Il gatto di un padrone cattivo

Il gatto di un padrone cattivo si abituò presto al fastidioso e raccapricciante rumore della lama sulla cote, e, nella carestia e penuria dei giorni, pure a sentire acute grida, assistere a bruschi spasmi e lotte senza speme, e a vedere i suoi simili scannati, scuoiati, marinati, cucinati, e serviti come conigli. 

Il padrone cattivo cacciava conigli e, se del caso, anche gatti e li preparava ogni giorno. Considerava tutti i gatti come conigli, tranne il suo, che considerava gatto e che teneva per compagnia.
Il gatto, che a principio fuggiva alle grida degli altri davanti al coltello, dopo un po’ non si lagnava più, ci aveva fatto il callo, sapeva che la lama sinistra e inappellabile non era per lui, e rimaneva tranquillo in cucina, appisolato su una mensola, o sbadigliava placido, o muoveva la coda pensando ai fatti suoi.
Un giorno il padrone cattivo tornò senza coniglio né gatto, prese il suo dalla mensola e lo cucinò.

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