Il Misantropologo

Il mio lavoro, o forse più correttamente detto, la mia passione (dato che come ogni scienza nuova e sperimentale essa non dà ancora soldi e non ne darà almeno fino a che non si imporrà e non otterrà finanziamenti) è lo studio e lo sviluppo della misantropologia. Io sono il primo Misantropologo della storia. L’ho inventato io. E non sono solo un banale “misantropo”!

Il lavoro di un antropologo (specie culturale) è quello di studiare le culture del mondo, l’essere umano e le sue società, morfologia, costruzioni, comunicazioni, espressioni, etc.

In genere tale studio è motivato dal, ma conduce anche al, “pregiudizio dell’amore” per l’oggetto di studio, verso il quale si giunge al riconoscimento di un suo ruolo speciale e peculiarità eccellenti.

Il misantropologo, invece, studia con odio profondo ogni singola forma culturale umana e lo fa con il fine di potersi far beffe di esse, metterne in luce gli aspetti più abbietti e detestabili a tutti comuni, screditarle.

Si tratta di uno studio che conduce e deve condurre al disprezzo per l’umanità e le sue forme, deve condurre al razzismo, all’odio, ma all’odio motivato, colto, erudito, scientifico per etnie ed epoche intere.

Tutte le società, tutti i gruppi culturali umani affermano ciascuno di essere migliore di tutti gli altri, non esiste (allo stato attuale della mia vasta ricerca) una società di uomini che affermi qualcosa come: “siamo i peggiori di tutti” o “siamo gli inferiori” o peggio ancora “Dio protegge altri e non noi!”

Lo studio del misantropologo deve condurre all’evidenza che, invece, ogni forma umana, religiosa, politica, sociale, ogni rituale, carica, ruolo, ogni specifica divinità, mito, storia sia assolutamente spregevole, che nessuno possa sentirsi migliore di nessuno, ma semmai appena meno peggio di qualcun altro in un aspetto determinato.

Essere “i meno peggio” ha una sua utilità, dato che l’essere umano è così abbietto che riesce ad inorgoglirsi e trovare motivo di vanto persino di qualcosa del genere e da ciò si sente spinto verso l’emarginazione dell’altro, il razzismo, l’ostilità, il classismo, così confermando quanto poco valga, quanto comunemente faccia schifo. E legittimando così la misantropologia, che lo stesso fa, ma in modo universale e senza eccezioni odiose.

Oltre a quello di trovare nuove ragioni e consapevolezze per disprezzare la specie sapiens, un ulteriore scopo della misantropologia è quello di trovare modi, maniere nuove per odiare l’essere umano, usando la tecnologia, la scienza, dimostrando e manifestando il proprio disprezzo assoluto in vie creative, usando strumenti ed arti di ogni genere.

La misantropologia creativa diventa così una forma d’arte tipica dell’essere umano, una forma d’arte che disprezza ogni arte e perciò anche se stessa. Arriva quindi a configurarsi non solo come una scienza che detesta la scimmia sapiens e le sue manifestazioni artistiche e culturali, ma addirittura come una forma d’arte che disprezza l’arte in quanto prodotto di un essere necessariamente abbietto.

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