Il Malanno Malandrino

Madre superiora, madre superiora, ascoltatemi, vi prego! Devo essere gravemente malato, da tempo mi succedono strane cose che non accennano a passare.

Quanto capita che vedo suor Martina che finito di coltivare l’orticello si rassetta e si lava, cambia calzature e si aggiusta le calze bianche, mi si accelera il cuore tutto, un gran foco mi arde dentro e al contempo insorge uno strano gonfiore proprio qui. Tutto diventa turgido e venoso, come un ciufolo e in cima duro e lucente come l’elmo purpureo di un gran cavaliere delle gesta antiche.

Anche se suor Martina non c’è, ma ci ripenso, mi succede lo stesso e mi spavento ancor di più. E se il gallo canta e se mi annoio e ad ogni ora succede lo stesso. Ora non accade lo so perché, che lo sto raccontando a voi e non sento nulla di strano, ma dovete credermi: è un evidente gonfiore e fastidioso, qui! Che non so come far passare e dura a lungo assai.

Sono condannato? Parlate chiaro, non ho paura di morire! Sono condannato a infarto e angina pectoris, come chiaramente spiegava il professore di anatomia riferendosi alla tachicardia patologica? Morirò ragazzo? Per questi strani e insistenti gonfiori repentini?

Non ci sono medicine e rimedi per questo male!? Vero?

 

Ma sì che ci sono rimedi per questo brutto male, mio poeta malandrino, ma uno è molto lento e abbisogna di lunga pratica, ed è la preghiera, e ce ne è un altro più breve e palliativo, che vi può liberare momentaneamente del fastidio. Venite qui che vi mostro cosa dovete fare, bel puledro assatanato ed invano preoccupato!

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