Il modo più semplice per identificare un impostore culturale

Una persona di cultura non è un semplice erudito, che divora e immagazzina dati e opere, non è nemmeno un “artistoide” pretenzioso che segue le correnti nel perpetuo e insicuro anelo di sentirsi al passo con le ultime tendenze, ma è chi si coltiva nel tempo, con interesse costante, sincero e autonomo, mai forzato o con secondi fini, verso diverse forme di creatività umana.

Con questo vorrei solo dire che non è qualcosa che si può ottenere “dalla sera alla mattina”, e di certo non è neanche una competizione, e tanto meno qualcosa che arriva con la frequentazione di corsi di laurea, o con studi specifici. È forse uno “stile di vita”, che non è necessario e nemmeno troppo appetibile assumere, ma che quello è, e chi lo segue, lo segue, chi no, no!

Un vero uomo di cultura, fosse l’ultimo essere sulla Terra, dopo l’apocalissi zombie, continuerebbe a leggere e scrivere, a recitare poesie sue e di altri, ad affinare linguaggio e grammatica, tutte attività che fa per sé e per piacere personale.

Purtroppo però, nella costante e stancante rincorsa al reciproco superamento in tutto, gioie sempre (i racconti di sesso, ne sono l’apice) ma perfino dolori (c’è chi ti vuol battere pure lì) l’impostore cerca sempre una via per apparire ciò che non è e non può essere.

Qualcuno ci casca, io, pur non essendo un’aquila, anzi, diciamolo, pur essendo piuttosto tonto e naif, su questo: no!
Non ci casco più perché ho assunto l’occhio clinico e col tempo ho anche affinato diverse tecniche per identificare il truffaldino.

Ecco la migliore e più usata da me.

Essendo la cultura ciò che dicevo, frutto di un esercizio costante, che si modifica e affina negli anni, gli elementi che la formano sono “digeriti” dal soggetto e passano (per così dire, non è un discorso scientifico) dall’essere presenti nella “memoria”, a far parte della “personalità” stessa del soggetto; ci sono opere e modi, linguaggi e tratti che ti porti dietro, ormai fanno di te ciò che sei, non devi più sforzarti di ricordarli, come dire (sono impreciso, ma…) vengono “naturali”, spontanei, e portano con loro tutto il tuo passato di interessi e letture.

L’impostore questo non lo ha, finge di averlo e, per fingere “bene”, uno dei modi più insistiti (ingenui, loro!) è quello di abbondare in citazioni, o nell’uso di termini complicati, esteri, e alla moda.

Ma siccome l’atteggiamento non viene spontaneo, anzi, è forzato, artefatto, macchinoso, e siccome la memoria quella è, e non dà troppo spazio all’improvvisazione, si può arrivare allo smascheramento.

L’impostore usa sempre termini alla moda che ha sentito lì per lì, o il giorno prima, e li applica alla prima occasione.
Anzi, di solito cerca l’occasione per poter usarli.
Se si parla con un impostore, si deve far caso specie alle similitudini e agli esempi che usa per spiegarsi, sono loro i “traditori” perché sono il vettore più facile per portare il discorso dove si vuole.
Se l’esempio è solo un po’ forzato, potrebbe trattarsi di una episodica mancanza di accuratezza dell’interlocutore, ma se ad un esempio forzato, si aggiunge anche una parola alla moda, il campanello di allarme suona forte e chiaro.
Si possono praticare un altro paio di test, di conferma e il verdetto si scriverà da solo: “colpevole! Sei un coglione!”
Dalla mia esperienza le persone in politica, ma anche i giornalisti (in Italia quasi per definizione dei cialtroni approssimativi) sono oltremodo date a questo tipo di peculiare coglioneria. Vediamo!

Fac simile di dialogo esemplificativo:

  • Sapete, il terremoto è come una ferita su una persona, ma ferisce il territorio; lo lascia con una profonda cicatrice. Ferisce anche la società, e le persone che la formano e che, tutto sommato, non sono che le SINAPSI di questo organismo.
  • (“sinapsi della società”, si deve pensare già: mmmm. Ma lasciamolo andare avanti… diremo:) Capisco, sì, è qualcosa di orribile, oltre al danno materiale, ci sono conseguenze emotive che si trascineranno per anni, specie se ci sono vittime mortali. Ma cosa fare? (Dobbiamo sapere se il tipo è un impostore, quindi deve parlare, tradirsi, al prossimo scivolone lo inchioderemo.)
  • Innanzitutto si deve stimolare la RESILIENZA della popolazione…

Beccato! Il tipo è un cialtrone!

Ci sono parole che arrivano a grande fama in un determinato momento, di colpo tutti ce le mettono, due o tre di esse in un discorso sono allarmanti. “Resilienza”, oggi, ne è una.

Ma non è tutto. Se questo atteggiamento lessicale è davvero patetico, ma anche profondamente istruttivo, ce ne è uno simile, ma anche più dissacrante, che va tenuto in considerazione.

Essendo l’impostore, fondamentalmente, un ignorante arrogante, sarà tentato di citare un testo, un’opera, un autore, mentre parla. Se lo fa, non possiamo sapere se il testo è effettivamente parte del suo bagaglio culturale (lui direbbe: background) o se semplicemente lo ha preso in mano il giorno (o l’ora) prima, o lo ha sentito nominare in tv e lo sta riproponendo prima di dimenticarlo.

Alla domanda diretta: “ma questo libro (testo, autore…) quando (se) lo hai letto?” mentirebbe, perché l’impostore è impostore, ma non è stupido, è furbo e vuole dare l’idea di avere ciò che non ha, sa che per essere ciò che vorrebbe gli serve “il bagaglio”.

Si deve solo giocare un po’ più di fino, lasciar trascorrere del tempo (alleato contro ogni impostura), anche un giorno o due, se la situazione e la frequentazione lo permettono, e quando la guardia è bassa, portare il discorso sulle letture personali, parlare magari di un libro che si sta leggendo e non si sta amando particolarmente, a bruciapelo passare la palla e chiedere: “stai leggendo qualcosa di interessante ora?”.
Nell’urgenza della risposta, e di tirare fuori qualcosa, non è raro che esca proprio il titolo della citazione previa. Se succede, abbiamo un grosso indizio di trovarci dinanzi a un impostore culturale.

Ci sono infatti due tipici atteggiamenti dell’impostore culturale, entrambi estremamente patetici e (se uno ha pratica e gusto per queste cose) assai stridenti e fastidiosi: il primo è mettere nel discorso forzatamente parole alla moda e specie parole alla moda che si sono ascoltate solo di recente e si vogliono ripetere, il secondo è quello di imitare l’erudito (senza essere neanche tali, che già non è gran cosa) e sparare citazioni, ma facendolo dal testo, o lavoro, che si sta leggendo al momento.

(Visited 46 times, 1 visits today)