe essere analogo agli attributi di altre dee e persino di Cibele (con tutto che sia originaria dell’Asia Minore) o, peggio ancora, delle divinità pagane più esplicite quanto a sesso e fertilità.

D’altra parte, il culto mediorientale delle pietre celesti è antichissimo e resiste da Astarte a oggi, con la Pietra Nera dell’Islam, ma con solo incidentali e sporadiche devozioni nel mondo antico romano. Che invece ha avuto “dovizia di falli”. 

Falli che, per completezza, a volte sono stati assimilati dalla liturgia e devozione cristiana, e sostituiti con statue di santi, magari, o pali, e comunque depurati completamente della carica sessuale (v. Gubbio), ma che non mi risulta siano stati “aggiunti” dove non c’erano.  

La forma
Il betile si è esteso alla nostra cultura, così come le piramidi e gli obelischi.
La pagina italiana di Wikipedia ha varie immagini di betili per lo più nazionali e per lo più isolani (o corsi) nessuno somiglia al nostro; vale a dire, come nel pilastro di Maria, manca un elemento a mio avviso importante della forma e che distingue le pietre da rubricarsi tra i betili, da quelle che sono considerate sicuramente falliche: la linea che separa l’asta dal glande (e lo delinea). Che nella pietra francescana c’è!
Una ricerca di immagini “betilo” su Google, in varie lingue, parrebbe confermare questa osservazione. La generalità di esse è formata da pietre piramidali, coniche basse o lisce, nessuna ha il tratto aggiuntivo che la rende fallica o “più fallica”, come quella ascolana.

La pagina di Wikipedia in italiano suggerisce la lettura di altre pagine su argomenti simili, sull’abadir, l’hubar, e in specie l’omphalos greco (ombelico e centro del mondo) con cui il betilo è assimilato di sovente (anche nel video dell’esperto locale), ma che ha tutt’altra origine, mito, storia. Esso è anche la pietra data in pasto a Urano al posto di Giove, per ingannarlo, utero e fallo al contempo, e coppa di “sangue regale”, e insomma non è un betilo, se ho capito bene, e non c’entra col culto delle pietre celesti, la litolatria.

La pagina di Wikipedia in italiano sul betilo non ha contatti con altre sullo stesso argomento di altre lingue, ma esse esistono, vanno cercate a parte, e confermano tutte una certa separazione tra i due elementi, ma oltre tutto non fanno parola di uso di nessuno dei due segni (betilo o fallo) su chiese cristiane.

Mi chiedo quindi di preciso come si faccia ad affermare con certezza che di quel particolare elemento simbolico si tratti. Né per forma, né per diffusione geografica, culturale, e cronologica parrebbe interpretazione univoca e nemmeno sensata a questo punto.

In conclusione
Ovviamente Wikipedia non è certo un “oracolo”, e non basta a farsi un’opinione, pochi i dati in questo caso, ma sì che, come detto, può bastare a far rimanere i dubbi o addirittura a rafforzarli, dato che il materiale a disposizione è sempre e comunque maggiore di quello apportato dai singoli esperti, che nel caso del post di FB formulano frasi un tantino apodittiche, ma non dirimenti.

Dato che rimane il fatto che:

  • Se guardiamo le forme dei betili, il fallo di San Francesco non pare ad esse simile.
  • Se guardiamo i simboli fallici in pietra troviamo una maggiore somiglianza.
  • Il betilo non pare essere un simbolo fallico, e non va confuso con essi.
  • Una ricerca web “betili e chiese” non dà risultati dirimenti. La stessa ricerca non ne dà in inglese. Cioè non è usuale trovare betili su chiese, pare.
  • Una ricerca per immagini su “betili su chiese” non dà altro risultato che la chiesa ascolana. Anche in inglese accade lo stesso ed è un brutto segno, perché se fosse “normale”, ne apparirebbero probabilmente altre.
  • Non ci sono nemmeno falli su chiese, però, o non sono diffusi tanto da essere carpiti da Google immagini.
  • Nella mia ristrettissima esperienza biografica avrò visto migliaia di chiese, gremite, per esempio, di simboli alchemici, ma mai fallici, o non ne ricordo.

Ovviamente gli strumenti odierni di conoscenza non sono ancora “completi” e “onniscienti”, anche perché non sempre chi ha materiale ha interesse a rivelarlo, non tutti condividono la passione per la conoscenza universale (forse vogliono ancora riservarsi una “possibilità di superiorità”, occultando agli altri quello che sanno), ma verificare anche solo quanto sopra, sarebbe stato impossibile sino a un decennio fa. Quindi per quanto mi riguarda: “missione compiuta”.  
E capiamoci, anche se le mie perplessità fossero definitivamente smentite, da qualche esperto assai preparato, ovviamente né mi opporrei, né mi dispiacerebbe, anzi! Non mi interessa altro che sapere la verità, non ho preferenze per il suo contenuto specifico. Anche perché non saprei propendere per nessuna posizione attualmente.   

Ma in esplicita conclusione, siamo sicuri che la proposta di interpretazione del “betilo” non sia stata formulata, mantenuta e propagata solo in quanto riesce ad “eliminare l’oscenità” di pensare a un pene su una chiesa? E solo questo interessa?

Sinceramente la questione, al di là della curiosità o noia che possa suscitare, non mi pare affatto chiara come viene affermato.
Se c’è un fallo su una chiesa, sia come sia che è arrivato lì (portafortuna, segno pagano, errore, eresia, dispetto) si dica che è un fallo! È il terzo millennio per Giove! Anche se non tutti paiono abitare nella stessa epoca.

(Visited 4,167 times, 2 visits today)

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *