IL MONDO NUOVO (Racconto Distopico)

Liberatici delle scorie di un pietoso vello morale autolesionista e violento si è oggi creata una società più giusta, eroicamente giusta ed eguale. Era così evidente quello che si sarebbe da sempre dovuto fare, ma per quanto tempo nessuno lo ha avuto chiaro?

Tutti gli esseri umani soffrivano per qualche ragione, tutti se ne dolevano e cercavano ovunque di rimuovere le cause del loro malessere.

Spesso si affidavano a leggende, a fantasmi, a idiozie varie, e solo di rado riconoscevano il vero: la gratitudine alla scienza, al suo ruolo di imperfetta salvatrice.

Poi, di botto, si è riusciti a fare un passo ulteriore contro il male, a sconfiggere i peggiori di essi: la sofferenza fisica e le diseguaglianze.

Oggi grazie ai controlli genetici nascono solo persone perfettamente sane, belle, non esistono più insufficienze, inadeguatezze, brutture, inefficienza.

Qualcuno protestava all’inizio, come sempre era successo ai vecchi esseri umani, paurosi di tutto, contrari a tutto, a volte in mala fede, o stolti, univoci, sempre così falsamente rassegnati o innamorati delle loro gobbe e pustole.

Ma gli illuminati lo hanno capito subito, poi anche tutti gli altri: che non è giusto che nascano infelici per rendere un po’ più felici coloro che confidando nella rarità delle loro doti fisiche riescono a primeggiare.

Questa crudeltà è finita. Questo scempio, questo egoismo insano sono parte di un passato considerato orrendo. Oggi, certo, è scomparso lo sport, tutti sappiamo fare qualunque gesto atletico allo stesso modo, tutti ne siamo altrettanto capaci, siamo altrettanto dotati, tutti belli, tutti sani, alti, forti, sicuri di noi.

Sono scomparse anche tante neurosi, aggressività, il quoziente intellettivo è aumentato, le nascite sono controllate, nessuno mette al mondo figli prima di avere garantito il posto per poterlo crescere in modo adeguato al suo completo sviluppo.

Nessuno soffre mai fisicamente, se non per incidente e la sicurezza è divenuta la prima tra le cure. Oggi ci pare spaventoso pensare anche solo di dover subire un’operazione chirurgica, una carie, o essere miopi, o grassi, o calvi.

È solo da poco che siamo giunti a questa inedita situazione umana, ma già risulta così impossibile rinunciarvi, sono certo che ci si sente come qualche generazione fa dovevano sentirsi i nostri padri al pensiero di vivere in altre poche prive di anestetici e sterilizzazione dei ferri, o pensare di dover curare una carie senza attrezzature, o amputare un arto in macelleria. Ci si sente salvi, fuori da un mondo ostile e violento, pieno di orrori indicibili.

Non è scomparso il gusto. Tutti siamo belli allo stesso modo, tutti intelligenti in modo analogo, eppure ognuno preferisce qualcosa di diverso, tutti abbiamo qualcuno che si inclina a prediligere la particolare mescola di caratteristiche che ci fanno essere unici nonostante la sostanziale uguaglianza del nostro livello psicofisico. C’è anche chi sceglie la solitudine, molti altri la promiscuità.

Nessuno trova, però, più brutto nessun altro, mettiamola così, o forse il gusto si è semplicemente affinato, oggi piace una persona determinata in virtù di dettagli che occhi di uomini passati non sarebbero stati in grado di percepire.

Nessuno comunque si sente fuori posto, nessuno è emarginato, umiliato, vessato, in imbarazzo, mai, nessuno provoca disgusto o ostilità e non è il contorno di vite di persone più fortunate, non esiste più la spietatezza di coloro che accettavano il rischio di far nascere qualcuno che sapevano sarebbe stato un disgraziato utile ad accrescere il grado di autocompiacimento di qualcun altro.

Tutti si vive al massimo oggi, ma senza necessità di ostentare nulla, facendo le attività che preferiamo per la sola ragione di volerle realizzare, occupandoci solo di ciò che ci appassiona davvero e limitando a una parte irrisoria della giornata gli impegni meno interessanti ma necessari alla vita comunitaria. Tutti per un periodo della loro vita raccolgono la spazzatura o collocano prodotti sugli scaffali. Basta ormai poco sforzo per vivere su questo pianeta senza danneggiarlo ed aggredirlo, esagerando il suo sfruttamento.

Abbiamo piegato ciò che ci circonda alle nostre esigenze, abbiamo vinto contro quella che veniva chiamata la Natura e dalla quale dovevamo strappare giorno per giorno il necessario per vivere. Abbiamo capito che essa non ha saggezza o intenzionalità ma era un mostro cieco e stolto che ora abbiamo asservito ai nostri bisogni. Abbiamo ottenuto, facendocela da soli, l’età dell’oro.

Tutto fiorisce quando noi vogliamo, ci dà abbondanza per poter vivere senza rinunce. L’unico limite è quello del contenimento delle nascite, ma forse in futuro abbatteremo anche questo ostacolo. Con dei ritocchi è stata sconfitta o molto limitata anche la paura verso la morte e l’esistenza è divenuta un concetto neutro: né un bene, né un male, ma certo la piacevolezza del vivere odierno fa sì che molti scelgano di lasciare una discendenza.

Con una scelta geniale ci siamo dati una data di scadenza, si sa esattamente il giorno ella propria morte, che è stato fissato al compimento del settantacinquesimo anno di età. Qualcuno avrebbe voluto più vita in virtù del fatto che l’uomo nuovo è più longevo dell’anteriore, ma decidendo così come è stato fatto si è risparmiato all’essere umano di vivere la parte peggiore e più triste dell’esistenza, quella che non vale la pena di provare.

Ogni essere umano sa che vivrà per un periodo limitato, lo sapeva anche prima, ma ora che sa anche che al massimo vivrà fino ad un giorno determinato ha cambiato modo di comportarsi, ha mutato il suo atteggiamento. È come se solo ora si sia divenuti consapevoli di dover morire e tutti utilizzano il loro tempo nel modo più piacevole e soddisfacente.

L’uomo si dedica alla vita attiva fino al sessantesimo anno di età, poi si ritira, per legge, in ampli spazi verdi, con i coetanei, esercitando le attività che preferisce in una comune e trascorrendo gli ultimi tre lustri in pace e serenità lontano dalle beghe della vita sociale e dalle decisioni strategiche. Per le generazioni future decide solo chi è giovane, gli altri si appartano osservando e dando, ove richiesti, consigli.

La vita civile, e i diritti relativi iniziano a quindici anni, si vota e si prendono decisioni, ognuno secondo il ruolo sceltosi e la sua voglia di implicarsi nelle attività comuni, si può proseguire al massimo fino ai sessanta e poi si molla.

Oggi l’uomo non è sempre felice, ma lo è molto più di un tempo, non ha paura del piacere, non ne ha paura né ha necessità di compiere azioni per essere ammirato, invidiato, imitato. Il salto evolutivo che si è dato ora è analogo a tutti quelli più importanti della storia dell’essere umano, il fuoco, la ruota, l’industria, l’informatica, o molto di più.

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